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venerdì 27 gennaio 2023
 
Vaticano
 

«La vera comunicazione non è questione di marketing»

24/01/2023  Papa Francesco, nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, ripete che si comunica ciò che si è, con verità e carità. Senza fomentare odio e rabbia e senza seguire tecniche che la riducono ad artificio

La comunicazione deve essere «il riflesso dell’animo, la superficie visibile di un nucleo d’amore invisibile agli occhi». Non deve «ridursi a un artificio o a una strategia di marketing». Nel giorno in cui si ricorda San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, viene reso noto il messaggio di papa Francesco per la giornata delle Comunicazioni sociali che si celebra il 21 maggio. Per la 57ª edizione il Pontefice sceglie il tema «Parlare col cuore. Secondo verità nella carità (Ef 4,15)» e indica il Santo come un esempio da seguire perché ci ricorda che «siamo ciò che comunichiamo». Una lezione «oggi controcorrente in un tempo nel quale, come sperimentiamo in particolare nei social network, la comunicazione viene sovente strumentalizzata affinché il mondo ci veda come noi desidereremmo essere e non per quello che siamo. Gli operatori della comunicazione possano sentirsi ispirati da questo santo della tenerezza, ricercando e raccontando la verità con coraggio e libertà, ma respingendo la tentazione di usare espressioni eclatanti e aggressive».

Ci vuole una comunicazione, scrive il Papa, che usi un «parlare secondo lo stile di Dio, nutrito di vicinanza, compassione e tenerezza. Abbiamo un urgente bisogno nella Chiesa di una comunicazione che accenda i cuori, che sia balsamo sulle ferite e faccia luce sul cammino dei fratelli e delle sorelle». Una comunicazione che «metta al centro la relazione con Dio e con il prossimo, specialmente il più bisognoso, e che sappia accendere il fuoco della fede piuttosto che preservare le ceneri di un'identità autoreferenziale. Una comunicazione le cui basi siano l'umiltà nell'ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità».

Di questo tipo di comunicazione c’è bisogno anche nella Chiesa. «Ascoltare e di ascoltarci», scrive il Papa, «è il dono più prezioso e generativo che possiamo offrire gli uni agli altri».

Parla anche della guerra, il Pontefice. «Come 60 anni fa», dice il messaggio, «anche ora viviamo un'ora buia nella quale l'umanità teme un'escalation bellica che va frenata quanto prima anche a livello comunicativo. Si rimane atterriti nell'ascoltare con quanta facilità vengono pronunciate parole che invocano la distruzione di popoli e territori. Parole che purtroppo si tramutano spesso in azioni belliche di efferata violenza. Ecco perché va rifiutata ogni retorica bellicistica, così come ogni forma propagandistica che manipola la verità, deturpandola per finalità ideologiche. Va invece promossa, a tutti i livelli, una comunicazione che aiuti a creare le condizioni per risolvere le controversie tra i popoli».

Invece, parlare con il cuore, significa anche aiutare a costruire la pace «laddove c'è la guerra; per aprire sentieri che permettano il dialogo e la riconciliazione laddove imperversano l'odio e l'inimicizia. Nel drammatico contesto di conflitto globale che stiamo vivendo è urgente affermare una comunicazione non ostile. Abbiamo bisogno di comunicatori disponibili a dialogare, coinvolti nel favorire un disarmo integrale e impegnati a smontare la psicosi bellica che si annida nei nostri cuori».

Occorre «gentilezza», dice Bergoglio. E spiega che, «nella convivenza civica la gentilezza non è solo questione di “galateo”, ma un vero e proprio antidoto alla crudeltà, che purtroppo può avvelenare i cuori e intossicare le relazioni. Ne abbiamo bisogno nell'ambito dei media, perché la comunicazione non fomenti un livore che esaspera, genera rabbia e porta allo scontro, ma aiuti le persone a riflettere pacatamente, a decifrare, con spirito critico e sempre rispettoso, la realtà in cui vivono».

 
 
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