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L'omelia: realizzare un patto per il lavoro

05/07/2014  Durante la celebrazione eucaristica, nell'ex stadio di Campobasso, papa Francesco torna sul tema del lavoro e chiede un “patto per il lavoro”, che "sappia cogliere le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee".

Campobasso,
dal nostro inviato

E' tutto d'anticipo il viaggio del Papa in Molise. Anche allo stadio arriva mezz'ora prima e comincia la messa alle 10.
Sotto la capanna che simboleggia la ruralità della regione il Papa è seduto su una poltroncina di cartone progettata da una architetta molisana. «E' un altare bergogliano», si commenta tra i fedeli sottolineando la sobrietà degli addobbi e la volontà di valorizzare le competenze e i prodotti locali.

Papa Francesco insiste, anche nella seconda tappa del suo viaggio in Molise, sul tema del lavoro e chiede un patto con le istituzioni, il mondo imprenditoriale e quello finanziario che ponga «la dignità della persona umana al centro di ogni prospettiva e di ogni azione. Gli altri interessi, anche se legittimi, sono secondari».

Il Papa, dopo le letture proclamate da Luigi, un non vedente dalla nascita che legge in braille, ha a lungo parlato dell'importanza della adorazione a Dio, della preghiera e del servizio agli altri. E ha sottolineato che Dio non è neutrale, ma «con la sua sapienza sta dalla parte delle persone fragili, delle persone discriminate e oppresse che si abbandonano fiduciose a Lui». Non solo, ci sono due aspetti essenziali della Chiesa: «La Chiesa è un popolo che serve Dio, la Chiesa è un popolo che vive nella libertà donata da Lui. Anzitutto noi siamo un popolo che serve Dio. Il servizio a Dio si realizza in diversi modi, in particolare nella preghiera e nell'adorazione, nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza della carità».

Come Maria, che parte in fretta per andare a servire la cugina Elisabetta, anche noi, invita il Papa, «siamo chiamati tutti a viverlo nelle realtà ordinarie, cioè in famiglia, in parrocchia, al lavoro, con i vicini... è la carità di tutti i giorni, la carità ordinaria. La testimonianza della carità è la via maestra dell’evangelizzazione».

Ma è il lavoro che non c'è che sta a cuore a papa Francesco, «la disoccupazione, una piaga che richiede ogni sforzo e tanto coraggio da parte di tutti. Perché quella del lavoro è una sfida che interpella in modo particolare la responsabilità delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e finanziario», ha detto con forza. «È necessario porre la dignità della persona umana al centro di ogni prospettiva e di ogni azione. Gli altri interessi, anche se legittimi, sono secondari. Al centro c'è la dignità della persona umana perché la persona umana è stata creata a immagine di Dio e tutti noi siamo creati a immagine di Dio».

«Cari amici», ha detto il Papa, «oggi vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche un “patto per il lavoro”. Ho visto che nel Molise si sta cercando di rispondere al dramma della disoccupazione mettendo insieme le forze in modo costruttivo. Tanti posti di lavoro potrebbero essere recuperati attraverso una strategia concordata con le autorità nazionali, un “patto per il lavoro” che sappia cogliere le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee. Vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, che può portare buoni frutti qui come anche in altre regioni».

Occorre una cultura della solidarietà per affrontare queste situazioni e il papa ha incoraggiato consacrati e laici a seguire il vescovo, monsignor Giancarlo Bregantini che sta sostenendo con «zelo pastorale» questo impegno a servizio degli altri. Un servizio che va fatto con libertà e gioia, liberi da ambizioni e rivalità. Lo stadio appalude al passaggio «al servizio gli uni degli altri senza gelosia, senza chiacchiere, gli uni gli altri a servire. Allora il Signore ci libera da ambizioni e rivalità, che minano l’unità e la comunione. Ci libera dalla sfiducia, dalla tristezza questa tristezza è pericolosa perché ci butta giù, è pericolosa. Ci libera dalla paura, dal vuoto interiore, dall’isolamento, dai rimpianti, dalle lamentele. Anche nelle nostre comunità infatti non mancano atteggiamenti negativi, che rendono le persone autoreferenziali, preoccupate più di difendersi che di donarsi. Ma Cristo ci libera da questo grigiore esistenziale. Ci dà la gioia».

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