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mercoledì 28 febbraio 2024
 
Dalla storia alla fiction
 

La vera storia di Francesco Baracca, stasera su Rai 1 interpretato da Beppe Fiorello

29/03/2023  Va in onda in prima serata il docufilm "I cacciatori del cielo", dedicato alle imprese degli aviatori italiani durante la prima guerra mondiale. Il leggendario Baracca conserva il record di 34 aerei abbattuti. Il suo stemma, un cavallino nero rampante, fu adottato da Enzo Ferrari per le sue automobili

Nato a Lugo di Romagna il 9 maggio 1888, da Enrico e da Paola dei conti Bianchi, Francesco Baracca uscì dalla Scuola militare di Modena, nel settembre 1909, col grado di sottotenente di cavalleria. Passato a sua richiesta nelle file dell'aviazione militare, il 28 aprile 1912 fu assegnato al battaglione "Specialisti d'aviazione" e inviato a seguire i corsi della scuola di pilotaggio dell'aviazione militare francese a Reims, dove il 9 luglio 1912 conseguì il brevetto di pilota. Con l'entrata in guerra dell'Italia a fianco dell'Intesa, il 24 maggio 1915, Bsaracca accelerò la sua preparazione sugli aerei tipo "Nieuport", dotati di una velocità eccezionale per l'epoca, presso l'aeroporto parigino di Le Bourget. Rientrato nel luglio 1915 in Italia, fu subito mandato al fronte per collaborare all'organizzazione di una difesa contro i già operanti velivoli austriaci. Compì diverse missioni con vari compiti e ottenne la sua prima vittoria in un duello aereo il 7 aprile 1916, azione che gli valse la prima medaglia di argento al Valor Militare Seguirono numerose altre vittorie: nel 1917, all'ottavo aereo nemico abbattuto, gli fu conferita la croce dell'Ordine Militare di Savoia. Dopo aver combattuto con la 70ª squadriglia, di base al campo di S. Caterina (Udine), passò nella primavera del 1917 alla 91ª squadriglia, una unità di nuova costituzione, nella quale confluirono i migliori piloti della 70a e che fu poi chiamata "la squadriglia degli assi".
La nuova formazione ebbe in dotazione apparecchi tipo "Spad", superiori ai "Nieuport", con i quali collezionò una serie straordinaria di vittorie. Altre due medaglie d'argento vennero a premiare l'audacia del B., che durante la battaglia di Caporetto e la ritirata s'impegnò a fondo per ostacolare il nemico con azioni rischiosissime di mitragliamento a bassa quota, anche nelle strade di Udine, che le colonne austro-tedesche stavano attraversando.
Il 15 giugno 1918 il Baracca, promosso al grado di maggiore, abbatté il suo trentaquattresimo apparecchio nemico. Il 19 giugno, uscito al tramonto con altri due aerei della squadriglia per un'azione di mitragliamento a volo radente sul Montello, l'apparecchio del Baracca fu colpito da due pallottole incendiarie di fucile, che perforarono il serbatoio, e una delle quali raggiunse alla testa l'asso dell'aviazione italiana. È stata avanzata una tesi secondo la quale Baracca, piuttosto che bruciare con il velivolo o essere fatto prigioniero, avrebbe preferito suicidarsi ma non è mai stata verificata perché all’epoca non fu eseguita l’autopsia. Solo nel 1995 diviene di pubblico dominio la storia d'amore di Francesco Baracca con Norina Cristofoli, nata nel 1902 a Tolmezzo. I due si erano conosciuti a Udine il 20 settembre 1917, pochi giorni prima della disfatta di Caporetto. La giovanissima Norina si rifugiò a Milano, dove ricevette numerose lettere da Francesco Baracca, l'ultima delle quali datata 4 giugno 1918, pochi giorni prima del 19 giugno 1918, giorno della morte dell'aviatore. Norina Cristofoli diventerà cantante lirica di un certo successo e morirà nel 1978, senza avere altre relazioni sentimentali in quanto si considerò per sempre legata al ricordo di Baracca.

Una storia molto interessante è quella dello stemma degli aerei di baracca, il cavallino nero rampante.  

Intorno all’anno 1910 Francesco Baracca frequentava a Pinerolo la scuola di cavalleria presso il 2° Reggimento “Piemonte Reale” fondato nel 1692 dal Duca di Savoia, uno dei più prestigiosi reparti dell’Esercito italiano. Tale reparto possedeva come stemma araldico un cavallino rampante argenteo, su sfondo rosso, orientato a sinistra e con la coda abbassata. Francesco Baracca scelse di adottare, con qualche variante, lo stesso stemma del “Piemonte Cavalleria” come emblema personale per rivendicare le personali origini militari e l’amore per i cavalli. Il cavallino, in realtà, non apparve sui primi aerei da lui pilotati, ma dal 1917 quando venne costituita la 91^ Squadriglia Aeroplani. Baracca mutò il colore del cavallino da argenteo in nero, in modo che si notasse di più rispetto al colore della fusoliera. Quando Enzo Ferrari, il 16 giugno 1923, a Ravenna, guidando l’Alfa Romeo RL-Targa Florio insieme a Giulio Ramponi, vinse il primo Circuito del Savio, incontrò il conte Enrico Baracca, padre di Francesco. Enzo Ferrari era stato un grande ammiratore del pilota e conosceva già il padre. In un altro incontro partecipò anche la madre di Francesco, la contessa Paolina Biancoli. È lo stesso Ferrari che, il 3 luglio 1985, lo racconta in una lettera allo storico lughese Giovanni Manzoni. «Fu ella a dirmi un giorno “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna” (...) “Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori con cui mi affidano l’emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena». Dopo aver corso per la casa del Portello, nel 1927 Ferrari ne diviene concessionario per l’Emilia-Romagna e le Marche, con sede a Modena. Per due anni Ferrari vende auto, organizza corse e pilota egli stesso quelle vetture: auto sulle quali non appare ancora il mitico cavallino, che si legherà inscindibilmente al nome di Enzo Ferrari dal 1929 con la nascita della scuderia Ferrari.
 

 
 
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