logo san paolo
martedì 22 giugno 2021
 
Finzione e realtà
 

La vera storia della fiction "L'oro di Scampia"

07/05/2021  Il personaggio di Enzo Capuano, interpretato da Beppe Fiorello, protagonista del film Tv "L'oro di Scampia" è ispirato alla storia vera di Gianni Maddaloni. Andiamo a conoscerlo

Quando il bambino incontra per la prima volta il maestro di judo ha un attimo di soggezione. «Se in quel momento sei così bravo da comunicargli serenità e amore, incutendogli rispetto, entri nel codice del bambino e sarai credibile quando gli dirai: “Questo si fa”, “questo non si fa. Ricordati che le regole sono importanti, perché un uomo senza regole è un uomo che andrà in carcere”». Così Gianni Maddaloni imposta i princìpi del suo “clan” della legalità all’ombra delle vele di Scampia, in una palestra sempre sul filo dei conti in rosso, dove paga solo chi può e dove si imparano le regole del judo e di una vita diversa dagli esempi deteriori che tutti conoscono.

Quando Beppe Fiorello ha incontrato per la prima volta Gianni Maddaloni in palestra, per entrare nei suoi panni, ha capito che cogliere quell’attimo sarebbe stato anche più difficile che imparare le mosse necessarie a rendere credibile il judoka: «Per L’oro di Scampia, diretto da Marco Pontecorvo, sono andato a scuola di judo per mesi con i maestri Fabio La Malfa e Alessandro Rossagno, del Don Orione di Roma, ma il difficile era altrove: ho avuto paura che cinematograficamente l’anima ruvida del maestro Maddaloni lo rendesse scontroso, antipatico. Ma se non fossi partito da lì avrei fatto un santino, finto. E invece mi sentivo in dovere di raccontare la verità, anche se i protagonisti hanno un nome diverso e qualche aspetto è romanzato (l’incendio della palestra per esempio ndr)».

In quella verità di maestro capace di asprezze se la vita lo richiede, Gianni Maddaloni si riconosce: «Per i piccoli sono o’ mae’, il maestro, ma nel judo sono “orso”. L’orso non è cattivo, si difende». Se non fosse così non avrebbe resistito, non avrebbe visto suo figlio Pino vincere l’oro olimpico a Sydney e diventare ct della Nazionale di judo. Se non fosse così, non sarebbe rimasto a Scampia: «Dopo l’oro – “fabbricato” in una palestra di Miano dov’è nato Pino – stavamo per costruire una palestra in una zona vicina, limitrofa a Scampia, ma altri avevano messo gli occhi su quel terreno. Pino aveva paura per me, diceva: “Papà, qui non ci vogliono, ti ammazzano, andiamo via". Voleva accettare l’offerta di una palestra ricca, vicino al Vomero. Intorno c’erano case belle, tranquillità. Non l’ho voluta. Avrei tradito la mia gente. Io non volevo fare il maestro di judo, volevo regalare speranza. Sono nato ai margini, i bambini con cui giocavo sono finiti in carcere o sono morti. Se non avessi avuto i valori dati dalla famiglia, un lavoro come parasanitario al Policlinico e un maestro come Enrico Bubani, che mi ha insegnato lo spirito del judo e delle sue regole, sarei finito come quei ragazzi. E invece sono maestro di judo e padre di un campione olimpico. Sono stato fortunato e ora metto le cose che ho imparato al servizio di chi ha più bisogno».

Servizio vuol dire tante cose. Servizio è fare i salti mortali con le bollette. Accogliere ragazzi in prova ai servizi sociali e detenuti in prova a fine pena. Aprire la palestra alle famiglie facendo entrare gratis i bambini, a patto che si iscrivano a 20 euro a testa anche i genitori. Improvvisare ambulatori gratuiti per la prevenzione con l’aiuto degli amici medici dell’ospedale, «perché gli angeli esistono». Beppe Fiorello voleva raccontare questo, quando ha scritto con Paolo Logli e Alessandro Pondo la sceneggiatura del film tratto da La mia storia sportiva di Gianni Maddaloni, prendendosi i panni del protagonista Enzo Capuano, alter ego di Gianni: «Io sono per non smettere di ricordare che la mafia e la camorra esistono », spiega l’attore, «bisogna dire sempre la verità, ma non credo che il cinema possa fermarsi all’indignazione o alla risata scema. E le emozioni, dove le mettiamo? Che modelli diamo se raccontiamo solo martiri? Gli eroi ci sono anche da vivi. Diamo loro un riflettore prima che sia tardi. Gianni non è tipo da celebrazioni. È un uomo schivo e vero, ma perché possa continuare a fare le cose che fa non deve essere lasciato solo: il cinema deve servire anche a questo».

L’attore e il personaggio hanno una sintonia che viene dalle radici: «Quando sono andato a girare a Scampia», racconta Fiorello, «per me non era tutto nuovo: sono anch’io un picciriddu di strada, figlio di una periferia siciliana, anche se meno estrema. La mia drammaturgia non è nata in una scuola d’arte drammatica, nasce dalla vita. Per questo è stato bello recitare con tanti ragazzini non professionisti: con loro si rimpara la spontaneità. A cominciare dalla frittata di maccheroni alle otto di mattina, ottima per i sette chili di cui avevo bisogno». Servivano per diventare Gianni, con il fisico da judoka e la forza di assestare qualche scappellotto nel caso. Perché il riscatto è scommessa, non certezza, e Maddaloni lo sa: «Mi hanno chiamato dal centro di rieducazione Colli Aminei per cinque minorenni in prova ai servizi sociali, due rapinatori e tre spacciatori. Li ho incontrati, ho spiegato le regole del mio “clan” della legalità, sono venuti da me. Tre ce l’hanno fatta: uno fa il pasticciere, uno il restauratore, l’altro è sulle navi da crociera. Gli altri due sono tornati a delinquere: li salvi finché sono gregari, con i figli delle “famiglie” è più difficile. A Scampia siamo centomila: 97 mila persone oneste che cercano lavoro e lavorano per dare ai figli un futuro e 3 mila delinquenti. Di questi, 2.700 sono gregari, 300 forse non ce la faranno: sono figli di Caino. Vogliamo salvarli? Servono gente coraggiosa, modelli sani, aiuti veri». Ha altri sogni? «Sì, ho scritto a papa Francesco e mi ha risposto. Sogno di vederlo un giorno qui. Incarna il messaggio cristiano che mi hanno trasmesso i miei genitori: un messaggio a misura di noi piccoli di periferia».

Questa storia è stata raccontata dai protagonisti a Famiglia Cristiana nel 2014, quando è stata presentata la fictiono L'oro di Scampia. Da allora è stata abbattuta la "vela" marrone, in cui Gianni Maddaloni ha abitato per dieci anni. La Star Judo Box, in tempi di pandemia, continua ad allenare i suoi atleti di livello nazionale: Susi Scutto, Martina Esposito e Luigi Brudetti, che stanno crescendo in prospettiva olimpica. Saranno nel pieno della maturità atletica nel 2024. Accanto a loro campioncini crescono: Mario Petrosino e Bright Maddaloni, 17 anni, l'ultimo figlio di Gianni. 

Lo stop imposto dalla pandemia ai ragazzi dello sport per tutti, non ha fermato la vocazione sociale della palestra, che nel frattempo è prestata a distribuire pacchi alimentari di Coldiretti ai tanti poveri, ulteriormente impoveriti dal Covid-19. Era già passata Pasqua quando l'associazione la La Battaglia di Andrea e Padre Ciro Nazzaro di Afragola hanno recapitato a Gianni 50 confezioni di pandoro da recapitare ai bambini di Scampia. Gianni e i suoi come sempre non si sono formalizzati sulle date: «Anche se il Natale è passato, i nostri piccoli potranno comunque inzupparli nel latte». E quando si è trattato di organizzare la campagna vaccinale in Campania Gianni ha subito fatto sapere che gli spazi della palestra sarebbero disponibili a trasformarsi in hub vaccinale se fosse necessario.

 

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 0,00 - 11%
CREDERE
€ 88,40 € 57,80 - 35%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
FELTRO CREATIVO
€ 23,60 € 18,00 - 24%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
GBABY
€ 69,60 € 49,80 - 28%
I LOVE ENGLISH JUNIOR
€ 69,00 € 49,90 - 28%
PAROLA E PREGHIERA
€ 33,60 € 33,50
VITA PASTORALE
€ 29,00
GAZZETTA D'ALBA
€ 62,40 € 53,90 - 14%