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martedì 25 gennaio 2022
 
 

La via di "fuga" del servizio civile

26/01/2014  Storie di giovani stranieri richiedenti asilo: scappati per evitare il fare il militare nei loro Paesi oggi sono "arruolati" dalla Federazione Salesiani per il sociale

Quando gli hanno detto che avrebbe dovuto imbracciare le armi e diventare un soldato al servizio della dittatura del suo Paese, l'Eritrea, ha detto no: ed è scappato. È iniziato così il viaggio che ha portato in Italia Desbele, 26 anni e un foglio che attesta lo status di rifugiato politico in tasca.

Nel nostro Paese, come riportato dal Redattore Sociale che lo ha incontrato, sta per iniziare quasi sei anni dopo il suo arrivo un'esperienza che potrebbe cambiargli la vita: il servizio civile presso la Federazione Salesioni per il Sociale che ha riaperto il bando per le candidature anche a chi non ha la cittadinanza. Ma per ottenere ciò che oggi anche la legge gli riconosce ha dovuto lottare: solo dopo due anni di ricorsi, infatti, il tribunale di Milano gli ha riconosciuto questo diritto di cui oggi è molto orgoglioso: «Sono scappato dall’Eritrea – ha raccontato – per non dover fare il servizio militare sotto la dittatura locale. Sono passato dal Sudan, poi su una piccola auto ho attraversato il Sahara verso Tripoli in Libia. Dopo aver attraversato il mare barca con altre 270 persone sono sbarcato a Lampedusa, e da lì poi al Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto vicino a Roma, dove ho fatto domanda per avere lo status di rifugiato politico. La mia pratica è durata 9 mesi, il permesso mi è stato già rinnovato una volta fino al 2015, per cui se fossi selezionato potrei svolgere tranquillamente il mio anno di servizio civile, che per me è un modo di fare qualcosa sia con i Salesiani sia per chi mi ha aiutato qui in Italia».

Le su idee, d'altronde sono chiarissime ed espresse con grande lucidità: «Credo che con il servizio civile potrei fare un'esperienza che mi servirà per sempre, non solo per un anno, anche perché vorrei continuare in quest'attività» dopo che già in questi anni ha collaborato con i ragazzi dell'oratorio in zona Cinecittà scoprendo una vocazione al servizio degli altri. 

Una storia che ha qualcosa in comune con Roekdee, 21 anni, thailandese, in Italia dal 2006 al seguito della madre che ha sposato un uomo italiano: «Ho un fratello italiano, ho fatto le medie qui a Roma e dopo sono andato alle scuole superiori presso i Salesiani, per uscire con un attestato professionale. Durante la scuola ho fatto animatore, e collaboro tuttora presso un oratorio. Ho saputo dai Salesiani stessi di questa possibilità e sono interessato all’impegno nell’Oratorio don Bosco di Cinecittà, che ho già frequentato e dove conosco i ragazzi. Ho permesso di soggiorno, non ho ancora richiesto la cittadinanza perché ancora non so se vivrò qui in Italia per sempre o se tra qualche anno tornerò in Thailandia, ho lì ancora molti parenti, a partire dai miei nonni e zii. Però sono interessato a fare il servizio civile qui in Italia: per me potrebbe essere un modo di entrare a fare più parte della comunità in cui vivo, per dare una mano e sentirmi più a casa».

Ma quelle di Desbele e Roekdee non sono due storie isolate: i primi dati rilevati da una verifica parziale tra i principali enti cui saranno destinati i ragazzi che hanno scelto il servizio civile nei giorni scorsi parlano di almeno 200 domande provenienti da cittadini stranieri che hanno colto al balzo l'opportunità stabilita dal tribunale di Milano.

 
 
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