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La visione del Dr. Raj, medico di frontiera

09/10/2013  A 9 anni Rajesh Panjabi era un profugo di guerra fuggito dalla Liberia. Oggi è un medico che, con la sua Ong Last Mile Health, potrebbe garantire l'accesso alle cure sanitarie per 400 milioni di persone

Rajesh Panjabi era solo un bambino, quando la Liberia venne dilaniata da una sanguinosissima guerra civile che si sarebbe protratta fino all'inizio degli anni Duemila. Raj aveva 9 anni quando salì con la sua famiglia su un elicottero, per lasciare il Paese e trovare rifugio negli Stati Uniti.

Qui Raj iniziò una nuova vita, ebbe la possibilità di studiare, di diventare medico e frequentare la prestigiosa Harvard Medical School. Aveva di fronte a sé tutte le porte aperte per una brillante carriera e per una vita serena e agiata. Ma in realtà il dottor Panjabi non aveva mai dimenticato il Paese della sua infanzia, la Liberia.

Al mondo ci sono un miliardo di persone che non hanno alcun accesso a cure medico-sanitarie di base. Di queste, quasi la metà vive nell'Africa subsahariana. Nelle zone rurali più remote una banale influenza, nella stragrande maggioranza dei casi, equivale per un bambino a una condanna a morte. I genitori devono camminare per ore, se non giorni, prima di incontrare un presidio medico. "Se ti ammali in città, hai una possibilità di guarire", dice il dottor Punjabi. "Ma se abiti in un'area rurale, morirai nell'anonimato".

Quando la guerra civile si è conclusa in Liberia, nel 2003, nel Paese erano rimasti solo 51 medici su una popolazione di quasi 4 milioni di abitanti. Nella foresta pluviale liberiana, la più folta ed estesa dell'Africa occidentale, questo significava la pressoché totale assenza di presidi sanitari.

Quando ha messo in piedi la sua Ong Last Mile Health, nel 2005, il dottor Raj era conscio dell'impossibilità di creare un ospedale o di dare un medico a ogni singolo villaggio rurale liberiano.

L'associazione ha perciò seguito un approccio diverso, potenzialmente rivoluzionario: istruire e formare un abitante della comunità, affinché diventi "medico di villaggio" o "infermiera di villaggio" che garantisca prestazioni mediche di base con a disposizione le medicine adeguate. Acquisita una preparazione medica di base, i "dottori" e le "infermiere" di ogni villaggio assistito da Last Mile Health monitorano la tubercolosi, idratano chi soffre di diarrea, forniscono farmaci retrovirali agli ammalati di Aids, antimalarici a chi ha contratto la febbre e antibiotici a chi ha la polmonite.

Dal 2005 a oggi, la "visione" del dottor Raj ha contribuito non solo a salvare centinaia di vite, ma ha offerto una possibilità di lavoro a uomini e donne senza prospettive. Solo quest'anno, 300 "medici di frontiera" formati da Last Mile Health si occuperanno di 30 mila e più liberiani. Un simile approccio, se esteso anche a tante altre organizzazioni umanitarie, potrebbe essere la luce in fondo al tunnel per 400 milioni di persone nell'Africa subsahariana.

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.lastmilehealth.org

 
 
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