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lunedì 15 agosto 2022
 
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«La vita cristiana va vissuta in concordia, anche se siamo diversi». E annuncia l'incontro per il Libano

30/05/2021  Francesco all’Angelus: «Nell’annuncio del Vangelo e in ogni forma della missione cristiana non si può prescindere da questa unità alla quale chiama Gesù, fra noi, seguendo l’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». E annuncia per il prossimo 1° luglio un incontro in Vaticano «sulla preoccupante situazione del Libano e per pregare insieme per il dono della pace e della stabilità»

Annuncia che il prossimo 1° luglio ci sarà un incontro in Vaticano «con i principali Responsabili delle Comunità cristiane presenti in Libano, per una giornata di riflessione sulla preoccupante situazione del Paese e per pregare insieme per il dono della pace e della stabilità. Affido questa intenzione all’intercessione della Madre Dio, tanto venerata al Santuario di Harissa, e fin da questo momento vi chiedo di accompagnare la preparazione di questo evento con la preghiera solidale, invocando per quell’amato Paese un futuro più sereno».

E nella solennità della Santissima Trinità il Papa all’Angelus spiega il significato di questa festa che ha la sua radice nell’amore di Dio: «Perché l’amore», sottolinea, «è essenzialmente dono di sé, e nella sua realtà originaria e infinita è Padre che si dona generando il Figlio, il quale si dona a sua volta al Padre e il loro reciproco amore è lo Spirito Santo, vincolo della loro unità. Non è facile da capire, ma si può vivere questo mistero, tutti noi, si può vivere tanto».

Davanti ai fedeli presenti in piazza San Pietro, tronata ad essere piuttosto affollata, Francesco, prima della preghiera mariana, ricorda che la Trinità celebriamo il «mistero di un unico Dio. E questo Dio è il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Tre persone, ma Dio è uno! Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito è Dio. Ma non sono tre dei: è un solo Dio in tre Persone. È un mistero che ci ha rivelato Gesù Cristo: la Santa Trinità. Oggi ci fermiamo a celebrare questo mistero, perché le Persone non sono aggettivazione di Dio, no. Sono Persone reali, diverse, differenti; non sono – come diceva quel filosofo – “emanazioni di Dio”, no, no! Sono Persone. C’è il Padre, che io prego con il Padre Nostro; c’è il Figlio, che mi ha dato la redenzione, la giustificazione; c’è lo Spirito Santo, che abita in noi e abita la Chiesa. E questo», continua, «parla al nostro cuore, perché lo troviamo racchiuso in quella espressione di San Giovanni che riassume tutta la Rivelazione: “Dio è amore”. Il Padre è amore, il figlio è amore, lo Spirito Santo è amore. E in quanto è amore, Dio, pur essendo uno e unico, non è solitudine ma comunione, fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo».

Francesco ricorda che «questo mistero della Trinità ci è stato svelato da Gesù stesso. Egli ci ha fatto conoscere il volto di Dio come Padre misericordioso; ha presentato Sé stesso, vero uomo, come Figlio di Dio e Verbo del Padre, Salvatore che dà la sua vita per noi; e ha parlato dello Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio, Spirito di Verità, Spirito Paraclito – ne abbiamo parlato, domenica scorsa, di questa parola “Paraclito” – cioè Consolatore e Avvocato. E quando Gesù è apparso agli Apostoli dopo la risurrezione, Gesù li ha inviati ad evangelizzare “tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”».

Il Pontefice aggiunge che «la festa odierna ci fa contemplare questo meraviglioso mistero di amore e di luce da cui proveniamo e a cui è orientato il nostro cammino terreno. Nell’annuncio del Vangelo e in ogni forma della missione cristiana», rimarca, «non si può prescindere da questa unità alla quale chiama Gesù, fra noi, seguendo l’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: non si può prescindere da questa unità. La bellezza del Vangelo richiede di essere vissuta – l’unità – e testimoniata nella concordia tra noi, che siamo così diversi! E questa unità oso dire che è essenziale al cristiano: non è un atteggiamento, un modo di dire, no, è essenziale, perché è l’unità che nasce dall’amore, dalla misericordia di Dio, dalla giustificazione di Gesù Cristo e dalla presenza dello Spirito Santo nei nostri cuori». E conclude: «Maria Santissima, nella sua semplicità e umiltà, riflette la Bellezza di Dio Uno e Trino, perché ha accolto pienamente Gesù nella sua vita. Ella sostenga la nostra fede; ci renda adoratori di Dio e servitori dei fratelli».

Dopo l’Angelus, il Papa ricorda che ieri ad Astorga, in Spagna, «sono state beatificate María Pilar Gullón Yturriaga, Octavia Iglesias Blanco e Olga Pérez-Monteserín Núñez. Queste tre donne laiche coraggiose, a imitazione del buon Samaritano, si sono dedicate a curare i feriti di guerra senza abbandonarli nel momento del pericolo, hanno rischiato, e sono state uccise in odio alla loro fede. Lodiamo il Signore per la loro testimonianza evangelica». E invita i fedeli a fare un «applauso alle nuove Beate!».

Poi il pensiero del Pontefice va alla Giornata mondiale della sclerosi multipla e, in Italia, la Giornata nazionale del sollievo che si celebrano entrambe oggi: «Esprimo riconoscenza per queste iniziative; ricordiamoci», dice citando il suo Messaggio per la Giornata mondiale del Malato di quest’anno, «che la vicinanza “è un balsamo prezioso che dà sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia”».

Infine racconta che domenica mattina ha ricevuto «un piccolo gruppo di fedeli che mi ha portato la traduzione della Bibbia tutta intera nel loro dialetto. L’ha fatto un uomo: otto anni di lavoro! Scritta, sono otto volumi, tutta in dialetto. E lui, che era presente, mi diceva che leggeva, pregava e traduceva. Io vorrei ringraziare per questo gesto, e anche un’altra volta dirvi di leggere la Bibbia, di leggere la Parola di Dio, per trovare lì la forza della nostra vita. E anche – in questo mi ripeto – di portare sempre con voi il Nuovo Testamento, un Vangelo tascabile: nella borsa, nella tasca, per poter leggerlo in qualsiasi momento della giornata. Così», è il consiglio del Papa, «troveremo Gesù nella Sacra Scrittura. Impariamo dall’esempio di quest’uomo che durante otto anni ha lavorato per capire questo. E mi diceva: “Lo facevo pregando”».

Infine, volgendo lo sguardo ai gruppi di fedeli presenti in piazza dice: «Vedo che c’è il Canada, la Colombia… Dobbiamo pregare per la Colombia! E lì c’è anche la Polonia, e qui altri Paesi… Saluto tutti voi! In particolare i cresimandi della parrocchia dei Santi Protomartiri Romani. Saluto i pellegrini polacchi e benedico i partecipanti al grande pellegrinaggio al Santuario mariano di Piekary Śląskie. E come di consueto saluto i ragazzi dell’Immacolata».

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Insieme per il Libano, le più belle foto dell'incontro di preghiera e di riflessione
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