logo san paolo
venerdì 10 luglio 2020
 
 

Covid-19, la vita impossibile dei profughi siriani in Libano

23/04/2020  Le restrizioni per il contenimento del Coronavirus hanno aggravato - se mai possibile - le condizioni di vita nei campi profughi. L'appello di Operazione Colomba: «La fatica che proviamo anche in Italia non ci faccia diventare sordi al dolore degli altri»

«Mai avrei pensato potesse esistere qualcosa di peggio». Alberto Capannini, 54 anni, conosce bene la situazione dei campi profughi siriani in Libano dove Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII di cui Capannini è uno dei fondatori con don Oreste Benzi, è presente dal 2013. Lì i volontari condividono la quotidianità con i profughi, testimoni di condizioni di vita proibitive e ingiuste. Condizioni che con la diffusione del Covid-19 si sono, se possibile, ancor più aggravate. «Le misure per il contenimento hanno reso la vita impossibile», stigmatizza Capannini. Al 15 aprile in Libano i casi accertati di Covid-19 erano 641, 21 vittime. Il Paese ha dichiarato lo stato di emergenza, imponendo la quarantena e chiudendo le attività non indispensabili. Da allora alle difficoltà strutturali per i profughi si sono aggiunte le restrizioni Covid-19. «Quali sono le “difficoltà strutturali? Deportazioni, arresti arbitrari e torture, periodici smantellamenti e sfratti forzati di interi campi profughi, continue restrizioni lavorative e discriminazioni», dicono i volontari di Operazione Colomba, che recentemente hanno anche pubblicato un dossier sulla violazione dei diritti umani dei siriani in Libano e sulla diffusione del virus in Siria.

In tempo di pandemia chi viene trovato fuori dai campi profughi senza documenti in regola, corre il rischio di essere rispedito in Siria, nonostante le deportazioni violino il principio di non respingimento sancito dal Diritto Internazionale e dall’articolo 3 della Convenzione contro la tortura, di cui il Libano è firmatario. «Non poter uscire significa non lavorare e quindi perdere qualsiasi entrata economica per accedere ai beni di prima necessità», osserva una volontaria di 28 anni (di cui preserviamo l’anonimato per ragioni di sicurezza), che da un anno e mezzo vive al campo di Tel Abbas, nel Nord del Paese. «Ora la scelta è fra non avere da mangiare o rischiare l’arresto. Una volta rimandati in Siria, le possibilità sono poi due: finire in carcere e lì morire, a meno di non pagare per il rilascio, oppure, se arruolabili, essere chiamati alle armi, con il rischio altrettanto concreto di morire». Nei campi profughi il rischio contagio è poi alto: «Si dorme in tende affollate, difficilmente si riesce a lavarsi spesso le mani o a tenere le distanze di sicurezza. Superfluo poi dire che il sistema sanitario libanese è quasi esclusivamente privato, costoso e quindi non accessibile ai più poveri», prosegue la volontaria.

A dieci anni dall’inizio della guerra in Siria, si stima che i profughi siriani in Libano siano fra uno e due milioni, su una popolazione che conta poco più di 4 milioni di abitanti. Un numero altissimo, proporzionalmente è come se l’Italia avesse accolto 20 milioni di profughi. Ora che il Libano è sprofondato in una gravissima crisi politica, economica e sociale, la presenza dei profughi è più che mai mal sopportata. A gennaio, dopo le proteste dello scorso ottobre contro la corruzione del governo, è stato nominato un nuovo esecutivo guidato da Hassan Diab. Ma la situazione non è migliorata e il primo ministro ha paventato perfino la bancarotta dello Stato. «La parola d’ordine del governo oggi è “via i profughi dal Paese”».

I volontari dell’Operazione Colomba sono stati in Libano fino a che è stato possibile, rientrando in Italia appena prima che chiudesse l’aeroporto di Beirut. «Quando sono partiti gli ultimi volontari, i profughi, che per noi sono amici, erano allarmati per loro e le loro famiglie, a causa del Coronavirus», racconta la volontaria ventottenne. Che ricorda bene cosa significhi vivere nei campi profughi: «Lì le giornate sono tutte uguali. I profughi non hanno possibilità di futuro, è una situazione asfissiante».

Riprende Capannini: «I siriani muoiono in silenzio, la loro casa è occupata da potenze straniere e ciò non pare essere un problema. Per nessuno. È inaccettabile che 6 milioni di persone non possano rientrare nel loro Paese». Per questo Operazione Colomba nel 2017 ha raccolto una proposta di pace scritta proprio dai profughi siriani: «Il documento è nato dal desiderio comune di tornare a vivere in luogo senza guerra e chiede la creazione di aree umanitarie in Siria sul modello della Comunità di pace di San José de Apartadó, in Colombia. La proposta è passata famiglia per famiglia, coinvolgendo migliaia di persone. È assurdo, ma né l’Italia né l’Europa stanno facendo proposte sulle situazioni politiche più critiche. Per questo noi volontari stiamo cercando di far conoscere la proposta a più Paesi e realtà possibili: cosa serve l’Europa se non serve a essere la casa per le proposte di questo tipo?», chiosa Capannini.

I volontari di Operazione Colomba oggi rinnovano l’appello per i profughi siriani, al Governo italiano, al Parlamento Europeo e alle Nazioni Unite. Cinque i punti imprescindibili: stanziare fondi per gestire l’emergenza sanitaria ed economica, sostenere l’amnistia generale e il rilascio immediato dei profughi detenuti illegalmente nelle carceri libanesi, garantire che il governo libanese assicuri il rispetto delle condizioni prescritte dal diritto internazionale rispettando il principio di non respingimento, sostenere le organizzazioni della società civile libanese nel processo democratico condannando la normalizzazione delle relazioni internazionali con il governo siriano, fino a che non sarà raggiunto un accordo politico raggiunto.

«Il dolore che proviamo anche in Italia per il Coronavirus non ci faccia diventare sordi alla fatica di altri!», dice ancora Capannini. «Nei primi giorni della pandemia le famiglie del campo di Tel Abbas ci hanno mandato un video di vicinanza e solidarietà, commovente… Trasformiamo il dolore in capacità di capire la sofferenza degli altri: la speranza è diventare più solidali».

I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 92,90 - 11%
CREDERE
€ 88,40 € 0,00 - 35%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
FELTRO CREATIVO
€ 23,60 € 18,00 - 24%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
GBABY
€ 69,60 € 49,80 - 28%