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venerdì 10 aprile 2020
 
coronavirus
 

Le difficili giornate nelle comunità per minori durante l'emergenza

20/03/2020  «Sospensione degli incontri con i familiari e con gli psicologi, assenza dell'aiuto prezioso dei volontari e turni più impegnativi per gli operatori», Il Caf di Milano, una delle realtà più importanti per la tutela dei minori, racconta come vivono le comunità ai tempi del Coronavirus. Intervista con la AD Luisa Pavia

Tre comunità per bambini tra i 3 e i 12 anni, due con 12-18enni, un centro diurno, TEEN LAB, che ospita 20 ragazzi ogni pomeriggio (attualmente sospeso), il servizio a domicilio per mamma e neonato che si prende cura di 20 nuclei (anch’esso sospeso) e per finire 54 volontari di Comunità e tanti, tantissimi altri che aiutano e sostengono un po’ più da lontano ma non per questo meno importanti. Questo in cifre il Caf (Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in crisi), uno dei più importanti centri e punti di riferimento a Milano per la tutela dei minori.  «Attualmente abbiamo 25 bambini e 14 adolescenti, le Comunità non sono al completo in quanto a causa dell’emergenza sanitaria sono stati bloccati gli inserimenti in procinto di attivarsi». Racconta Luisa Pavia, amministratore delegato dell’Associazione Caf onlus. A lei chiediamo di raccontarci come l’emergenza Coronavirus influisce su questa importante realtà.

Come passano le giornate i bambini delle comunità che si trovano ad osservare il decreto dell11 marzo #iorestoacasa ?

«Come sempre i bambini sono pieni di risorse che riescono a sorprendere positivamente noi adulti, sono certamente più capaci di noi grandi ad adattarsi alle situazioni e a trovarne il lato positivo, rendendo così le giornate sempre colorate ed allegre. Le giornate sono cadenziate da attività scolastiche la mattina, pranzi un po’ più lunghi del solito e pomeriggi dedicati al gioco e a tantissime attività ludiche e laboratoriali (corso di cucina, zumba, ginnastica, falegnameria, mack up ed estetica…) organizzati dai nostri educatori. Per i più piccoli si passa dalla lettura alla creazione di acchiappasogni, a laboratori per la sperimentazione delle profumazioni ed attività in cucina e a letture di gruppo nella piccola biblioteca pensata proprio per loro (la Mia biblioteca)».

E gli adolescenti?

«Più che ai laboratori preferiscono dedicarsi a giochi on line, chattare con amici, leggere, dedicarsi ai propri passatempi preferiti e tenersi in forma con qualche allenamento casalingo. Per loro le ore dedicate alle attività scolastiche sono senz’altro di più rispetto ai più piccoli. La metodologia della peer education, o educazione tra pari, sta sicuramente dando buoni frutti. La nostra grande fortuna è che in entrambe le nostre strutture abbiamo due bellissimi giardini interni dove bambini e ragazzi possono dare sfogo alle loro inesauribili energie. Certo, in tutto ciò non bisogna dimenticare che questa situazione impedisce loro qualsiasi contatto con le loro famiglie e questo, inutile dire, che è duro da capire ed accettare».

Cosa manca loro di più? Quali cambiamenti sono più difficili da affrontare?

«Come dicevo, certamente la cosa che gli manca di più sono gli incontri-qualora previsti- con i loro famigliari. Per molti dei nostri minori si lavora su un percorso di riavvicinamento famigliare che purtroppo in questo periodo si è dovuto necessariamente sospendere e questo crea forte dolore sia per i minori che per le loro famiglie, fortunatamente si è previsto di tamponare per quanto possibile la situazione disponendo un maggior numero di chiamate e skype call. In generale comunque i contatti sociali sono quelli che più mancano soprattutto ai più grandi e poi lo sport, proprio ieri un nostro ragazzo ha detto “Per me la palestra è come il mio tempio…non posso non andarci” Altro grande cambiamento è l’impossibilità di effettuare i percorsi psico-terapeutici previsti per ciascun minore; per i teenager ci siamo già organizzati con colloqui via Skype ma per i più piccini ciò non è chiaramente possibile. Il perdurare di questa situazione potrebbe ovviamente creare gravi difficoltà».

C’è preoccupazione tra gli operatori?

«La situazione è difficile e molto faticosa. Educatori, pedagogisti, psicologi e ausiliari continuano a svolgere il proprio lavoro giorno e notte, con passione e dedizione per garantire a tutti i minori ospiti le giuste cure e l’adeguata protezione che il momento contingente richiede. Nelle Comunità CAF, la vita è decisamente cambiata: ci sono infatti 39 minori che non possono uscire dalle strutture, né avere contatti con l’esterno, perché un contagio all’interno delle stesse sarebbe davvero difficile da controllare».

Quali misure straordinarie avete preso?

«L’Associazione CAF continua a monitorare affinché tutto possa svolgersi senza ulteriori difficoltà: un maggior numero di educatori durante la giornata per coprire le ore in cui i bambini e i ragazzi avrebbero dovuto essere a scuola (generalmente la mattina in ogni Comunità è prevista la presenza di 1 educatore mentre ora devono essere in 3), la necessità di fare turni di lavoro molto più lunghi per non lasciare momenti scoperti, il numero dei pasti è raddoppiato, ultimi ma non meno importati gli aspetti legati alla pulizia delle strutture che richiedono una frequenza decisamente maggiore considerando anche il numero di persone presenti in Comunità 24 ore al giorno. Abbiamo passo dopo passo condiviso con le persone presenti in Comunità le misure di sicurezza necessarie per non contagiare gli operatori e i minori: lavarsi frequentemente le mani, a disposizione fuori da ogni stanza e locale disinfettanti specifici, una vita molto rigorosa egli operatori fuori dalle strutture, restare a casa quando loro o un loro convivente hanno qualche linea di febbre e rispettare la quarantena».

 E con i volontari, così preziosi, come siete messi?

«I volontari…come ci mancano! Purtroppo per il momento abbiamo dovuto sospendere l’accesso alle Comunità e la loro mancanza si sente e si sente tanto. Sia per l’aiuto materiale che quotidianamente ci offrono sia per l’affetto e il calore umano che ogni giorno portano con loro all’interno delle nostre strutture. I nostri volontari sono per noi un bene preziosissimo che speriamo di riavere con noi al più presto. Per farle un esempio, ormai da quasi un anno la nostra lavanderia è completamente gestita da loro, ma questa è solo una delle 1000 attività che ci donano. C’è poi la cucina, la biblioteca, il giardino, lo studio assistito, l’accompagnamento a scuola e alle attività pomeridiane».

Di che tipo di aiuto o sostegno avreste bisogno?

«Ci sono davvero tanti modi in cui le persone potrebbero aiutarci, la cosa più facile in questo momento è una donazione in denaro piccola o grande che sia, le scorte alimentari e i prodotti per l’igiene personale e per la pulizia delle strutture sono altrettanto importanti. Tutte le informazioni necessarie sono a disposizione sul ns sito www.associazionecaf.org. Stiamo lanciando una campagna Pasquale un po’ diversa dal solito, anche questo sarà un modo per sostenerci e poi…quando tutta questa situazione sarà terminata ci farebbe davvero piacere incontrare nuove persone che abbiamo voglia di dedicarci un po’ del loro tempo!».

 

 

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