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La vittoria di chi sa perdere

14/04/2022  La Pasqua, con il suo annuncio del trionfo di Cristo sulla morte, ci invita a riflettere su cosa significa vincere. Ricordando che la risurrezione è la riabilitazione di un Messia umiliato su una croce

Cari amici lettori di Credere, potremo presto scambiarci l’augurio pasquale: «Cristo è risorto!», magari rispondendo – come si usa nell’Oriente cristiano – «È veramente risorto!». Ce lo scambiamo con il sapore di una vittoria, come evoca la sequenza di Pasqua: «Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello…». Del resto, la stessa tradizione cristiana, sulle orme di san Paolo, parla della «vittoria» di Cristo sulla morte. Ma in questo tempo segnato dalla guerra in Ucraina, mi sono domandato cosa può significare una «vittoria» in senso cristiano.

Vincere schiacciando, prevalendo sull’altro, con l’uso della forza? È quanto suggerisce il linguaggio comune. Ma la vittoria di cui parla la fede cristiana ha un altro sapore, se ricordiamo che la risurrezione è il sigillo che il Padre pone su uno Sconfitto, umiliato nella morte infamante in croce per amore nostro. Lo evocano, in modi diversi, i due protagonisti dei servizi all’interno di questo numero, monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo cattolico di Mosca (servizio a pag. 10), e don Tonio Dell’Olio, uno dei partecipanti all’iniziativa della Carovana della pace “Stop the war” che è andata fino a Leopoli, in Ucraina, portando la propria testimonianza a favore di una soluzione non violenta della guerra (a pag. 16).

Pezzi afferma, guardando proprio al Cristo crocifisso che perdona i suoi aguzzini, che occorre uscire dalla logica binaria amico/nemico, per assumere la «follia di Dio», che sola permette uno sguardo diverso sull’altro. «La guerra», ci ha detto, «mostra l’umiliazione della politica e dell’economia». Dell’Olio ci ricorda che «la storia della Chiesa è segnata dalla realtà del martirio, che esprime meglio di ogni altra espressione la testimonianza nonviolenta». Parole alte, ispirate al discorso della montagna e alla testimonianza di Gesù stesso sulla croce.

La vittoria passa da chi “sa perdere”. E questo non vale anche per la diplomazia? Le strade della pace sono veramente e seriamente state esplorate? «Occorre uscire da una logica di pace legata a una vittoria», ha dichiarato a Vatican News Roberto Morozzo della Rocca, docente universitario di storia legato a Sant’Egidio, commentando le parole di papa Francesco riguardo all’“assenza” dell’Onu nel conflitto russo-ucraino: «La pace è la pace, non è necessariamente la vittoria, questo dovrebbero capirlo tutti quelli che hanno a cuore le vittime, soprattutto civili, di questa guerra».

Trasformiamo questo auspicio in preghiera, cari amici, perché tutte le parti capiscano che, “perdendo” qualcosa, vincono tutti. Queste storie e queste riflessioni sono una forte provocazione anche per noi. I conflitti non sono soltanto quelli lontani: l’ostilità, l’incomprensione, la rivalità, la voglia di dominare talvolta si insinuano anche nel nostro vivere, nei rapporti familiari, lavorativi, sociali. La pace è il dono per eccellenza del Cristo risorto («Pace a voi!», Giovanni 20,19) ed è l’opera da Lui compiuta con la sua morte e risurrezione, «abbattendo il muro di separazione… per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo» (Efesini 2,14-16). Accogliamo, cari amici, questo dono immenso, che porta un lievito di novità nella nostra esistenza, spingendoci a dare il meglio di noi nella costruzione di un vivere fraterno, nella ricerca del bene di tutti e della pace con tutti. Anche dal nostro piccolo comincia la pace. A ciascuno di voi auguro, insieme a tutta la redazione, una santa Pasqua del Signore.

 
 
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