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Migranti
 

L’ammiraglio Credendino. «Cambiano le rotte, temo nuove stragi»

19/04/2016  «Sappiamo che in Libia ci sono 200 mila persone pronte a partire», dice il comandante della missione Ue nel Mediterraneo

L'ammiraglio Enrico Credendino (foto Ansa)
L'ammiraglio Enrico Credendino (foto Ansa)

Non si fa illusioni l’ammiraglio Enrico Credendino, dal maggio dello scorso anno a capo della missione Eunavfor Med-operazione Sophia, voluta dall’Europa il 18 maggio 2015 all’indomani del naufragio che costò la vita a 800 migranti al largo della Libia. Sa che, con la chiusura della rotta balcanica, i migranti torneranno a battere la via che dalla Siria e dal Libano e Turchia passa a sud o a nord di Creta e quella che dopo aver risalito Sudan e Ciad prende il mare dalle coste libiche. «Sappiamo che ci sono circa 200 mila persone pronte a partire dalla Libia e speriamo che, con l’arrivo del premier Fayez Serraj, possa consolidarsi lì un Governo che ci permetta di intervenire nelle loro acque territoriali».
Intanto si sa che la destinazione, per i migranti, è l’Europa, il sogno di una vita normale. «Anche se tanti moriranno nel deserto e anche se tanti troveranno la morte in mare, sicuramente il flusso non si fermerà. È un fenomeno di proporzioni bibliche che ha origini molto complesse nei Paesi di provenienza, di transito e di approdo e che va affrontato su più fronti». Uno di questi è sottrarre i barconi ai trafficanti di esseri umani. «Le imbarcazioni sono seguite dalle bande che cercano, una volta che i migranti sono stati tratti in salvo, di ricuperare le imbarcazioni per riportarle verso la Libia e riutilizzarle. La nostra missione è quella di impedire che questo accada in modo da togliere gli strumenti ai trafficanti per continuare il loro mercato», spiega Credendino.

La piccola Sofia, bambina simbolo da cui prende il nome la missione europea di salvataggio
La piccola Sofia, bambina simbolo da cui prende il nome la missione europea di salvataggio

OPERATIVI DAL 7 OTTOBRE 2015. Scruta le carte e i dati, l’ammiraglio, per dire che, da quando la missione è entrata nel vivo, il 7 ottobre dello scorso anno, 63 scafisti sono stati arrestati, 101 imbarcazioni neutralizzate e circa 12 mila migranti sono stati tratti in salvo. «Anche se la nostra operazione è diretta al contrasto delle reti criminali e dei trafficanti, e la ricerca e il soccorso in mare non sono inclusi nel mandato che l’Europa ha dato alla nostra operazione, salvare vite umane, per noi, prima che un obbligo legale è un dovere morale».
Nel corridoio della base dove ha sede il comando fa bella mostra di sé, da un grande poster, la bambina somala che ha dato il nome alla missione: Sophia, come la nave tedesca che ha tratto in salvo sua madre e che l’ha vista nascere. «Ci è sembrato che questo desse il senso a tutta la nostra operazione: la speranza di una vita che nasce in un momento di grande difficoltà. Oggi questa bimba ha sette mesi, sorride, ce l’ha fatta. Lei, che oggi è serena in Germania con sua madre, è l’immagine di quel nuovo umanesimo di cui parla il nostro presidente della Repubblica».
Una speranza che il Papa prova a portare anche ai profughi che sono a Lesbo, «un viaggio importantissimo», dice l’ammiraglio, «che richiama all’impegno che tutti dobbiamo avere su un fenomeno così complesso. Dalla Seconda guerra mondiale non si ricorda niente di simile. Occorre, per affrontare questo tema, tempo e lavoro congiunto. Il contrasto al traffico - ed è già importante che partecipino all’operazione 24 Paesi, un record per l’Europa – è una parte di un disegno più ampio che deve essere fatto soprattutto nei Paesi d’origine, perché tutti hanno diritto a vivere in sicurezza nella loro patria».

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