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domenica 21 luglio 2024
 
convegno MPV (3- 5 novembre)
 

L’arte come linguaggio per dire “sì” alla vita

02/11/2023  La storica dell'arte Marzia Garuti dell’Associazione Amici musei fiorentini didattica ci racconta la meraviglia della gravidanza e della maternità nell’arte che è il tema dell’intervento d'apertura del 43° convegno nazionale del Movimento per la vita di Firenze in programma dal 3 al 5 novembre

Chi tra noi non è rimasto incantato, sguardo all’insù, entrando nella Cappella degli Scrovegni a Padova, davanti allo straordinario ciclo pittorico di Giotto? Tra gli affreschi del 1303-1305 circa che narrano la Storia della salvezza, vi è anche La Natività (foto di copertina), una delle opere che meglio esprime, secondo la storica dell’arte Marzia Garuti dell’Associazione Amici musei fiorentini didattica «la meraviglia della gravidanza e della maternità nell’arte» come l’intervento omonimo che terrà aprendo il 43° convegno nazionale del Movimento per la vita a Firenze (3- 5 novembre). 

Perché qui si mostra, in modo evidente e del tutto nuovo nella storia figurativa occidentale, «il dialogo tra Gesù e la Madre: non più quindi la presentazione del Bambino da parte della Vergine secondo la tipologia bizantina, ma un contatto diretto, un colloquio intimo, umano e divino insieme: è la rivoluzione di Giotto, che interpreta e dà forma al nuovo modo di pensare della società dell’epoca». L’altra immagine di elezione è La Madonna col bambino di Donatello comunemente nota come Madonna Pazzi, rilievo in marmo del 1425-1430 conservato al Bode-Museum di Berlino. «Di nuovo, anche qui, dirompente per il contatto dello sguardo della madre col figlio, un atteggiamento che tanto colpì per la novità di impostazione da far sì che l’opera venisse replicata più volte per committenti diversi. In entrambi i casi, dunque, una maternità rappresentata come rapporto: le immagini che pongono l’accento su relazione e affettività sono tante, ma queste sono forse le due più incisive, opere di maestri assoluti che, con una minor attenzione alla grazia e alla bellezza come fattore estetico, vanno più direttamente all’essenza del tema». 

 

La Madonna del parto di Nardo Di Cione (1335-1360)
La Madonna del parto di Nardo Di Cione (1335-1360)

Una rappresentazione della maternità, quella nella storia dell’arte, che privilegia la mamma col bambino rispetto al tempo della gestazione. «È così. La gravidanza è molto meno rappresentata: per quanto riguarda l’arte moderna se ne trovano esempi soprattutto tra Ottocento e Novecento: ma il più delle volte sono opere familiari, il pittore che ritrae la moglie, l’autoritratto dell’artista stessa, o opere di denuncia sociale. Se torniamo invece indietro, tra Medioevo e Rinascimento, abbiamo l’immagine abbastanza frequente della Madonna del parto: è quella davanti alla quale si prega per avere un figlio, per avere la grazia di una gravidanza serena; una Madonna alla quale si chiede di essere protetti, in un periodo storico nel quale la gravidanza era, molto spesso, un tempo pericoloso e a rischio per il bambino e per la madre. Sono immagini che si tenevano soprattutto in casa, generalmente in camera da letto, raffigurate all’interno di piccoli tabernacoli o altaroli portatili. La Madonna del parto compare dal XIV secolo, quando la divinità viene umanizzata e si avvicina alle persone ed alla loro vita quotidiana; allora sì che ci si può rivolgere a lei in modo colloquiale».

L’arte come linguaggio per dire “sì” alla vita. «L’arte è per antonomasia un sì alla vita. Perché è rappresenta il bisogno primordiale dell’uomo di esprimersi in un modo che non sia esclusivamente materiale o “utile”. L’arte è forza vitale». Ed è opportunità di crescita e bellezza anche per i più piccoli: «Le famiglie frequentano volentieri i musei, basta che venga data loro l’opportunità di farlo rendendo le cose semplici, a partire dalla prenotazione, e con prezzi accessibili». Ma attenzione, sottolinea Garuti: «Non bisogna esagerare coi bambini. La visita al museo non deve diventare una moda o qualcosa che va fatto per forza. Deve essere il più possibile un percorso spontaneo perché i nostri figli sono già  occupati da mille attività e bisogna far sì che questo non diventi l’ennesimo impegno».

Certo in una città come Firenze è tutto più facile: «La città è un museo a cielo aperto, basta  fare una passeggiata in centro, in un certo senso i fiorentini dovrebbero avere nel dna una certa dose connaturata di amore per la bellezza». Ma c’è un ambito, invece, annota con disappunto Garuti, in cui c’è ancora molto da lavorare «In un Paese come l’Italia, dove l’arte è sempre sbandierata, anche e soprattutto come fattore economico e attrazione  turistica, risulta incomprensibile la scarsa attenzione che le viene dedicata all’interno del percorso scolastico: nella scuola  la storia dell’arte è trascurata, svincolata dal programma storico e letterario, come qualcosa di esterno e non compenetrato con il percorso di formazione culturale. Quando, invece, per i nostri ragazzi è l’occasione per acquisire strumenti in più nel proprio percorso formativo e ritrovarseli da grandi. Un patrimonio da conservare e portare con sé come ricchezza per tutta la vita».

 
 
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