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domenica 26 giugno 2022
 
 

Ai genitori tifosi: «Non soffrite perché lui è felice proprio perché gioca»

03/12/2014  I consigli ai genitori dei bambini che fanno sport di Aldo Lazzari, docente di Scienze motorie. Per essere dei bravi tifosi è importante lasciarli giocare per amore del gioco.

Ecco l'estratto di una lettera ai genitori per l’inizio dell’anno sportivo di Aldo Lazzari, docente presso la facoltà di Scienze motorie dell’Università degli Studi di Pavia pubblicata su La Provincia Pavese, (4 Ottobre 2008, p. 15) . La proponiamo ai nostri lettori perché racchiude con parole efficaci e sincere tutto ciò che lo sport deve significare per un bambino e un ragazzo. E soprattutto indica ai genitori la strada giusta da percorrere per essere dei tifosi corretti quando il proprio figlio è in campo. 

«Cari genitori, so che voi amate tanto vostro figlio, perché lo dimostrate in ogni cosa, dovunque e in ogni rapporto che vi unisce. Ma per l’amore che nutrite per lui e che lui nutre per voi[...] lasciatelo giocare per amore del gioco [...]. Non desiderate ora che raggiunga mete che forse saranno importanti per il futuro. Cercare di raggiungerle adesso potrebbe fargliene mancare altre che oggi lui considera più importanti. Lasciate che viva l’età che ha perché sarà ragazzo una volta sola. Non disperatevi per le sue sconfitte o, peggio ancora, non sentitevene colpevoli. La pena che prova dopo una sconfitta scompare non appena le lacrime si asciugano sul suo volto e le dimentica del tutto non appena ritorna in campo, felice di giocare di nuovo e di essere un ragazzo. Non cercate di trionfare tramite vostro figlio, non cercate di modellarlo a vostra immagine o di farne quello che non siete riusciti a fare voi, non sprecate tempo prezioso; è un ragazzo felice di esserlo e di restarlo.

Cari genitori, scegliete una Società sportiva che piaccia a vostro figlio, dove gli istruttori gli insegneranno ad essere un buon atleta, ma non oggi, perché adesso lui vuol fare ciò che gli piace e quello che sa fare. Non cercate di farne un “grande ragazzo”, ma di farne un “buon ragazzo”, un ragazzo saggio. So che soffrite quando gioca una partita, ma non è necessario, perché in quel momento lui è felice proprio perché gioca. Si direbbe quasi che siano gli altri, fuori dal campo, a battersi per lui, come se soffrissero per una vittoria che non è stata ottenuta e per un gioco che vorrebbero perfetto, ma che lui non può dare loro.

Dategli tempo e cercate di capire che adesso le cose devono andare così, e che nello sport, come in ogni altra cosa della vita, tutto giunge a tempo debito. Per favore, lasciatelo giocare da solo, lasciate che si diverta, che sia felice. È un ragazzo [...] e sarà un ragazzo una volta sola nella vita».

 
 
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