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giovedì 13 agosto 2020
 
 

Il Papa: «La nostra speranza è essere risorti con Cristo»

19/04/2020  Al Regina Caeli gli auguri di Francesco ai fratelli ortodossi che celebrano la Pasqua: «Soprattutto in questo tempo di prova, sentiamo quale grande dono è la speranza che nasce dall’essere risorti con Cristo». E ricorda: «La risposta dei cristiani nelle tempeste della vita e della storia non può che essere la misericordia»

«Formulo l’augurio ai fratelli e alle sorelle delle Chiese d’oriente che oggi celebrano la Festa di Pasqua. Insieme annunciamo: “Davvero il Signore è risorto!”». Papa Francesco recita il Regina Caeli (la preghiera che nel tempo pasquale sostituisce l’Angelus) al termine della Messa celebrata senza fedeli nella chiesa di Santo Spirito in Sassia prima di fare ritorno in auto in Vaticano e il pensiero è per i cristiani ortodossi che celebrano oggi la Pasqua: «Soprattutto in questo tempo di prova, sentiamo quale grande dono è la speranza che nasce dall’essere risorti con Cristo», afferma il Pontefice, «in particolare, mi rallegro con le comunità cattoliche orientali che, per motivi ecumenici, celebrano la Pasqua insieme con quelle ortodosse: questa fraternità sia di conforto là dove i cristiani sono una piccola minoranza».

In due distinti messaggi i Patriarchi di Costantinopoli Bartolomeo I e di Mosca Kirill hanno scritto loro auspici per la Solennità di oggi. Entrambi sottolineano quanto l’uomo abbia mostrato la sua fragilità in questo momento, ma invitano ad avere fiducia in Gesù e a restare uniti.

I cristiani ortodossi sono oltre 260 milioni nel mondo e le autorità religiose e civili hanno chiesto ai fedeli di rimanere a casa, nel timore che il contagio di coronavirus si estenda. Nella sola Russia si contano quasi 43 mila casi, ma gli esperti affermano che l’epidemia qui è arrivata in ritardo di almeno un paio di settimane rispetto all’Europa occidentale. La Pasqua ortodossa si è celebrata anche in Terra Santa. A Gerusalemme si è tenuto il rito del "Sacro Fuoco", che da lì si irradia a tutte le chiese orientali del mondo. In un Santo Sepolcro quasi deserto, una decina di esponenti del clero ortodosso ammessi all'interno hanno partecipato all'attesissima cerimonia che vede il Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme pregare reggendo la lampada tenuta accesa tutto l'anno, ma spenta e riaccesa per l'occasione. Così, vuole la tradizione, il Fuoco sacro scende dal cielo e i fedeli attingendo da quella fiamma accendono le loro candele.

«La risposta dei cristiani nelle tempeste della vita e della storia non può che essere la misericordia»

Francesco prima del Regina Caeli ricorda come in «questa Seconda Domenica di Pasqua, è stato significativo celebrare l’Eucaristia qui, nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, che San Giovanni Paolo II volle come Santuario della Divina Misericordia. La risposta dei cristiani nelle tempeste della vita e della storia non può che essere la misericordia: l’amore compassionevole tra di noi e verso tutti, specialmente verso chi soffre, chi fa più fatica, chi è più abbandonato». E avverte: «Non pietismo, non assistenzialismo, ma compassione, che viene dal cuore. E la misericordia divina viene dal Cuore di Cristo, di Cristo Risorto. Scaturisce dalla ferita sempre aperta del suo costato, aperta per noi, che sempre abbiamo bisogno di perdono e di conforto. La misericordia cristiana ispiri anche la giusta condivisione tra le nazioni e le loro istituzioni, per affrontare la crisi attuale in maniera solidale».

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