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venerdì 09 giugno 2023
 
I luoghi dell'anima
 
Credere

Laura Bosio: «Aprirmi all’“altro” è il mio cammino verso Dio»

13/07/2022  Laura Bosio è l’autrice del secondo racconto della serie “I luoghi dell’anima” che Credere offrirà nel prossimo numero. La ricerca spirituale della scrittrice piemontese è sempre legata a un modo originale di “guardare”

Nel Chianti, sopra Panzano, la Pieve di San Leolino spicca bianca nel verde, con la sua facciata, il portico e un’ampia terrazza da cui lo sguardo si perde tra le colline toscane: la scrittrice Laura Bosio ne ha fatto il suo luogo dell’anima. Per lei è lo spazio in cui è cresciuta, negli anni, una forte amicizia con i sacerdoti e i laici della comunità. Un’amicizia condivisa con il padre, venuto a mancare qualche anno fa. «I luoghi dell’anima», mi dice, «sono quelli in cui ci si percepisce in un orizzonte più vasto, impalpabile ma presente». In una caldissima mattinata di quelle che a Milano mettono a dura prova, Laura Bosio mi racconta qualcosa di se stessa, nata e cresciuta a Vercelli, la città piemontese bagnata dal fiume Sesia e circondata dalle risaie: «Per me osservare lo scorrere dell’acqua è un altro luogo dell’anima. Guardare il Sesia, che noi vercellesi chiamiamo “la Sesia”, al femminile, e perdermi nel movimento della corrente, è un luogo di riflessione, è un dato di realtà che mi spinge a pensare ad Altro»

SULLE ORME DEL PADRE

Scrittrice, editor e insegnante, Laura è arrivata a Milano per studiare Lettere in Cattolica: Milano non l’ha più lasciata e se ne è innamorata, iniziando prestissimo a lavorare in ambito editoriale. «Mia madre era una credente a suo modo, mio padre era agnostico, aperto agli incontri, un curioso: mi manca tantissimo. È morto otto anni fa, aveva quasi novant’anni: è vissuto a lungo, ma non è mai abbastanza. Gli volevo tanto bene: eravamo molto legati ed è stato sempre un riferimento nella mia vita. Negli ultimi anni veniva con me dappertutto, mi aiutava molto. Ancora adesso gli parlo. Quando ho delle difficoltà gli domando: “Papà, cosa devo fare?”. Poco prima di morire si faceva leggere gli scritti del nostro amico della Comunità di San Leolino, don Carmelo Mezzasalma: non so cosa gli provocassero, ma lo vedevo sereno, mentre si avviava verso quel mistero che è la morte. Io ho ereditato da lui quei dubbi, quel ricercare, e sento da sempre l’esigenza di conoscere le religioni, di approfondire la spiritualità. Questo orizzonte più grande e spirituale mi ha sempre indicato la strada».

Fin dai primi libri, infatti, Laura racconta la spiritualità e il mistero: il suo romanzo Annunciazione (Mondadori 1997, riedito da Longanesi nel 2008) nasce dal desiderio di raccontare il “sì” di Maria all’angelo Gabriele, ma la scrittrice va oltre: «Osservando durante gli anni tante rappresentazioni pittoriche dell’Annunciazione, vedevo nel volto della Madonna anche un timore, tutto umano: Maria non è una dea ma è una donna, è una differenza straordinaria. Giovanissima, è chiamata a dare una risposta “impossibile”: come si legge nel Vangelo di Luca, lei dubita, ma non si spaventa come succede ad altre figure bibliche e ha il coraggio di domandare, chiede come sia possibile e poi pronuncia il suo sì.

E, come una madre, segue tutta la vita terrena di questo figlio che le era arrivato attraverso strade non canoniche, lo accompagna fino alla fine con una sensibilità e un’intelligenza che il Magnificat racconta. Il mistero dell’Annunciazione è stato per me un modo per approfondire i testi evangelici, in un progressivo avvicinamento a un bisogno spirituale che sentivo. Da allora questa esigenza è cresciuta ed è sempre presente. Spero in un modo sempre più profondo».

IMPARARE A VEDERE L'ALTRO

  

Se c’è una costante nella vita di Laura Bosio è quel desiderio che non viene mai meno di mettersi in gioco con le proprie convinzioni e imparare a vedere con altri occhi. È ciò che pratica ogni giorno, come scrittrice, come editor e insegnante: «La necessità per me è sempre la stessa: uscire da sé, avvicinarsi a qualcosa che è diverso, vederlo e goderne nella differenza, imparare da essa. Per me l’esperienza fondante della nostra vita è riuscire a vedere l’altro, accorgersi di quello che capita al di fuori di noi, e averne il più possibile un’esperienza concreta e viva».

Così come accade nella scuola che Laura Bosio dirige, la sede milanese della Penny Wirton, la scuola in cui si insegna italiano ai migranti, creata da Eraldo Affinati e dalla moglie Anna Luce Lenzi: «È una grande prova e una sfida: ogni volta sei messo in gioco con le tue convinzioni e impari a vedere con altri occhi. È una scuola dell’incontro». Così come lo è il lavoro di editor: confrontarsi, da scrittrice, con altri testi di altri autori mette di fronte ad altri mondi.

«Non cerco di sovrappormi, lo considererei un fallimento: mi sforzo di capire di che cosa sia fatta quella scrittura altra di cui mi occupo che mi permette l’accesso ad altri mondi anche linguistici che io non avvicinerei. È un modo di uscire da sé, che è sempre una bella cosa». Il suo ultimo romanzo, Erba matta (Aboca, 2021), segue la formazione di una ragazza in un liceo degli anni Settanta: una ragazza che possiede una particolarità, ama osservare le cosiddette erbe matte, quel-le che crescono disordinatamente, apparentemente senza senso

GUARDARE IN BASSO

«Ci sono tanti modi di vedere. Uno può vedere le cose ad altezza di occhio umano, oppure guardare verso l’alto. C’è invece un modo di guardare in basso che è quello che pratichiamo poco: le erbe matte obbligano a guardare giù, all’altezza dell’occhio di un bambino, di un cane e di un gatto e guardando in basso quello che si vede è un mondo più grande. È un altro orizzonte da scoprire, che ci offre una dimensione della vita anche metaforica. Nella nostra breve vita si è indotti ad andare veloci, guardandosi poco intorno, ma mi sembra di aver capito che per avere una maggiore consapevolezza bisogna avere molta pazienza. E guardare anche in basso».

 
 
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