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martedì 25 gennaio 2022
 
Per una società diversa
 

Lavoro, famiglia, futuro: un'alleanza da riscoprire

07/07/2016  Il tema è emerso dall'ultimo Festival organizzato a Roma dai Consulenti del lavoro. La sfida è costruire sistemi sociali ed economici in cui la vita familiare possa fiorire ed essere sostenuta dalle leggi e dall’economia, anziché essere condizionata e schiacciata dalle leggi di mercato. E va immaginato un nuovo welfare aziendale, con servizi mirati per i lavoratori con specifici bisogni familiari.

I Consulenti del lavoro hanno organizzato a Roma il Settimo Festival del Lavoro, con il suggestivo titolo “La fatica nelle mani”. Espressione che ha fatto da titolo anche a un breve e stimolante volume, edito dalle Edizioni San Paolo, con la collaborazione del Cisf, che è stato consegnato anche a Papa Francesco, giovedì 30, durante l’udienza generale in Piazza San Pietro. Nel volume emerge con chiarezza che solo dall’alleanza tra famiglia e lavoro si può generare più futuro, per le persone, per le nuove generazioni, per la società tutta. La sfida, in effetti, è quella dell’umanizzazione della società, per costruire sistemi sociali ed economici in cui la vita familiare possa fiorire ed essere sostenuta dalle leggi, dall’economia, dalla vita delle organizzazioni, anziché essere condizionata e schiacciata da invincibili “leggi di mercato”, che sembrano impossibili da vincere, e che antepongono profitto, interesse e competizione a valori quali fiducia, solidarietà, responsabilità, valorizzazione della persona.

Eppure la società per prima, lo Stato, le imprese, lo stesso mercato economico nel suo complesso, non possono fare a meno di questi valori, per poter funzionare. Sostenere la famiglia significa quindi anche riscoprire il suo valore aggiunto per la società, come costruttrice di capitale umano, sociale ed economico. Nel corso del Festival, ricco di presenze autorevoli della cultura, della politica e dell’economia, è stata anche presentata l’interessante indagine “Famiglia, lavoro e gender gap: come le lavoratrici-madri conciliano i tempi”, realizzata dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, che ha evidenziato il persistere di un oggettivo svantaggio lavorativo ai danni di chi fa famiglia, e soprattutto di chi si assume i compiti di cura: in particolare, le madri. L’indagine è ricca di spunti, non solo sulle madri ma anche sui lavoratori maschi/padri, ed emergono con chiarezza i punti critici del mondo del lavoro: due meritano particolare attenzione.

Un primo nodo è la presenza di “circa 900.000 madri che sono inattive perché devono prendersi cura dei figli o di persone non autosufficienti”, ma emerge anche che per la grande maggioranza non aver cercato lavoro è stata una vera e propria “libera scelta di cura”, mentre sono “solo” circa 190mila le madri inattive che non lavorano perché non trovano servizi sostitutivi. Questo conferma che nella famiglia la cura e la solidarietà sono codici forti, scelti liberamente, e peraltro difficilmente sostituibili da un welfare in ritirata. Quindi conviene immaginare di favorire questo “serbatoio di solidarietà” con incentivi fiscali, flessibilità aziendale e supporti formativi, anziché penalizzare le carriere lavorative e la permanenza stessa delle “madri che curano” sul mercato del lavoro.

Il secondo nodo è quindi la necessità di immaginare un nuovo welfare aziendale, con servizi mirati per i lavoratori con questi specifici bisogni familiari; l’analisi dell’attuale welfare aziendale evidenzia invece che questa capacità di sostegni selettivi “family friendly” è ancora poco frequentata dalle imprese nel nostro Paese, mentre prevalgono sostegni individualistici (elaborazione su dati ISTAT/EU SILC). Esemplare è il buono pasto/mensa aziendale, esclusivamente del lavoratore individuale, esteso ad oltre 4 milioni di lavoratori, mentre gli interventi selettivi per i figli hanno platee molto più ristrette: solo 21.000 godono dei sostegni per asili nido/scuole materne, solo 26.000 per rimborsi spese acquisto libri scolastici.

Insomma, oltre a serie scelte di politica pubblica a favore della famiglia (tuttora gravemente insufficienti), servirebbe una vigorosa riorganizzazione degli interventi di welfare aziendale per sostenere i lavoratori con carichi familiari. Perché lì si genera il futuro del Paese, e perché, come è scritto in conclusione del volume “La fatica nelle mani”, “famiglia e lavoro sono due capitali troppo preziosi, per il benessere di una comunità locale, perché la loro combinazione non stia a cuore a tutti quanti”.

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