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giovedì 26 novembre 2020
 
Cinquant'anni dopo
 

Lavoro, ripartiamo dai valori dello Statuto, rafforziamo la dignità

20/05/2020  Il 20 maggio del 1970 veniva definitivamente approvata la legge 300, meglio conosciuta come lo Statuto dei lavoratori, un testo ancora attuale come ci ricorda Papa Francesco quando dice che il lavoro è dignità e che va rafforzata per i precari di oggi. Il commento di Roberto Rossini, presidente Acli

Il 20 maggio del 1970 veniva definitivamente approvata la legge 300, meglio conosciuta come lo Statuto dei lavoratori, un testo fondamentale che stabiliva alcune garanzie come la libertà di opinione all’interno del posto di lavoro, la possibilità di aderire ad un sindacato, oltre a prevedere misure contro i licenziamenti.

Le norme, che cambiavano per sempre il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore, erano il frutto di una stagione politica dove le Acli giocarono un ruolo fondamentale per far entrare “la Costituzione nelle fabbriche”, come disse l’allora Ministro del lavoro Donat-Cattin, che portò a termine quanto iniziato dal suo predecessore, Giacomo Brodolini, scomparso prematuramente. Ebbe una parte importante nell’approvazione dello Statuto anche Vittorio Pozzar, senatore della Democrazia Cristiana, già vicepresidente nazionale delle Acli, nonché direttore dell’Enaip e del settimanale aclista Azione sociale, che fu relatore di maggioranza durante l’elaborazione, la discussione e l’approvazione delle legge. “Non è quindi né una legge classista né una legge eversiva, ma soltanto un provvedimento di applicazione della Costituzione”, diceva lo stesso Pozzar in un intervento al Senato nel 4 dicembre 1969. Ed è questo il punto centrale che sintetizza quello che era il pensiero delle Acli e di quel cattolicesimo sociale e popolare che aveva ricevuto un riconoscimento importante nella fase postconciliare: alla democrazia politica fondata su diritti e doveri del cittadino - e quindi sul sistema parlamentare e sul voto a suffragio universale - si affianca la richiesta di una democrazia economica fondata sul lavoro, un lavoro buono e giusto dove vengano rappresentati i diritti di tutti.

A cinquant'anni da quella stagione, che le cronache dell’epoca ricordano come l’ “autunno caldo”, possiamo dichiarare che lo Statuto fu anzitutto un elemento per affermare la democrazia e per dare vita ad una stagione di protagonismo dei lavoratori e delle loro organizzazioni. Oggi, in un momento storico attraversato dai grandi cambiamenti legati alla rivoluzione digitale e all’esplosione della pandemia, è necessario ripartire dai valori dello Statuto del 1970 per preservare e rafforzare la dignità del lavoro e la democrazia. Se lo aspettano i tanti lavoratori precari, senza contratto, i disoccupati e tutti gli invisibili che avrebbero diritto ad un lavoro sicuro e dignitoso.

Per questo va difeso e ancora oggi incoraggiato l’impegno del sindacato e dei tanti sindacalisti che proseguono una azione fondamentale per la democrazia italiana. I contratti e le forme possono anche cambiare, ma la sostanza deve rimare quella. Come ci ha ricordato Papa Francesco durante la Festa di San Giuseppe Lavoratore, lavorare è la prima vocazione dell’uomo, e questo dà dignità all’uomo: la dignità che lo fa assomigliare a Dio. La dignità del lavoro.

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