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domenica 25 settembre 2022
 
Cinema & valori
 

Dardenne: "Lavoriamo contro l'individualismo"

15/11/2014  Presentato a Cannes, è appena uscito in Italia "Due giorni, una notte", l'ultima opera dei due cineasti belgi con una strepitosa Marion Cotillard. E' il racconto di una lavoratrice costretta a chiedere ai colleghi di rinunciare al bonus di produzione per evitarle il licenziamento.

I fratelli Dardenne con Marion Cotillard
I fratelli Dardenne con Marion Cotillard

Ci voleva un film per aprirci gli occhi e farci tornare alla realtà? Due giorni, una notte di Luc e Jean-Pierre Dardenne è appena uscito in sala (dopo la messe di elogi al Festival di Cannes) e già monta la discussione, si accendono gli animi, si scuotono le coscienze. E’ la storia del drammatico weekend vissuto da Sandra, operaia e madre di famiglia sotto minaccia di licenziamento, costretta a bussare alla porta dei colleghi per convincerli a rinunciare al bonus aziendale salvando il suo impiego. “E’ una vicenda che si svolge qui in Europa, nell’anonima periferia belga che però  poteva essere ambientata negli Stati Uniti, in America Latina, in Cina”, sottolineano all’unisono i fratelli registi. “E’ il racconto della guerra tra poveri di oggi, in un mercato del lavoro selvaggio. Ma non è un documentario. Sandra non è una militante politica. E’ felice di stare con i figli e col marito, cerca le scuole, organizza le vacanze, vive. Quando scopre di essere sull’orlo del licenziamento crolla, si sente perduta. Il film racconta come pian piano arriva a vincere la paura, a trovare il coraggio di lottare. E’ l’elogio della debolezza in cui ognuno di noi può ritrovarsi”.

E’ come se le proteste di milioni di persone scese in piazza in queste ore, le urla dei lavoratori e delle lavoratrici fuori dei cancelli delle imprese in crisi avessero trovato finalmente traduzione in immagini, nella dignità del racconto, nella forza dirompente delle emozioni. Il cinema dei fratelli Dardenne è asciutto, elegante, senza orpelli. Dialoghi e musiche sono ridotti al minimo. Loro non fanno fiction, narrano brandelli di vita vera. La cinepresa s’incolla alla nuca, al cuore dei personaggi e precipita lo spettatore in un vortice di emozioni che nasce, sempre, da racconti minimi. Accade più che mai con Due giorni, una notte. Già vincitori della Palma d’oro a Cannes (per Rosetta e L’enfant) i Dardenne stavolta non hanno vinto. Ma il film è un miracolo di profondità e tenerezza. Nessuno ha mai narrato in modo così intimo il dramma della perdita del lavoro e della dignità. La protagonista Marion Cotillard, senza un filo di trucco, smessi i panni della star da premio Oscar (vinto interpretando Edith Piaf in La vie en rose), l’espressione ora dolce ora persa nel vuoto della disperazione, dà al personaggio le stimmate della verità. Da non perdere la sua intervista pubblicata su Famiglia Cristiana, in edicola da giovedì prossimo. 

“Se il percorso di Sandra è più ottimista di certa realtà è perché noi pensiamo che il cinema debba mostrare come potrebbero essere diverse e possibili le cose”, spiegano i fratelli Dardenne. “Ma non aspettatevi il classico lieto fine hollywoodiano. Il film dice che la lotta solitaria non dà sbocchi. Per potersi ancora guardare l’un con l’altro, stare insieme, bisogna tornare a far germogliare la solidarietà. Ecco la provocazione”.   Miseri decimali di Pil che salgono e scendono mentre l’economia ristagna. Il tasso di disoccupazione. Il Job Act. L’articolo 18. Codici, numeri, sigle che si affastellano sui giornali, in Tv, nella testa delle persone quasi si trattasse di un nuovo, epidemico videogame. Difficile, dietro a questi simboli, percepire i contorni di una realtà che è invece drammatica. Ecco perché Due giorni, una notte non è solo un film magnifico: è un’opera morale. “Difendere il diritto al lavoro, qui da voi l’articolo 18, è tutt’altro che obsoleto. La sicurezza sociale è un valore fondamentale non solo per la democrazia ma anche per l’integrità spirituale della persona”, sottolineano i registi belgi. “Crediamo che la gente sia disposta oggi a cambiare lavoro, avendo però la garanzia di poter continuare a lavorare. La grande menzogna che ci raccontano è che gli statuti del lavoro devono essere modificati per aiutare i giovani. Mentre la motivazione è legata al profitto. Anche noi piccolo borghesi e operai abbiamo però le nostre colpe: siamo affascinati dalla logica del denaro. I valori individualisti hanno preso il sopravvento su quelli di solidarietà e condivisione. E i più deboli rischiano così di rimanere schiacciati”. Parole che colpiscono e confondono. Sembra di ascoltare la voce di papa Francesco.  Nessuna strumentalizzazione, però. E’ soltanto l’eco della verità che rimbomba.

 
 
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