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ECUMENSIMO
 

Le Chiese cristiane: più comunione, affinché l'Italia non volti le spalle a Dio

19/12/2017  In un Messaggio diffuso il 18 dicembre, evidenziata “l’urgenza” di “dare una comune testimonianza al fine di giungere a una piena riconciliazione della famiglia cristiana, così da rendere sempre più efficace l’annuncio della Parola di Dio nella società italiana del XXI secolo”.

Nelle prime righe il pensiero va ai “tanti cristiani che in Medio Oriente e in diversi altri luoghi del mondo vengono perseguitati perché proclamano il loro amore irrinunciabile per Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. La loro testimonianza (..)ci richiama a un risveglio delle nostre coscienze e del nostro discepolato, invitandoci a chiedere per tutti, in ogni luogo, la libertà di culto come un diritto fondamentale”. E’ la prima urgenza che le Chiese cristiane presenti in Italia sentono di dover comunicare nel messaggio “Ecclesia semper reformanda est”,  diffuso il 18 dicembre.

Nato  durante l’incontro che si è svolto ad Assisi, a fine novembre, sul tema della Riforma nelle Chiese, il testo raccoglie gli input dell’intensa tre giorni, lavorati con calma nelle settimane successive. “Nel convegno di Assisi ci siamo incontrati come rappresentanti di varie Chiese, appartenenti a diverse tradizioni d’Oriente e di Occidente. Questo è stato possibile per il cammino che in questi anni ha coinvolto tanti cristiani e tante cristiane in Italia, come in tante altre parti del mondo, per promuovere il supremo testamento di Gesù Cristo, “che tutti siano una cosa sola” (cfr. Gv 17,11)”.

Diffuso a  pochi giorni dal Natale e dalla prossima settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) nel messaggio le Chiese dichiarano di avvertire la medesimo “urgenza”, cioè “di dare una comune testimonianza cristiana al fine di giungere a una piena riconciliazione della famiglia cristiana, così da rendere sempre più efficace l’annuncio della Parola di Dio nella società italiana del XXI secolo”. Viene così espressa senza timori la volontà di proseguire il cammino iniziato per una testimonianza comune: “La divisione dei cristiani è uno scandalo e avvertiamo con chiarezza il peso delle colpe di tutti, delle responsabilità di ciascuno nel non essere stati in grado di procedere più speditamente nella costruzione della piena e visibile comunione, segno dell’unità nella diversità alla quale tutti i cristiani sono chiamati”. Gratitudine viene manifestata a coloro “che da già dall’inizio del secolo scorso hanno lavorato per promuovere l’unità dei cristiani, sia a livello internazionale – attraverso anche le Commissioni di dialogo teologico – sia a livello nazionale. Le cose nuove di Dio sono iniziate non solo per noi ma anche in noi e così si aprono nuove strade di comunione”.

Tra le sfide elencate, emerge quella di confrontarsi con un mondo sempre più plurale - “La testimonianza evangelica e l’impegno sociale delle chiese oggi devono confrontarsi con la realtà multiculturale e interreligiosa senza paure e senza preconcetti, perché siamo chiamati a rispondere per fede alle domande degli uomini e delle donne di oggi che cercano speranza e salvezza” – e quella di saper parlare al mondo senza perdere l'originalità della proposta cristiana: “Come possiamo interloquire con la cultura rimanendo una voce critica e profetica?”.

Alle Chiese viene infine chiesto di diffondere il messaggio e di “contribuire a rafforzare il dialogo a livello locale per favorire la crescita di una testimonianza quotidiana della dimensione ecumenica della fede cristiana”.

Il testo è firmato dai rappresentanti della Chiesa Apostolica Armena, della Chiesa Cattolica Romana, Chiesa d’Inghilterra, Chiesa Ortodossa (Patriarcato Ecumenico e diocesi Ortodossa Romena in Italia) e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (battisti, Esercito della Salvezza, luterani, metodisti e valdesi). La Chiesa Copta Ortodossa e la Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno aderiscono in qualità di osservatori. 

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