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giovedì 01 ottobre 2020
 
 

Le donne di Colonia e quelli che non vogliono integrarsi

09/01/2016  L'analisi sulle vicende di Colonia della storica Lucetta Scaraffia: "Questa vicenda dimostra che l’interculturalità è una questione molto complessa al centro della quale c’è la questione femminile. Le molestie di massa di Capodanno sono un atto politico di aggressività culturale contro le donne e il ruolo che occupano nelle società occidentali dove le donne non sono veramente libere"

Choc culturale, grande esibizione di indignazione, e tornano vecchi slogan sulla libertà delle donne – “vogliamo essere libere di andare dove ci pare, vestirsi come ci pare, amare chi ci pare!” – davanti a episodi molto sgradevoli che ci portano davanti a una realtà che non volevamo vedere. E cioè che l’interculturalità non è facile, non è una favoletta, per realizzare la quale basta solo tanta buona volontà. E al centro di questa difficoltà sta proprio il modo diverso di considerare le donne. Però, invece di buttarci su una nuova indigestione di ideologia, invece di pensare solo a difendere una astratta libertà delle donne, proviamo ad aprire gli occhi sulla realtà.

Non è vero che in Europa le donne non vengano molestate, non è vero che partecipare a una festa in piazza in minigonna non viene letto – anche da maschi europei – come un invito alla disponibilità indiscriminata. Tutte le donne conoscono bene le molestie subite in autobus, in una coda, ovunque la folla permetta al molestatore di dissimularsi. E non è vero che nell’attirare le molestie non conti come si è vestite, quale ora sia della giornata, se si è sole o accompagnate: tutto questo fa differenza anche da noi. L’unica differenza con i fatti delle molestie di piazza a Colonia e in altre città è che da noi si tratta più spesso di un molestatore solo, che si mimetizza nella folla perché sa che l’opinione pubblica – nonché i custodi della legge, se presenti – gli sarebbero contro.
Invece qui si è trattato di gruppi organizzati, e le donne sole si sono sentite circondate da dieci e più giovani violenti, minacciosi: diventava molto difficile, se non impossibile, sfuggire. Si è trattato quindi di un atto politico di protesta contro il nostro mondo, contro il posto che le donne occupano nelle società occidentali, si è trattato di un gesto di aggressività culturale da parte di immigrati che non si vogliono integrare, ma sperano di imporre a noi la loro visione del mondo.

È su questo che i governi devono agire, individuando e punendo i colpevoli da una parte, ma favorendo l’integrazione dall’altra. Certo, siamo ben consapevoli che è proprio la questione femminile al cuore della contesa, ma non si può pensare di risolverla proponendo, come unici nostri valori, la libertà delle donne dalle molestie in qualsiasi modo si muovano nel mondo. Anche perché non è vero che da noi sono veramente libere. La libertà delle donne si fonda sulla possibilità di scegliersi una vita, di studiare, di lavorare, di viaggiare. Anche sapendo di dover affrontare sempre dei problemi, che non sono forse solo culturali, ma che hanno profonde radici nella diversità fra i sessi.

Pensare che tutto si possa risolvere nel contrapporre alla violenza la leggerezza della libertà delle donne di andare in giro come e quando vogliono – proprio come è stato dopo la strage del Bataclan quando sembrava che la nostra bandiera di occidentali si limitasse alla libertà di uscire la sera e andare a un concerto – impoverisce il confronto, lo limita alla sfera ideologica, nega la realtà.

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