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martedì 07 dicembre 2021
 
progetto FARE RETE
 

Le ansie delle famiglie lombarde durante la pandemia

12/10/2021  Paura di ammalarsi, che si ammali un proprio caro, di perdere il lavoro, che non bastino i soldi in emergenza. Sono tante le preoccupazione delle famiglie lombarde durante la pandemia. L'antidoto? Le relazioni, ma anche gli aiuti di parrocchie, enti e associazioni. È quanto emerge dalla ricerca del progetto FARE RETE

Paura di ammalarsi o di vedere un proprio caro ammalato, di non avere abbastanza denaro per fare fronte a un’emergenza, timore di perdere il lavoro: le famiglie lombarde durante la pandemia hanno fronteggiato tante preoccupazioni, lo conferma la ricerca realizzata da un gruppo di ricercatori del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica in collaborazione con il CISF, nell’ambito del progetto FARE RETE, un’innovativa alleanza tra soggetti del privato sociale ed enti locali (25 enti ed associazioni) per ascoltare i bisogni delle famiglie e mettere in campo soluzioni per il loro benessere.

«Il progetto di Fare Rete è nato con l’obiettivo di strutturare un piano di aiuti concreti su tutto il territorio lombardo, sia attraverso le associazioni partner che le reti connesse agli enti lombardi coinvolti: non bisogna infatti dare per scontato che in circostanze difficili come quelle che ci siamo trovati ad affrontare nell’ultimo anno e mezzo, le famiglie si sorreggano con le loro sole forze» spiega Giorgio Tarassi, presidente di Oeffe, capofila del progetto FARE RETE. «È importante che sappiano chiedere aiuto, consapevoli che dall’altra parte c’è chi è in grado di rispondere in maniera concreta ai loro bisogni, pronti ad aiutarli».

La ricerca ha così indagato un campione di 300 famiglie con figli tra i 6 e i 17 anni statisticamente rappresentativo a livello regionale;  sono stati inoltre interpellati, in una prima fase di indagine, anche 48 consultori e 50 associazioni familiari, per avere un quadro più completo delle fragilità e dei servizi messi in campo.

Il dato sul benessere psicologico delle famiglie appare particolarmente preoccupante, in quanto peggiorato per il 40% dei soggetti interpellati, di più per le madri (53% di loro) e per le famiglie con figli adolescenti (53,7% di loro).

Sono infatti le donne a portare un grande peso, legato alla necessità di conciliare tra diversi fronti: sono loro ad aver valutato maggiormente peggiorata la condizione economica della loro famiglia (il 42% contro il 37% del campione generale) e quella lavorativa (il 38,2% contro il 32% del campione generale). La fatica nel gestire insieme vita lavorativa e privata mette particolarmente in risalto la problematica delle madri (ben il 34% delle donne ha difficoltà nel conciliare le due sfere, contro il 24,7% degli uomini).

I padri di famiglia sono invece i più scontenti rispetto alle misure di emergenza ricevute dal Governo durante la pandemia (il 50,1% delle famiglie ha ricevuto uno o due aiuti come bonus vacanze, congedi parentali, cassa integrazione in deroga). Queste misure sono state ritenute poco efficaci perché eccessivamente standardizzate e inadeguate a offrire un supporto ottimale ai bisogni specifici delle famiglie.

Per il 40% dei rispondenti, infine, la scuola ha rappresentato una delle problematiche più grandi da affrontare in pandemia, soprattutto per chi ha più figli, e la didattica a distanza ha ricevuto i voti più elevati come fattore di stress.

Gli antidoti a questo quadro così faticoso? Sicuramente le relazioni interne alle famiglie, che sono rimaste salde. I nonni hanno inoltre rappresentato un aiuto abbastanza-molto importante soprattutto per le famiglie con figli in fascia 6-10 anni), mentre sono rimaste un po’ più sfumate le relazioni esterne, anche a causa delle misure di distanziamento, che hanno fatto percepire maggior isolamento. Anche i mezzi digitali hanno aiutato, per il 73% delle famiglie è stato “un piacere” utilizzare le risorse online.

Ci sono poi stati gli aiuti messi in campo da parrocchie, consultori, associazioni ed enti del privato sociale, che dalla consegna di pasti a domicilio, al potenziamento di sportelli psicologici, all’organizzazione di varie attività ricreative per minori fino alla mediazione dei conflitti hanno costituito un’offerta importante e il più possibile adattata all’emergenza in corso: "Un dato davvero importante che emerge dalla ricerca è che sia le famiglie che i consultori che le associazioni familiari sono stati costretti ad innovare il proprio rapporto con gli strumenti digitali, con innovazioni che sicuramente resteranno anche nei prossimi mesi, come le relazioni on line tra famiglie a distanza, o come nuovi servizi di ascolto e di dialogo da parte di consultori e associazioni”, spiega Francesco Belletti, direttore Cisf.

Per andare incontro alle esigenze e alle problematiche emerse da questa ricerca, sono state pianificate delle azioni concrete per sostenere le famiglie, sia direttamente (attraverso nuove attività rivolte a persone e famiglie) sia indirettamente, tramite le reti afferenti alle associazioni coinvolte (Forum delle Associazioni Familiari e FELCEAF) e agli enti locali che appoggiano il progetto. Qui il link al sito di FARE RETE per conoscere tutte le attività messe in campo e le realtà protagoniste. http://www.oeffe.it/farerete/

 
 
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