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"Le imperfezioni" di Lucia Mascino

19/09/2013  Protagonista di "Una mamma imperfetta", la brava e simpatica attrice anconetana si racconta.

Lucia Mascino
Lucia Mascino

Non è perfetta, lo dice lei stessa, e di sicuro si fa sempre infinite domande. Adora il lato introspettivo della vita al punto che, ricorda, «a 16 anni scrivevo: “Salgono come palloncini al cielo, irrisolti i miei dubbi sinceri”». Si racconta così Lucia Mascino, attrice protagonista di Una mamma imperfetta, la serie già andata in onda sul sito Internet del  Corriere della Sera e che dal 9 settembre è trasmessa da Rai 2.

Trentasei anni, di Ancona, occhi di ghiaccio e, nella timidezza, dei guizzi di irresistibile “follia” che la rendono esuberante. E, come Chiara, la protagonista della fiction, molto ironica. «Da ragazza riempivo quaderni di pensieri, ora invece ho rallentato. Mi creavano problemi nei traslochi! Ma amo anche l’immediatezza, la schiettezza, l’essere semplicemente lì senza nascondersi, aderenti a come si è realmente.
Di nuovo, come fa Chiara nel suo video diario. Il mio primo diario l’ho scritto a otto anni e iniziava così: “Eccomi qui, mi chiamo Lucia. Ho una sorella, Anna, e due fratelli, Paolo e Giuseppe”».

Mamma nella finzione, ma non ancora nella vita, Lucia per entrare nel ruolo del personaggio ha fatto tesoro, dice, «delle esperienze delle amiche mamme raccontate in lunghe telefonate di sfogo o domeniche pomeriggio passate al parco. E di un apprendimento assorbito quasi in modo naturale: il modo di essere madre di mia madre. Quando mamma ha visto la serie mi ha detto: “Certo, Lucia, sei stata fortunata, ti ho dato molti spunti”. La mia famiglia? Bellissima, tutti compresi, anche i nonni». 

La famiglia protagonista di "Una mamma imperfetta".
La famiglia protagonista di "Una mamma imperfetta".

Bella nella vita come in Tv, tanto che Una mamma imperfetta è diventata presto un appuntamento fisso per tante amiche che si vedevano per l’aperitivo, aspettando di condividere quegli otto minuti giornalieri di divertimento e riflessione. «Quando le emozioni sono sincere e immediate, viene voglia di condividerle con gli altri e subito si amplificano».

E la penna di Ivan Cotroneo, autore e regista, ha fatto la sua parte, trovando l’equilibrio giusto fra l’eccezionalità del personaggio e la verosimiglianza, quel mix che rende appetibile il racconto e consente l’identificazione. A partire dalla protagonista. «Chiara è una donna di quarant’anni, mamma di Antonio di 10 anni e Maria di 7, e moglie di Davide. Lavora in un centro di ricerche statistiche, è abituata a farsi un sacco di domande o forse ha scelto quel lavoro proprio perché si fa un sacco di domande. È sempre in ritardo su tutto perché, per esaurire la lista delle cose da fare ogni giorno, servirebbero 48 ore. Eppure, è proprio nel momento in cui è certa di non farcela che esce il meglio di sé, così adorabilmente imperfetta. Come tutti».  Chissà se c’è uno sguardo sulla contemporaneità della famiglia... «Per me famiglia è dove sai di poter trovare riparo, accoglienza, spinta ad andare con la certezza che potrai tornare in ogni momento. È l’idea di un luogo fisico ed emotivo che ti protegge e insieme ti permette di essere quello che sei, in totale libertà. Ecco, questa per me è la famiglia, quella che vorrei costruire».

Nel frattempo Lucia si dedica, tra teatro, cinema e Tv, alla carriera che inizia – racconta divertita – «con un corso serale di teatro a Numana,
perché avevo già partecipato a tutti i corsi che avevo trovato: pittura, fotografia, birdwatching, salsa e merengue. Restava solo il teatro e ho capito subito che lì si parlava una lingua che già conoscevo. Da allora non ho più smesso». Poi le esperienze teatrali con Filippo Timi e il cinema con Giuseppe Piccioni e Alessandro Rossetto, piccole collaborazioni con Nanni Moretti, Roberto Andò e Carlo Mazzacurati. «Ma sto ancora aspettando il ruolo giusto. Che in Tv e nel Web è arrivato con Una mamma imperfetta». Il modello di attrice a cui tende è alto: «Mariangela Melato. Non dimenticherò mai una sera, dopo una replica, quando arrivò in camerino entusiasta dello spettacolo. E io che avevo sempre immaginato il contrario, di salire le scalette per dirle quanto era brava». 

Appassionata e volitiva, Lucia, che legge e rilegge Rime tempestose, le poesie comiche di Alessandra Berardi, e ha riscoperto da poco l’epistolario di Giacomo Leopardi, da bambina sognava di avere un albergo a Venezia «con il tappeto rosso» e oggi, proprio in quella città, ha partecipato alla Mostra del cinema con Piccola patria, il film di Rossetto dove, ancora una volta, fa la mamma. «Una donna silenziosa, osservatrice, che sembra soccombere, ma in realtà è risolutrice, come solo le donne sanno essere».  Da piccina, quando giocava con i fratelli usando le foglie come soldi, aveva un piccolo bar, per sole due persone alla volta e i liquori in miniatura, che il padre le portava dai viaggi. Oggi, il suo sogno è semplicemente di «essere una persona migliore».

 
 
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