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martedì 03 agosto 2021
 
 

La lenta agonia del servizio civile

12/07/2010  Per il 2011 il Governo stanzia 125,6 milioni di euro a fronte dei 170 disposti sia per il 2009 che per il 2010. Diminuiscono così coloro che sono avviati a fare attività utili.

Foto sintesi
Foto sintesi

Venti milioni di euro per corsi di formazione ai giovani da parte delle Forze armate. E’ il contenuto di un emendamento alla manovra finanziaria (il progetto era già in discussione in un disegno di legge al Senato) che prevede tre settimane "formative" in caserma per tutti i giovani che lo desiderino. L’appello alla mobilitazione contro questo investire sulla “formazione militare” dei giovani italiani arriva dalla Tavola della pace («Bella educazione... E intanto si tagliano i fondi a scuola e università»). Nel mentre, il servizio civile rischia il tracollo per mancanza di risorse economiche sebbene il suo valore formativo sia ribadito dalla legge 64/01.   

    Tagli. Per il 2011 la cifra stanziata per il servizio civile risulta essere di 125,6 milioni di euro, a fronte dei 170 milioni disposti sia per il 2009 che per il 2010. Di conseguenza diminuisce il numero di persone che potranno essere avviate al servizio: quest’anno 24.747 secondo i dati forniti dall’Ufficio nazionale servizio civile, un numero decisamente minore rispetto ai 30.377 avviati al servizio civile nel 2009, ai 27.011 del 2008 e ai 43.416 del 2007. Le previsioni dell’Ufficio nazionale per il servizio civile (Unsc) parlano di non più di 15.000 giovani che potranno essere accettati nel 2011. Tutto ciò,  a fronte di 69.700 volontari richiesti dalle varie strutture del territorio italiano all'Unsc. 

    La Conferenza nazionale enti servizio civile (Cnesc) è preoccupata: «I tagli rischiano di mettere in discussione l’esistenza stessa del servizio civile nazionale». E sollecita uno stanziamento straordinario; inoltre, chiede che il numero minimo di volontari per anno si stabilizzi sui 40mila giovani. Propone, inoltre, che il fondo nazionale sia costituito da fondi statali insieme a fondi regionali, provinciali e comunali, e da stanziamenti privati, di fondazioni bancarie, da donazioni nonché da una quota dell'8 per mille. 

  Federalismo. Insomma, la preoccupazione si diffonde mentre al Senato è in discussione il disegno di legge di riforma proposto dal Governo che, ha annunciato il sottosegretario Carlo Giovanardi con delega al settore, prevede maggiore flessibilità nei progetti, regola l’utilizzo dei fondi e il rapporto con gli enti locali. Sul tavolo c’è anche la questione delle regionalizzazione del Servizio civile nazionale: chi difende questa posizione – ad esempio un gruppo di enti locali e organizzazioni del Nord Italia, ma anche esponenti della Lega nord e alcuni parlamentari del Pd – ritiene che i progetti siano più efficaci se declinati sulle esigenze locali. 

    Ma l’idea di una regionalizzazione non piace a Giovanardi, per il quale porterebbe a sbaraccare il Servizio civile nazionale. Dunque, niente federalismo in questo ambito. La Cnesc, pure contraria alla regionalizzazione, è per dare a Enti locali e Regioni compiti quali la definizione del piano triennale e la formazione degli operatori degli enti, oltre alla valutazione e rendicontazione; all'Unsc l'attuazione del piano triennale, la gestione dell'accreditamento delle organizzazioni, la gestione fondo nazionale, la valutazione dei progetti finanziati da fondi statali, la formazione dei giovani.   

    Volontari e disabilità. In questi mesi alcune organizzazioni operanti nel settore hanno chiesto di destinare una quota dei volontari a progetti legati all’assistenza dei disabili gravi. «Il servizio civile non è il tappabuchi delle carenze statali» - ha commentato la Cnesc - «ma uno strumento di crescita e di educazione dei giovani e della società civile ai principi fondanti la nostra Costituzione quali la pace, la solidarietà e la cittadinanza attiva. E questo deve restare! Il 60% dei progetti degli enti della Cnesc è realizzato nel settore dell’assistenza tra cui anche della disabilità, eppure pensiamo che solo con la garanzia di un contingente minimo di 40 mila volontari all’anno e finanziamenti conseguenti sarà possibile collocare la richiesta senza far esplodere il sistema». 

    Anche l'Arci-servizio civile ha espresso contrarietà per bocca del presidente Licio Palazzini: «Noi faremo pressione perché il tema della disabilità sia affrontato in un'altra prospettiva, cioè di includere i giovani portatori di handicap come selezionati nei progetti e non come destinatari delle attività».   

    Selezione: “deriva elitaria”? La selezione dei giovani è al centro di una indagine condotta dalle Acli tra il 2009 e aprile 2010. Emerge che il servizio civile è diventato una specie di anticamera occupazionale: lo pensano i ragazzi (uno su 5 lo svolge “per guadagnare qualcosa”, come rivela una ricerca condotta dalla società Swg sui volontari impegnati con l’Arci) e lo pensano gli stessi enti. «Attenzione a questa "deriva elitaria" del servizio civile», commenta Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli. Che aggiunge:  «Credo che debba rimanere innanzitutto uno strumento educativo, il più possibile allargato e pertanto ritengo che anche il processo di selezione vada rivisto. Il servizio civile non dovrebbe essere rivolto solo a quei ragazzi che hanno già delle professionalità e che possono essere più utili alle organizzazioni, ma dovrebbe essere aperto a tutti coloro che sono disposti a mettersi in gioco nel sociale. Diversamente si trasforma il servizio in una fonte di manodopera a basso costo tanto per le organizzazioni sociali quanto per il settore pubblico. A me piacerebbe che anche i ragazzi di Scampia facessero il servizio civile. Ma oggi non è così: non passerebbero mai le selezioni».

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