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Andemm al domm… contro la crisi delle scuole paritarie

08/04/2016  Le voci di docenti, genitori e dirigenti che sabato 9 aprile partecipano alla marcia Andemm al Domm in favore delle scuole paritarie che versano in grave crisi. Molti istituti stanno chiudendo. Un vero peccato perché una scuola libera aiuta a crescere.

Le piccole voci dei bambini che frequentano l’Istituto paritario Regina Carmeli di Milano stanno provando da giorni con entusiasmo la loro canzone. È quella che li accompagnerà sabato mattina durante la 34esima edizione della marcia Andemm al Domm, l’ormai tradizionale occasione di ritrovo per tutte le persone che partecipano a realizzare la scuola pubblica nella diocesi di Milano, dai bambini dell’Infanzia agli studenti della Secondaria di Secondo grado, genitori, insegnanti e dirigenti compresi. Tutti marceranno all’insegna del tema 2016 Una scuola libera ci aiuta a crescere e raggiungeranno il Duomo, dove ad accoglierli ci sarà l’arcivescovo Angelo Scola. Per i bambini dell’Istituto delle suore carmelitane di Santa Teresa di via Monviso quest’anno un’emozione in più: il testo è tra i vincitori del concorso musicale, allievi di infanzia e primaria canteranno sul palco allestito in piazza.

Suor Nicoletta, docente della scuola primaria dell’Istituto, domani sarà in marcia con i suoi bambini: «È importante partecipare numerosi, unire le voci delle famiglie per far sentire la voce della libertà di scelta educativa. Con la legge 62 del 2000 le scuole paritarie fanno parte costitutiva dell’unico sistema educativo nazionale e svolgono una funzione pubblica nell’interesse del bene comune. Ma spesso non tutti possono permettersi di scegliere». E molti istituti stanno chiudendo: le scuole paritarie attive nel territorio nazionale nell’anno scolastico 2014/2015 erano infatti 13.498, 349 in meno rispetto all’anno scolastico 2012-13, con una flessione pari al 2,5% (elaborazione Tuttoscuola su dati Miur). «È un problema economico. Noi abbiamo, tra infanzia e primaria, 15 docenti per 374 alunni: molte le richieste, che non siamo sempre in grado di soddisfare, classi numerose fino a trenta alunni e sopravviviamo perché otto delle nostre insegnanti sono religiose, quindi non percepiscono uno stipendio».

   Le fa eco Katia Dalto, preside della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Gonzaga di Milano, anche lei pronta a marciare: «La scelta purtroppo non è libera ma è legata alle possibilità economiche della famiglia. Andiamo incontro a forti spese, l’80% delle quali è destinato allo stipendio dei docenti». Che spesso rinunciano a insegnare nelle paritarie per passare alle scuole statali, per molti motivi: «Non sempre possiamo dare la garanzia del posto fisso», spiega la preside, «se perdiamo alunni siamo costretti a licenziare. E inoltre, anche se il contratto dei nostri insegnanti è quello Agidae, molto favorevole ai docenti, c’è comunque una differenza nella remunerazione rispetto alla scuola statale, di circa 200-300 euro mensili». E i dati parlano chiaro: a causa della crisi economica, in un anno 5mila professori hanno perso la cattedra, come si legge nella XVII edizione del rapporto del Centro studi per la scuola cattolica della Conferenza episcopale italiana (ed. 2015).

Ma alcuni docenti restano. Laura Bennardo insegna educazione musicale all’Istituto suore Santa Dorotea di Cemmo di Milano: «Mio marito lavora nella scuola statale, c’è una differenza negli stipendi. Ma io ho scelto di rimanere qui perché l’offerta formativa è di ottimo livello e c’ è molta attenzione alla persona, sia essa alunno o insegnante. Quando ho perso mia madre le mie colleghe mi sono state vicine tutte, qui ho trovato una famiglia. L’amicizia può capitare anche nella scuola pubblica, certo, ma chi insegna in una scuola cattolica fa una scelta di un certo tipo, condivide determinati valori».

Che sono gli stessi di quelli di molti genitori. Rita Zama, ricercatrice universitaria, ha una figlia iscritta alla scuola dell’infanzia: «La mia bimba, Maria Giovanna, frequenta un istituto religioso, suore che vivono in comunità e questo è un valore aggiunto per me. Siamo una famiglia media, per portare avanti questa scelta che è anche di fede rinunciamo ai week end fuori, a qualche cena al ristorante, alle vacanze. Marcerò domani, perché chi non se lo può permettere non può rinunciare alla possibilità di dare a un figlio determinati insegnamenti».   

La scelta di un cammino per molti, dunque. Ma nessuna opposizione tra scuola statale e paritaria, si procede insieme anche per le vie di Milano: «Andemm al Domm nasce oltre trent’anni fa per volontà del Cardinal Martini, arcivescovo di allora, come manifestazione unica delle scuole cattoliche della diocesi. Negli ultimi anni, tuttavia, per volontà del cardinale Scola la riflessione sulla scuola unisce scuole paritarie e statali senza contrapposizioni: è stata invitata anche l’Age, l‘associazione italiana genitori della scuola statale, che sarà presente. Perché la scuola pubblica è un bene comune».

Parla Michele Ricupati, presidente dell’Agesc delle province di Milano e Monza Brianza e presidente protempore dell’associazione Marcia della scuola cattolica che da 34 anni promuove l’Andemm al Domm. «Domani in piazza si attendono oltre 20 mila persone», aggiunge. Per una scuola in cui crescere, «di qualità, libertà, cura e umanità», come canteranno sul sagrato del Duomo i bimbi dell’Istituto Regina Carmeli, che ancora per oggi continueranno felici le loro prove.

 
 
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