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mercoledì 10 agosto 2022
 
Zootecnia sostenibile
 

A Ferrara le pecore diventano giardiniere

07/04/2016  Un utile e originale accordo quello tra il Comune di Ferrara e il pastore bresciano Massimo Freddi. Il suo gregge di 800 pecore sarà il tosaerba naturale delle Sottomura cittadine. Con grande risparmio per l'amministrazione e il plauso della Coldiretti

Sono diventate una vera attrattiva per i turisti e per i bambini delle scuole di Ferrara. Un gregge di 800 pecore, più qualche capra e due cani pastori per tenerle a bada, una vera e propria squadra di giardinieri arruolati ufficialmente dal Comune per la manutenzione del verde delle Sottomura cittadine. Un vero spettacolo per gli occhi, oltre che un notevole risparmio per l’amministrazione che si avvarrà delle pecore come tosaerba naturali ed ecologici, oltre che per concimare il prato.

L’iniziativa è frutto di un accordo tra il Comune di Ferrara e il pastore bresciano Massimo Freddi, che è partito a settembre dalle montagne della Val Trompia e qualche giorno fa è arrivato fino alle mura cittadine, sostando nell’area messa a disposizione. Fino a maggio le pecore potranno brucare l’erba gratuitamente, in cambio del servizio reso.

 Dopo un primo momento di perplessità, anche i ferraresi sembrano apprezzare le nuove arrivate. L’amministrazione infatti ha garantito sulla salute del gregge, che è stato regolarmente trattato con antiparassitari ed è quindi immune dalle zecche. Nelle settimane di permanenza in città anche i bambini delle scuole saranno coinvolti in attività formative, organizzate dal circuito delle Fattorie didattiche.
Ferrara è la prima città emiliana a sperimentare un progetto di “zootecnia sostenibile”. In Italia ci sono precedenti, per esempio a Torino e in Lombardia, ma l’esperienza pilota è senz’altro quella di Parigi, che ha fatto venire pecore dalla Bretagna per la manutenzione di alcuni parchi cittadini.

Intanto il Comune di Ferrara ha confermato il progetto anche per il prossimo anno, guadagnandosi il plauso della Coldiretti regionale che sottolinea come questa scelta “costituisca un segnale importante per valorizzare il ruolo che pecore e capre, ma anche mucche, asini e cavalli, già svolgono in molti territori, spesso di montagna, per tenere rasati i prati e i pascoli, salvaguardandoli dai dissesti idrogeologici”.

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