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sabato 22 gennaio 2022
 
Una scelta populista
 

Marine Le Pen, il gran rifiuto di indossare il velo islamico

22/02/2017  Nel suo recente viaggio in Libano la candidata della destra radicale del Front National alla presidenza si è rifiutata si indossare il velo all'incontro con il Muftì Abdellatif Deriane, massima autorità musulmana sunnita del Paese. Ma pare più una decisione propagandistica per ottener maggiori consensi, che una testimonianza a favore dei diritti delle donne. Un gesto banalmente provocatorio.

(Nella foto sopra: Marine Le Pen incontra il cardinale Bechara Boutros Rai del Libano, Patriarca maronita di Antiochia, incontro che è avvenuto senza indossare alcun velo. Il previsto incontro con il Muftì sunnita è invece saltato per il rifiuto della leader del Front National di indossare il velo islamico

 

L'essere umano è un animale simbolico. Lo è da sempre e sempre resterà tale. Il suo modo di gestire, di abbigliarsi e di esprimersi ad ogni livello corrisponde a un sistema di gerarchie, di priorità e di valori di cui forse non è neppure consapevole, ma che sono talvolta più stringenti delle stesse norme ufficialmente espresse in codici e regolamenti. Chi si presenta ad "altri", cioè a tutti i non occidentali moderni o postmoderni, siano essi musulmani ma anche di altre culture orientali o extraeuropee, sa che in qualche modo va a incontrare persone che possono avere una concezione del mondo "tradizionale" più simile a quella dei nostri nonni che a quella dei nostri figli. Ovviamente ha tutto il diritto di non uniformarsi a usi e costumi locali, in nome dell'emancipazione femminile ad esempio o di altre "conquiste" peraltro recenti e ancora problematiche nel pur tanto progredito Occidente.

 

Temo che il caso di Marine Le Pen in Libano - che nel suo recente viaggio si è rifiutata di indossare il velo al previsto incontro con il Muftì Abdellatif Deriane, massima autorità musulmana sunnita del Paese, provocando dunque l'annullamento dell'incontro - appartenga a ben altra tipologia: una scelta propagandistica per ottener maggiori consensi, ma nulla di più. I sedicenti paladini della civiltà più progredita e illuminata farebbero meglio a occuparsi dei gravi problemi che una liberalizzazione superficiale e sguaiata ha già prodotto a casa nostra. Giovanissimi ragazzi e ragazze che nel loro linguaggio e comportamento dimostrano quotidianamente l'inconsistenza di qualsiasi limite nel loro modo di atteggiarsi e di vestire: mi parrebbe prioritario rispetto a "sfide" poste in atto a favore del circo mediatico per evidenti scopi elettorali. Persino una visita al Papa non sarebbe cancellata a causa del rifiuto di qualsiasi signora d'indossare un simbolico velo... ed è bene che ne andiamo fieri in quanto cristiani post-conciliari e ormai affrancati da meri formalismi.

 

Altra cosa è sdoganare un atteggiamento provocatorio - come quello della candidata della destra radicale del Front National alle Presidenziali francesi, specie con autorità religiose di mondi ancora legati a una visione tradizionalista o "classica" delle relazioni fra i due sessi. Non credo, francamente, che il diritto di "scoprirsi" sia prioritario rispetto ad altre questioni... I diritti delle donne sono spesso violati da legislazioni o usi di stampo medievale in Paesi assai meno evoluti del Libano, rispetto ai quali non si osa levare neppure un tenue lamento a causa dei consistenti interessi economico-finanziari che finiscono per rivelarsi gli unici "valori non negoziabili" di un teatro politico ormai privo di ogni credibilità.

 

Il populismo che un po' ovunque avanza si basa su questa ipocrita asimmetria. Il che è estremamente grave, vista la situazione di molti paesi Mediorientali e Nordafricani, nostri dirimpettai nell'ormai stretto Mediterraneo. Eppure il Marocco ha appena depenalizzato l'apostasia e ben un terzo degli immigrati musulmani in Italia da là vengono, ma pare che le cosa abbia poca rilevanza rispetto a foulard e burkini... Esser simbolici è inevitabile, fare i finti tonti resta tuttavia poco encomiabile.

 

Paolo Branca, docente di Lingua e Letteratura Araba e Islamologia all'Università Cattolica di Milano

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