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venerdì 18 giugno 2021
 
 

Gerusalemme, così rivive la città

19/07/2013  "Pietre della memoria", il progetto della Custodia di Terra Santa per ristrutturare le case dei cristiani a Gerusalemme Vecchia.

Un'abitazione in Gerusalemme Vecchia (foto del servizio: R. Gobbo).
Un'abitazione in Gerusalemme Vecchia (foto del servizio: R. Gobbo).

Una cucina, un piccolo bagno, un soppalco per dormire, tutti insieme, Jamil, la moglie e 4 figli. Spazi ristretti e promiscuità tra genitori e figli, e tra maschi e femmine. Aida è vedova, ha due figli a carico. La sua casa è resa insalubre dall'umidità; muffe e funghi impregnano molte superfici. Issa e Nahla sono anziani. Vivono con il più giovane dei loro cinque figli, Feras, che non può lavorare perché ha perso una gamba in un incidente. L'appartamento è fatiscente. Per loro, come per altre 400 famiglie, la situazione economica è difficile. Impossibile trovare i soldi per ristrutturare casa.

Benvenuti nella Città Vecchia di Gerusalemme, dove vive la comunità cristiana: 400 appartamenti in 63 edifici di proprietà della Custodia di Terra Santa, alla quale gli inquilini pagano affitti simbolici. E' una zona sovraffollata, dove in un piccolo appartamento convivono diversi nuclei familiari, le case sorgono addossate le une alle altre con, al centro, cortili, chiamati “hosh”; attorno, si sviluppa la vita della gente, orgogliosa, soprattutto gli anziani, che portano negli occhi tutta la sofferenza della loro terra. Le abitazioni, spesso prive di finestre, sono insalubri e insicure, e per lo più mancano dei servizi di base igienico-sanitari. Ma le “Pietre della memoria” non si devono sbriciolare, perché custodiscono le pietre vive.

L'ingegner Ettore Soranzo.
L'ingegner Ettore Soranzo.

Si chiama proprio “Gerusalemme. Pietre della memoria” il progetto della Custodia con il quale, attraverso la propria organizzazione ATS Pro Terra Sancta, essa intende rispondere all'emergenza abitativa. «La Custodia ha iniziato ad acquistare e costruire case per i cristiani poveri già prima del 1800 e lo fa ancora adesso, per garantire alla popolazione cristiana di continuare a vivere accanto ai Luoghi Santi – spiega l'ingegner Ettore Soranzo, responsabile dell'Ufficio tecnico -. Negli anni, si è sempre provveduto alla manutenzione, investendo più o meno risorse a seconda delle possibilità economiche. A partire dal 2007, è iniziata una campagna massiccia di ristrutturazioni, anche perché, a seguito della costruzione del muro di separazione tra Israele e Territori palestinesi, il numero di richieste di alloggi è notevolmente cresciuto».

- Di che tipo di interventi necessitano le abitazioni?
«Si tratta di ristrutturare edifici o impianti fatiscenti, ampliare, dove possibile, per le famiglie numerose, riadattare appartamenti abbandonati. I problemi più urgenti riguardano la messa a norma dei sistemi elettrici e di riscaldamento e la messa in sicurezza di costruzioni a rischio crollo. Parecchie abitazioni, inoltre, necessitano di sistemi di isolamento per arginare l'umidità, dannosa per la salute. Per molte case, si tratta di portare il bagno, che è fuori, all'interno. Un progetto ambizioso, ma oneroso, che richiede ingenti risorse economiche, e che continuerà per almeno i prossimi dieci anni».

Un aspetto interessante è che viene impiegato personale locale. Il team attuale è formato da 54 operai palestinesi, due capi operai e un architetto. «Formare per poi assumere personale locale – continua l'ingegner Soranzo – è una scelta precisa dei francescani di Terra Santa, che da sempre si occupano dell'educazione e della formazione della popolazione. All'inizio del Novecento, essi avevano avviato importanti officine di lavorazione del ferro, della pietra, del legno, insegnando moderne tecniche costruttive e avviando al lavoro centinaia di ragazzi. Oggi continuano su questa linea, impegnando operai locali, che lavorano, in particolar modo nella Città Vecchia, ma anche nel cantiere sul Monte Nebo, in Giordania. Queste persone, abituate alla disoccupazione o a lavori saltuari o a giornata, spesso sottopagati, o senza garanzie di alcun tipo, sperimentano per la prima volta un lavoro stabile e in condizioni contrattuali regolari. Guadagnano 50 euro per una giornata di lavoro di 8 ore più una di straordinario. Dare una mano a chi non sa come mantenere la famiglia e strappare ragazzi alla strada o a vie di guadagno facili, è un contributo importante allo sviluppo del territorio. La supervisione dei lavori è affidata a un gruppo di esperti locali ed espatriati, che assicura il rispetto delle caratteristiche storiche ed architettoniche degli edifici, così da migliorare l'aspetto generale della città, spesso deturpato da abusi edilizi in materiali di fortuna, e salvaguardare il patrimonio immobiliare della Custodia, fondamentale per testimoniare la presenza cristiana nei Luoghi Santi. Da sottolineare, poi, che, assumendo noi direttamente il personale, riusciamo a risparmiare mediamente tra il 20 e il 50% e abbiamo risultati migliori nell'esecuzione dei lavori, rispetto a quando appaltavamo a imprese locali».
 
Per questi operai è una manna lavorare per la Custodia. E' gente abituata a una vita dura. Nei villaggi dove abitano, sarebbero condannati alla disoccupazione. Allora, ben venga un lavoro a Gerusalemme, nonostante le difficoltà di entrare nella Città Santa per chi viene dalla Palestina. Ogni giorno, tra la loro casa e il luogo di lavoro c'è il check point. Arrivano alle 4 del mattino, si mettono in coda, pigiati, quasi schiacciati, e attendono pazienti di poter entrare in Israele per essere a disposizione del Custody Technical Office alle 8. Mentre sorge l'alba, varcano il muro dentro un corridoio sbarrato da entrambi lati, una gabbia, dove corpi di uomini fluttuano avanti e indietro a seconda dell'ondeggiamento generale, ogni tanto qualche passo avanti, un po' alla volta, a seconda della “bonarietà” dei soldati israeliani, che decidono quando aprire i cancelli. Non tutti sono cristiani, alcuni sono musulmani, ma scelgono di lavorare per aiutare i cristiani arabi della Città Vecchia. La sera, tragitto inverso. Tornano a casa per la cena, qualche ora in famiglia, il riposo, ed è già ora di ripartire.

Dai 10 ai 15mila euro è il costo medio per la ristrutturazione completa di un appartamento di medie dimensioni in edifici senza problemi di ordine strutturale; 270 euro/metro quadro, per interventi in appartamenti situati in edifici più recenti; 370 euro/metro quadro, per interventi in appartamenti situati in edifici storici. Per rifare un servizio igienico servono 2.500 euro. Un sacco di cemento costa 6 euro, 60 euro per 10 metri quadri di piastrelle.

La Custodia, consapevole che, solo grazie al contributo di milioni di cristiani in tutto il mondo che da sempre si fanno carico della conservazione dei Luoghi Santi, si potrà sostenere il progetto “Pietre della memoria”, lancia un appello. Chi volesse accoglierlo, può fare una donazione con bonifico bancario intestato a Banca Etica: Associazione di Terra Santa – IBAN IT67 W050 1812 1010 0000 0122 691 – BIC: CCRTIT2T84A (per accrediti fuori EU) – causale: Gerusalemme, Pietre della memoria. La donazione si può effettuare anche online: http://www.proterrasancta.org/it/aiuta-la-terra-santa/aiutaci/

 
 
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