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domenica 05 dicembre 2021
 
 

Le prime "ceneri" di Francesco

05/03/2014  Lo scorso anno era stato papa Benedetto, dopo l'annuncio della rinuncia al Pontificato, a celebrare le ceneri in Vaticano. Quest'anno papa Francesco ha scelto Santa Sabina.

E' il cardinale Tomko che impone le ceneri a papa Francesco alla fine della celebrazione. Prima la stazione quaresimale nella basilica di Sant'Anselmo, all'Aventino, poi la processione fino a Santa Sabina dove si è celebrata la messa. Una cornica unica, con i monaci camaldolesi e domenicani, con i quali il Papa si è intrattenuto alla fine della serata. Ma, mentre papa Francesco parla e ammonisce soprattutto la curia "Quando io guardo nel piccolo ambiente quotidiano alcune lotte di potere, per gli spazi, io penso: ma questa gente gioca a Dio creatore, ancora non se ne sono accorti che non sono Dio", , risuonano nella mente anche le parole pronunciate da Benedetto XVI, per le ceneri del 13 febbraio dello scorso anno nella basilica di San Pietro, due giorni dopo l'annuncio della sua rinuncia al Pontificato: "Laceratevi il cuore e non le vesti", aveva detto Ratzinger con le parole del profeta. E aveva aggiunto: "In effetti anche ai nostri giorni, molti sono pronti a 'stracciarsi le vesti' di fronte a scandali e ingiustizie - naturalmente commessi da altri -, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio 'cuore', sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta".
E il tema della conversione è quello evocato anche da papa Francesco, quest'anno sia nell'udienza generale che nell'omelia. Partendo dal versetto previsto dalla liturgia, papa Francesco sottolinea che "L’appello profetico costituisce una sfida per tutti noi, nessuno escluso, e ci ricorda che la conversione non si riduce a forme esteriori o a vaghi propositi, ma coinvolge e trasforma l’intera esistenza a partire dal centro della persona, dalla coscienza. Siamo invitati ad intraprendere un cammino nel quale, sfidando la routine, ci sforziamo di aprire gli occhi e le orecchie, ma soprattutto il cuore, per andare oltre il nostro 'orticello'".
Il Papa si sofferma poi a indicare i tre elementi necessari per intraprendere il camino di conversione: la preghiera, il digiuno e l'elemosina, "tutti e tre comportano la necessità di non farsi dominare dalle
cose che appaiono: quello che conta non è l’apparenza; il valore della vita non dipende dall’approvazione degli altri o dal successo, ma da quanto abbiamo dentro".
La preghiera, spiega papa Francesco deve essere più "intensa, più assidua, più capace di farsi carico delle necessità dei fratelli, di intercedere davanti a Dio per tante situazioni di povertà e di sofferenza".
Il digiuno, che non può essere formale, "ha senso se veramente intacca la nostra sicurezza, e anche se ne consegue un beneficio per gli altri, se ci aiuta a coltivare lo stile del Buon Samaritano, che si china sul fratello in difficoltà e si prende cura di lui. Il digiuno comporta la scelta di una vita sobria, che non spreca, che non “scarta”. Digiunare ci aiuta ad allenare il cuore all’essenzialità e alla condivisione".
E, infine, l'elemosina che "indica la gratuità, perché nell’elemosina si dà a qualcuno da cui non ci si aspetta di ricevere qualcosa in cambio. La gratuità dovrebbe essere una delle caratteristiche del cristiano, che, consapevole di aver ricevuto tutto da Dio gratuitamente, cioè senza alcun merito, impara a donare agli altri gratuitamente. Oggi spesso la gratuità non fa parte della vita quotidiana, dove tutto si vende e si compra. Tutto è calcolo e misura. L’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere".

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