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mercoledì 27 ottobre 2021
 
Tra crisi umanitarie e politiche
 

Le tante emergenze della regione sudanese

14/08/2013  Nel Darfur è di nuovo emergenza umanitaria. Mentre nel Sud, nello Stato del Jonglei 120 mila profughi fuggono e il Governo di Juba è stato azzerato e sostituito dal Presidente Salva Kiir.

È di nuovo emergenza in Darfur. L’allarme viene da Medici senza frontiere (Msf). Nella martoriata regione occidentale del Sudan, teatro di una guerra civile che dura ormai da dieci anni, «decine di migliaia di persone sono fuggite dai violenti scontri nel Darfur nel periodo compreso fra gennaio e maggio 2013 e hanno cercato rifugio nella zona di Tissi, nel sud-est del Ciad», scrive Msf.

Un’indagine retrospettiva sulla mortalità, condotta all'inizio di maggio e pubblicata dall’organizzazione umanitaria internazionale, rivela che il 93% delle morti tra gli sfollati è avvenuto in Darfur, prima di raggiungere il Ciad, ed è stato causato principalmente dalla violenza. Msf ha raccolto informazioni tra più di 15 mila persone, in 2.658 famiglie, equamente divise tra rifugiati e rimpatriati.

Nelle testimonianze rese all’équipe dell’Ong, i rifugiati descrivono attacchi in cui è stato sparato a molte persone e i villaggi dati alle fiamme, rasi al suolo e saccheggiati. Il primo dato significativo è che la maggior parte delle morti si è verificata in Darfur prima di attraversare il confine con il Ciad.

Anche il Pam (Programma alimentare mondiale dell’Onu) conferma l’emergenza: secondo l’agenzia umanitaria gli scontri e le violenze hanno provocato 250 mila sfollati e 30 mila rifugiati nel vicino Ciad.

Tutta la regione è instabile

Ma non è solo il Darfur a passare un’altra stagione difficile. Anche il giovane Stato del Sud Sudan vive un momento di forte instabilità politica.

Sono trascorsi solo due anni da quando, il 9 luglio 2011, il Paese è diventato indipendente dal Sudan. Nazione giovane, ma già in crisi: il 23 luglio scorso il presidente Salva Kiir ha destituito il vicepresidente, il governo coi suoi 29 ministri e il segretario del Movimento Popolare di Liberazione del Sudan (il partito di governo), accusato di appropriazione indebita e istigazione alla violenza.

In poco più di una settimana l'esecutivo è stato rimpiazzato con la nomina, il 1 agosto, di 18 ministri, ma già il 6 agosto il presidente ha modificato gli incarichi, aggiungendo cinque donne e creando nuovi dicasteri, per un totale di 31 esponenti.

Tra questi, spicca l'assegnazione del ministero della difesa al governatore dello stato orientale di Jonglei, Kuol Manyang, che fu tra i fondatori della ribellione dell'Spla, l’organizzazione politico-militare che per oltre vent'anni ha lottato per l'indipendenza del Sud da Khartoum.

Stato del Jonglei: 120 mila sfollati in fuga

  

Lo Stato di Jonglei è una delle regioni più instabili: qui, secondo l'International Crisis Group, a luglio le violenze tra le comunità Lou Nuer e Murle hanno provocato dozzine di morti, centinaia di feriti e migliaia di sfollati.

Nella contea di Pibor gli scontri tra i soldati governativi dell'Spla e la milizia armata di David Yau Yau hanno implicato ampie violazioni dei diritti umani, costringendo alla fuga 120 mila persone, nascoste da settimane in zone poco accessibili.

Per questo il Pam (il Programma alimentare mondiale dell’Onu) ha lanciato l'allarme: per raggiungere gli sfollati nei luoghi  impervi in cui si nascondono ha iniziato a distribuire cibo anche con elicotteri, ma i mezzi non bastano.

Come conferma il direttore del Pam in Sud Sudan, Chris Nikoi: «Le persone hanno bisogno di cibo adesso e non possono aspettare ancora a lungo. Stiamo facendo tutto il possibile, ma abbiamo bisogno di maggiori rifornimenti alimentari e di un numero maggiore di elicotteri».

Stessi sforzi sta compiendo Medici Senza Frontiere, che si prodiga tra mille difficoltà, visto che in maggio il suo ospedale a Pibor è stato distrutto. Presenti sul posto anche Medici con l'Africa Cuamm, che seguono con preoccupazione l'evolversi della situazione.

Le scorribande dei ribelli dell’Lra

Intanto nel Western Equatoria, al confine con la Repubblica Democratica del Congo, imperversano i ribelli ugandesi del Lord's Resistance Army (Esercito di Resistenza del Signore), che da venticinque anni terrorizzano l'area e che ultimamente scorrazzano tra Congo, Centrafrica e Sud Sudan.

La settimana scorsa monsignor Edward Hiiboro Kussala, vescovo di Tambura-Yambio, ha lanciato un allarme, come riportato dall'agenzia Fides: «I guerriglieri dell'Lra sequestrano i nostri bambini, danno fuoco alle abitazioni e uccidono moltissime persone. I fedeli sono terrorizzati e in molti preferiscono abbandonare le proprie case, con un preoccupante aumento del numero degli sfollati».

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