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Le tre signore di un Nobel che cambia

05/12/2018  Le donne scelte per il Nobel dall’accademia svedese: da quando è stato fondato, il premio è andato 844 volte a un uomo e solo 50 a una donna

Tre donne sono state premiate quest’anno con il Nobel, fatto singolare mai accaduto nella storia del riconoscimento più famoso del mondo, sempre dominato dalla presenza maschile. Infatti, da quando è stato fondato 118 anni fa, il Nobel è andato solo 50 volte a una donna e 844 volte a un uomo.

I giudici della Reale Accademia svedese delle scienze hanno scelto, per il Nobel della fisica, la scienziata canadese Donna Strickland, 55 anni, premiata insieme ai colleghi Arthur Ashkin e Gérard Mourou. Le loro scoperte sono state definite «strumenti fatti di luce»: sono le cosiddette pinzette laser che riescono ad afferrare atomi e molecole, un sogno che sembra appartenere più alla fantascienza che alla scienza. E per capirci qualcosa, occorre pensare al raggio traente di Star Trek, serie televisiva e poi film su navette stellari capaci di penetrare i buchi neri dell’universo.

Il Nobel per la chimica è stato assegnato all’americana Frances Arnold, 62 anni, insieme a George Smith e Gregory Winter, per gli studi sull’evoluzione degli enzimi: consiste nell’utilizzare il Dna degli stessi organismi per migliorarli e ottenerne alcune caratteristiche. «Possiamo fare in poco tempo», aveva dichiarato, «quello che la natura fa in milioni di anni di evoluzione». Già nel 2012, l’allora presidente Barack Obama l’aveva nominata tra gli scienziati più importanti degli Stati Uniti.

Terza premiata è l’irachena Nadia Murad, 25 anni, alla quale è andato il Nobel della pace insieme al dottor Denis Mukwege, «per le iniziative contro le violenze sessuali usate come armi di guerra». Lui è il medico africano che cura le donne stuprate, vittime dei conflitti, nell’ospedale che ha fondato a Bukavu, nell’Est del Congo. Lei è la ragazza yazida rapita dal Daesh in Iraq e ridotta in schiavitù quando, nell’agosto del 2014, i soldati dello Stato islamico irruppero nel suo villaggio di Kocho, Nord dell’Iraq, e massacrarono i suoi sei fratelli e la madre.

Nadia è riuscita a fuggire, venne accolta in un campo profughi e poi ottenne asilo in Germania. Ha raccontato il suo dramma all’Onu e adesso il Nobel conferisce ancora più forza alla sua voce.

(immagine in alto: Frances Arnold sorridente durante una conferenza al California Institute of Technology. Foto Reuters)

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Sulle sue spalle: Nadia Murad, dalla violenza al Nobel
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