logo san paolo
giovedì 02 dicembre 2021
 
 

I genitori: «L'importante è non esagerare»

30/06/2013  I ragazzi vanno matti per i videogiochi. Che, però, qualche volta sono violenti e diseducativi. Ecco cosa ne pensano i genitori.

I ragazzi vanno matti per i videogiochi. Che, però, qualche volta sono violenti e diseducativi. Ecco cosa ne pensano i genitori.

«Quando nostro figlio, a 13 anni, ha iniziato a parlarci di videogiochi, gli abbiamo detto che non erano adatti ai ragazzini della sua età”, raccontano Mariella Carducci, 49 anni, e Mauro De Paolis, 50, genitori di Enrico. “Poi ci siamo resi conto di avere esagerato e gli abbiamo concesso qualche gioco di sport. Invece, gli abbiamo proibito tassativamente quelli violenti, perché sono privi di valori positivi».

«Ho due figli di 9 e 15 anni, entrambi appassionati di computer e Playstation», spiega Giusy Calvi, 50 anni, mamma di Andrea e Fabio. «Non ostacolo il loro hobby, a patto che non passino troppe ore davanti al video e che non scelgano giochi diseducativi».

Luisa Miceli, 36 anni, mamma di Martino, invece, è categorica: in casa sua i videogiochi non entrano. «Mio figlio ha 12 anni e preferisco che, nel tempo libero, frequenti un corso di sport o vada ai giardinetti con i suoi amici», dice. «Non mi piace che passi i pomeriggi con giochi violenti e superficiali come quelli per il computer».

«Alcuni videogiochi piacciono anche a me», ammette Sabrina Sansica, 43 anni, mamma di Edoardo. «Qualche volta, al pomeriggio, gioco con mio figlio a Pro Evolution Soccer, dove si simula una partita di calcio. Ci divertiamo moltissimo ed è una bella occasione, per me, per conoscere meglio mio figlio, condividendo con lui un’attività che lo appassiona».

Ruggero Pastore
, 52 anni, è il papà di Fabio, 15. «Permetto a mio figlio di divertirsi con i videogiochi, non ci vedo niente di male. Forse alcuni sono un po’ troppo violenti, ma anch’io da ragazzo giocavo “alla guerra” con i miei compagni di classe e questo divertimento cruento non ci ha impedito di diventare adulti maturi e responsabili».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo