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martedì 28 giugno 2022
 
 
Benessere

L’etichetta “trasparente” per un piatto più sano

12/08/2015  Presto potremmo avere informazioni sulle confezioni dei prodotti agroalimentari, secondo il modello ideato da Mario Pianesi. Origine delle materie prime, filiera e impatto ambientale sono alcuni dati aggiuntivi che possono aiutarci a scegliere rispettando la natura e la nostra salute.

Ingredienti, valori nutrizionali, data di scadenza... Quando acquistiamo un prodotto alimentare, spesso, vorremo qualche informazione in più. Qualche dato supplementare che ci aiuti a scegliere con maggiore consapevolezza che cosa mettere nel carrello, tenendo conto, per esempio, del luogo e della modalità con cui le materie prime sono state coltivate o allevate, del tipo di azienda produttrice, della filiera e dell’impatto ambientale.

Negli ultimi anni anche a livello europeo si sono studiate norme più severe per l’etichettatura dei prodotti agroalimentari, nel tentativo, tra l’altro, di arginare il fenomeno della contraffazione e delle agromafie. Lo sforzo è confluito nell’applicazione del regolamento del 25 ottobre 2011 (entrato in vigore l’anno scorso), che disciplina l’etichettatura degli alimenti preimballati, ma che ancora non convince in fatto di trasparenza al consumatore finale.

In realtà, un’etichetta davvero trasparente esiste da 35 anni: è stata ideata dal professor Mario Pianesi nel 1980 ed è già stata adottata, in Italia, da decine di aziende. L’etichetta trasparente pianesiana, in aggiunta alle informazioni previste dalla normativa vigente, riporta tutto quel che è importante sapere sull’origine e le caratteristiche di ogni prodotto e i dati fondamentali sul suo impatto ambientale (la quantità di Co2 prodotta, di acqua ed energia utilizzate). Nel 2003, l’etichetta pianesiana è stata presentata al Senato della Repubblica, e, più di recente, al Parlamento europeo (nel 2008 e nel 2014). L’11 marzo di quest’anno è stata oggetto di un convegno promosso da Coldiretti in collaborazione con la Regione Lombardia, dal titolo “L’etichetta trasparente pianesiana: per la tutela dell’ambiente e i diritti dei consumatori”.

«L’Europa è il più grande importatore di alimenti del mondo», sottolinea Rolando Manfredini, il capo area della sicurezza alimentare e produttiva di Coldiretti. «Il cibo ha filiere alimentari sempre più lunghe, costose, con un grande impatto ambientale e per i consumatori è sempre più importante sapere da dove arriva un alimento e come viene prodotto». Anche perché il 52 per cento del cibo oggi in commercio in Italia non presenta l’indicazione d’origine, ma risulta italiano anche se la materia prima viene dall’estero e il prodotto è stato semplicemente lavorato nel nostro Paese. «Per fare un esempio », prosegue Manfredini, «la metà delle mozzarelle italiane sono prodotte, in realtà, con latte che viene dall’estero». Informare chiaramente il consumatore finale su origine, qualità e tracciabilità di quel che acquista, oltre a permettere di scegliere in modo davvero consapevole, presenta molti vantaggi a livello più ampio:

  • Tutela del Made in Italy e battaglia alle frodi alimentari. «Circa un terzo della produzione complessiva degli agroalimentari venduti con il marchio Made in Italy contiene materie prime straniere di cui non si conosce l’esatta origine e la qualità», fa notare l’avvocato Claudio Maruzzi. L’etichetta trasparente pianesiana, indicando, ad esempio, l’origine del seme, non permette di nascondere il luogo di provenienza degli ingredienti primari.
  • Sicurezza alimentare. «Etichettatura trasparente pianesiana è una sicurezza rispetto al dilagare di alimenti provenienti dalla Cina, o da altri Paesi dove non vigono le giuste norme di controllo sui prodotti utilizzati per coltivare o per alimentare gli animali da carne». Osserva l’onorevole Cristiana Muscardini, che ha presentato al Parlamento Europeo la proposta di risoluzione sul riconoscimento dell’etichettatura trasparente per i prodotti alimentari. «Ma è anche importante in vista dell’accordo tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, in quanto negli Usa sono consentiti gli Ogm nell’agricoltura e altre sostanze da noi proibite nell’allevamento».
  • Salute della popolazione. Una popolazione che sceglie e mangia meglio è meno soggetta ad ammalarsi. Ne consegue un risparmio in termini di spese sanitarie.
  • Riduzione dell’impatto ambientale. L’etichetta pianesiana riporta acqua ed energia consumate e quantità di Co2 generata nella produzione dell’alimento. Un incentivo in più, per il consumatore, a preoccuparsi del nostro Pianeta anche quando fa la spesa, e per il produttore a contenere l’impatto ambientale dell’azienda.

 
 
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