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"Letta intervenga, da qui non me ne vado"

22/12/2013  Parla il deputato Chaouki, che si è rinchiuso nel Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa assieme agli altri immigrati. "Rimarrò qui fino a quando il Governo ripristinerà la legalità"

Ai suoi colleghi di partito e della maggioranza chiede di andare nei Cie più vicini per verificare direttamente le condizioni in cui si trovano gli immigrati ospiti. Il deputato del Pd Khalid Chaouki, italiano del Marocco, 31 anni fra pochi giorni, lancia un appello dal centro di identificazione di Lampedusa. Stamattina, twittando prima sul suo profilo la sua intenzione di avvicinarsi al centro, è entrato tra i disperati che attendono da mesi una risposta sul proprio futuro e ha deciso “di restare qui finché non ci sarà una risposta da parte del Governo”.

Raggiunto al telefono da Famiglia cristiana mentre stava per andare a cena insieme con i suoi nuovi amici, Chaouki ha spiegato che “un conto è osservare per qualche minuto quando si fanno le visite e un altro è vivere dall’interno certe situazioni”. Dopo il video schock trasmesso nei giorni scorsi il deputato ha voluto rendersi conto “di persona del senso forte di frustrazione, di impotenza e di rabbia che si vive qui. Si tratta di persone che hanno superato già tante prove, pensiamo al fatto che addirittura ci sono sette superstiti del naufragio dello scorso 3 ottobre, e altri superstiti del naufragio del 10. Io sto portando la mia solidarietà ascoltando le loro storie e cercando di dargli qualche speranza”. La convinzione di Choauki è che il Governo “possa intervenire al più presto per trasferirli da qui, in posti più adeguati”. Non ha intenzione di andarsene, “rimarrò fino a quando non si troverà una soluzione, finché il Governo non interverrà ripristinando la legalità”.
 
Sulla carta le persone che attendono da mesi dovrebbero stare nel centro per un massimo di 96 ore, “un termine che deve essere rispettato. Ai miei colleghi di partito e non solo chiedo di vigilare perché le norme siano rispettate e di fare tutti insieme un lavoro di pressione sul Governo perché si agisca in fretta per liberare questo centro e per superare la logica dei Cie che, come stiamo vedendo, stanno creando parecchi problemi. Persone che hanno attraversato disagi enormi, che arrivano da situazioni drammatiche vivono un senso di insofferenza forte. Una situazione intollerabile. Cresce la rabbia, molti chiedono di essere rimpatriati. Sto vedendo e vivendo direttamente una situazione di illegalità dove lo Stato è spesso assente e dove invece dovremmo mettere dei riflettori e pretendere un intervento rapido e concreto”.

Entrato senza problemi nel Centro, il deputato dà comunque atto che “al di là delle immagini che abbiamo visto e di cui i responsabili dovranno rendere conto,  si cerca di avere una grande umanità. E poi la mia presenza è stata vista come un segno di vicinanza delle istituzioni, l’occasione per risolvere i problemi di questo centro che non può più rimanere oggetto di promesse. Da parte dei profughi e dei rifugiati ho visto molta felicità. Continuano a ringraziarmi perché li sostengo in questa battaglia e soprattutto li vedo più sereni perché sperano che questa mia iniziativa possa richiamare finalmente l’attenzione concreta delle istituzioni per trovare una soluzione a una vicenda che dura da due mesi e che non può in alcun modo andare avanti in questo modo”.

Multimedia
Lampedusa Cie: il video shock
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