Siamo il motore dl lGoverno Draghi, ma pensiamo anche al dopo perché andremo alle elezioni. Enrico Letta diventa segretario del Partito democratico dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. E chiede di cambiare passo, senza cercare l’unanimità «ma la verità», come aveva già detto arrivando a Roma per l’assemblea che lo ha incoronato leader con 860 voti. Adesso è pronto un vademecum che nei prossimi giorni sarà inviato a tutti i circoli pd perché Letta vuole discutere con la base e avere idee e confronto.
Non nasconde che questo sia stato il «peggior anno della storia repubblicana». Parla dei 100 mila morti, della speranza di vita che è scesa, «drammaticamente per la prima volta dal dopoguerra», degli anziani soli, delle famiglie che hanno perduto i propri cari senza poterli salutare.
Parla però anche dei rappresentanti dello Stato, dei medici, degli infermieri, delle forze dell'ordine, della loro dedizione fondamentale «per la resistenza del Paese» e ricorda il mezzo milione di italiani che ha perso il lavoro. Elenca i problemi più duri che l’Italia deve affrontare e dice, con chiarezza, che è «a loro che guardiamo per cercare le migliori soluzioni».
Enrico Letta torna a Roma per riprendersi quel partito che, con Renzi ancora dentro, lo aveva messo all’angolo. E cita Papa Francesco per dire che, durante questa pandemia, c’è stato un patto generazionale tra giovani e anziani con il sacrificio degli uni per la salvezza degli altri. E che adesso bisogna costruire un mondo in cui vedere di nuovo «l’abbraccio tra giovani e anziani». Siamo forse vicini alla liberazione, insiste il neo segretario, ma «fino all’estate ci aspetterà un periodo durissimo, con nuovi lutti».
E però proprio facendo tesoro di quanto accaduto, Letta spinge il partito a fare della salute l’impegno principale, della cooperazione tra Paesi la priorità, perché «nessuno si salva da solo. Ce lo dice il Papa che ha scritto la più bella enciclica, Fratelli tutti».
Il vecchio Governo, ma è un impegno anche del nuovo, ha spinto il G20 di cui l’Italia ha in questo momento la guida, a porre la salute al cuore delle decisioni perché diventi «bene comune globale» puntando su coordinamento e cooperazione, senza i quali «si sprecano risorse e si perdono vite umane». E invoca, come già fatto anni fa quando si calcolò il prezzo del non avere una Europa unita, l’indice del costo del non coordinamento.
Con un discorso da candidato premier, sette anni e un mese dopo essere stato sfiduciato da presidente del consiglio dalla corrente di Matteo Renzi, Letta si riprende la scena.
Cita Pirandello, per dire a chi è nel Pd, che occorre essere volti e non maschere. Rimette al centro del dibattitto lo ius soli e l’integrazione dei migranti, i giovani, la linea progressista, una riforma elettorale che garantisca la rappresentanza, una Europa più forte e coesa, la partecipazione dei lavoratori ai proventi delle imprese, la valorizzazione delle donne, lo sguardo internazionale.
Con 860 voti a favore, due contrari e 4 astenuti prende il mano il partito guardando anche ai 5stelle di Conte. Evoca l’immagine del presidente Mattarella, in coda con gli altri cittadini, in attesa del vaccino. «Noi siamo per la scienza e la cooperazione», dice nel suo lungo discorso.
«Quella immagine del presidente della Repubblica, per noi è l’immagine della speranza».