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lunedì 13 luglio 2020
 
la storia
 

Lino Banfi e l'elemosiniere del Papa: «Portiamo le orecchiette ai poveri di Roma»

08/05/2020  Il cardinale Krajewski ha incontrato il popolare attore pugliese nella sua orecchietteria per donargli due quintali e mezzo di orecchiette pugliesi per le mense della Caritas: «Anche Benedetto XVI mi chiamava il nonno d’Italia. E quando sono andato da Francesco, mio coetaneo, nessuno dei due sapeva fare un selfie»

Lino Banfi, 83 anni, con l'Elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, 56 (foto Stefano Dal Pozzolo)
Lino Banfi, 83 anni, con l'Elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, 56 (foto Stefano Dal Pozzolo)

Conosce la fatica e la difficoltà di convivere con una mascherina. Eppure è proprio lui, il nonno d’Italia, a spiegare ai più anziani l’importanza della protezione, come e quando usarla. Dietro la maschera, Lino Banfi, al secolo Pasquale Zagaria, fa del sorriso la sua arma vincente. A 84 anni, oltre a restare uno dei comici italiani più popolari e amati dal pubblico, è un imprenditore generoso, che vuol portare un sorriso anche a chi, in questo tempo, è andato a ingrossare le file dei poveri, che chiedono aiuto alle porte di mense e dormitori. Così il 7 maggio, nel pomeriggio, nell’orecchietteria che gestisce nel cuore di Roma, a due passi dal Vaticano, ha incontrato l’Elemosiniere del papa, il cardinale Konrad Krajewski, per donargli i suoi sughi e due quintali e mezzo di orecchiette della ditta Maffei. Un incontro informale e cordiale, dove c’è stato il tempo di scambiare quattro chiacchiere e parlare dei poveri della città.

«Abbiamo ottomila persone, solo oggi in duecento hanno fatto la doccia ai servizi presso il colonnato» ha detto il cardinale. Che ha elogiato «il cuore grande di Roma, che non soltanto durante questa emergenza, ma 365 giorni all’anno è vicino ai più bisognosi, con le donazioni ma anche attraverso il volontariato. L’emergenza è tanta, ma la Provvidenza ci assiste», ha detto Krajewski, che ha tessuto le lodi dei tanti ristoratori che, chiusi per il Covid-19, stanno cucinando per i bisognosi. «Il mio compito è svuotare il magazzino di Santa Marta», ha aggiunto, assicurando che le orecchiette non sarebbero nemmeno passate per la cella frigorifera: in serata sarebbero state in tavola, nei servizi di carità e in casa delle famiglie che prendono i pacchi viveri presso le Caritas, le parrocchie, le mense.

Don Konrad arriva all’orecchietteria dopo aver girato, caricati e svuotato decine di pacchi in mattinata. Il giorno precedente, racconta, è stato a Napoli, città che ama: «Oltre al caffè sospeso, c’è pure il “farmaco sospeso”. Le farmacie mi hanno consegnato farmaci raccolti per 300 mila euro».

L’etichetta sui sughi del ristorante recita “Bontà Banfi”, una produzione che, insieme ad altre prelibatezze pugliesi, dai taralli all’olio ai formaggi, ben presto andrà anche sugli scaffali della grande distribuzione, avendo come marchio il sorriso dell’attore. Banfi racconta che ha aperto il ristorante per omaggiare il papà, Riccardo, morto negli anni Settanta: «Era un agricoltore. Quando ho iniziato a fare spettacolo tutti gli chiedevano se poi un giorno avrei mai lavorato seriamente. È riuscito a vedere che avevo avuto successo, ma gli ho promesso che in vecchiaia avrei aperto un ristorante che portasse avanti la tradizione di famiglia, la cura della materia prima a chilometro più che zero».

Lino Banfi consegna i pacchi all'Elemosiniere (foto Stefano Dal Pozzolo)
Lino Banfi consegna i pacchi all'Elemosiniere (foto Stefano Dal Pozzolo)

L'incontro con papa Francesco: «Nessuno dei due sapeva fare un selfie»

Nel cuore di Roma, a due passi dal Vaticano, nell’orecchietteria Banfi le specialità pugliesi vengono declinate nella lingua del comico, originario di Canosa di Puglia, con le espressioni più famose del suo personaggio, da “chepre e chevoli” a “cime di rep”, all’immancabile “porca puttena”, il sugo con olive, capperi e quel pizzico di peperoncino che appunto porta a esclamare… «È uno dei piatti che va per la maggiore», ha detto il comico a don Konrad. Raccontandogli che a pranzo il locale accoglie spesso religiose e monsignori della zona. E più di una volta qualche nuovo avventore ha biascicato con imbarazzo il nome della portata, «ma ormai non è più una parolaccia, è un modo di dire», ha spiegato con leggerezza.

Devotissimo di padre Pio, «ho una sua immagine in camera da letto che custodisco gelosamente, sono molto amico dei frati di San Giovanni Rotondo», il comico ha ricordato di aver passato quattro anni dell’adolescenza al seminario minore di Andria, nell’immediato dopoguerra. «So ancora la preghiere in latino. Ho passato tanto tempo in ginocchio, soprattutto per le punizioni. In seguito mi hanno detto che la mia missione era un’altra, far ridere, portare allegria». Oggi, spiega, «sono un credente a modo mio. Spesso mi capita di pensare a questa grande folla di persone. Vedo Padre Pio che va a braccetto con mio padre e dietro tutti quelli che ho conosciuto. A loro mi raccomando nelle situazioni complicate».

La sua preghiera è anche «raccontare barzellette a Dio. E so che sorride». Affezionato a Benedetto XVI, che più volte l’ha chiamato il “nonno d’Italia”, Banfi ricorda la visita che gli ha fatto dopo le dimissioni. «Quando sono andato a trovarlo ho scoperto che le suore che lo assistono sono della mia terra, allora mangia pugliese, mi sono detto». Anche con papa Francesco, al quale aveva scritto una lettera tramite Famiglia Cristiana, ha chiesto di avere un incontro privato. «È avvenuto subito dopo il suo compleanno, abbiamo la stessa età, siamo entrambi del 1936».

Francesco gli ha detto: «So che lei è molto famoso». E Banfi ha spiegato di essere soprannominato nonno di Italia, per la serie televisiva Un medico in famiglia: «Ma se io sono il nonno d’Italia, lei, Santità, è l’abuelo, il nonno, del mondo», gli ha risposto in spagnolo.

Un incontro cordiale che si è concluso con la richiesta di una foto da parte dell’attore. E con un sorriso: i due 84enni hanno realizzato di non saper fare un selfie e così hanno dovuto chiedere aiuto all’esterno della stanza, e affidare il telefonino a un sacerdote amico che stava aspettando Banfi. Finito il tempo della visita, una piccola catena umana carica orecchiette e 500 vasetti di sugo, il tempo di una stretta di mano virtuale e il furgoncino bianco di padre Konrad riparte.

Banfi e i suoi figli salutano sulla porta del ristorante, ancora chiuso per la pandemia. Lo slogan alle loro spalle “Smile food” è un programma e una promessa.

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