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domenica 26 giugno 2022
 
bullismo
 

«Lo isolano perché è uno studente modello»

05/01/2022 

Gentile prof. Spotorno, ho un nipotino che sta frequentando la seconda media; l’altro giorno parlando con lui ho scoperto che vive una difficile situazione con i suoi compagni di classe. Ha scoperto di essere stato escluso da tutti i gruppi social (whatsapp ecc.) e alle sue richieste di chiarimento gli è stato risposto che era strano. Ora, la sua stranezza consiste nel fatto di essere uno studente bravo, forse modello. Alle mie domande su come poter cambiare la situazione, lui mi ha risposto che è meglio così, almeno non deve uscire con loro che ne combinano di tutti i colori. Mi sono chiesta e ho chiesto a mia sorella se non fosse il caso di parlare con gli insegnanti e lei ha risposto di lasciar perdere, tanto tra un anno è finita. Personalmente non so se sia la cosa giusta ma mi piacerebbe conoscere il suo punto di vista. VALENTINA

— Cara Valentina, essere esclusi dal proprio gruppo classe è qualcosa di molto doloroso, ed è quindi evidente che pur facendo buon viso a cattivo gioco tuo nipote viva un momento delicato e di stress.

Trovo che abbia avuto una grandissima forza a chiedere conto ai suoi compagni del loro comportamento che, chiamandolo col suo nome, è bullismo. Il bullo è un debole che diventa forte quando è gruppo, è un debole che, non riuscendo, deride chi riesce.

I primi della classe purtroppo spesso finiscono nell’occhio del ciclone e non perché, come vuole uno stereotipo comune, sono seri e secchioni, ma perché quella serietà mette in difficoltà chi non riesce a stare al passo. Credo che parlare con le insegnanti potrebbe essere una buona idea; a volte noi insegnanti pensiamo che la prestazione scolastica sia tutto e che essere uno studente modello gratifichi più di qualsiasi altra cosa, tendendo magari un po’ troppo spesso a enfatizzare la bravura davanti alla classe.

Ti racconto un piccolo aneddoto: anni fa, durante uno scrutinio, per un puro errore materiale a uno studente bravo e corretto abbiamo attribuito sette in condotta. Usciti i risultati, la madre si è rivolta a me chiedendo spiegazioni. Accortami dell’errore, ho assicurato la signora che avrei provveduto a sanare la situazione.

Ma con mia grande sorpresa la signora mi ha educatamente detto di lasciare stare, le bastava sapere che il figlio si comportasse comunque bene. Anni dopo il ragazzino mi ha detto: «Sa prof, quel sette mi ha fatto bene». Penso abbia voluto dirmi che lo aveva reso normale agli occhi dei suoi compagni.

Mettere al corrente gli insegnanti potrebbe quindi aiutare in questo senso, poi è altrettanto vero che la scuola media passa in un attimo e che sarà fondamentale scegliere una scuola superiore che sappia valorizzare le capacità del tuo nipotino. Là potrà fare nuove amicizie con ragazzi con cui, avendo scelto lo stesso indirizzo di corso, condividerà sicuramente studi e interessi. Tu continua ad ascoltarlo. Se te ne ha parlato, cara Valentina, vuol dire che ha fiducia in te e sa che può condividere i suoi pesi, in due diventeranno più leggeri. Un caro abbraccio.

 
 
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