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giovedì 19 maggio 2022
 
La sfida della sostenibilità
 

Lo stato di salute della Terra

06/03/2014  Le sfide di un mondo “insostenibile” e della “sicurezza” del sistema. A Torino presentato il rapporto “State of the World 2013”

Come sta il mondo? È ancora possibile la cosiddetta “sostenibilità”? Per provare a rispondere a queste domande al Centro Studi Sereno Regis di Torino è stata presentato il report internazionale “State of the World 2013” da parte di Angelo Tartaglia, professore di fisica del Politecnico di Torino, che l’ha corredato con alcuni suoi studi e ipotesi sulla situazione del nostro sistema ambientale e sociale.

Il rapporto è redatto annualmente da scienziati, esperti di politica ed economia, a cura del Worldwatch Institute, fondato nel 1974 e considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Il volume è edito in Italia da Edizioni Ambiente ed è curato da 26 anni da Gianfranco Bologna, direttore scientifico e Senior Advisor del WWF Italia e segretario generale della sezione italiana del Club di Roma, Fondazione Aurelio Peccei.

Lo “State of the World”, nella versione 2013, cerca di ridare un senso al termine sostenibilità, che secondo gli esperti sarebbe ormai abusato e privo di sostanza essendosi trasformato in uno strumento di marketing, diventando cioè un “sosteniblablabla”. Gli autorevoli autori che hanno preso parte alla realizzazione del volume definiscono parametri di valutazione chiari e analizzano le politiche e le azioni che ci possono mettere sulla strada della prosperità senza intaccare il benessere delle generazioni future. Ma si chiedono anche se in uno scenario caratterizzato da dati negativi come conflitti sempre più accesi, massicci flussi migratori, disuguaglianze in aumento tra i redditi (cioè pochi sempre più ricchi e molti sempre più poveri), la sostenibilità sia ancora possibile.

Una delle questioni fondamentali che emerge è ripensare il sistema in una chiave di efficienza di uso delle risorse, partendo dal problema energetico, quello più pressante, che deve arrivare ai primi posti dell’agenda della politica mondiale dei prossimi anni.  Siamo all’apice dell’era dei combustibili fossili e secondo gli autori possiamo ancora cambiare rotta e individuare fonti alternative a quelle che utilizziamo oggi, ma dovremmo farlo in maniera tempestiva ed urgente.

Parallelamente dovremmo modificare ad esempio altri fattori, come il sistema agricolo, che tende a utilizzare troppe risorse, impoverire i suoli e ad usare in modo inefficiente l’acqua. Tutto ciò unito al generale uso delle risorse energetiche contribuisce alla creazione di un sistema economico insostenibile. Per cambiare rotta, secondo alcuni autori, occorrerà governance e democrazia. Per questo due capitoli del volume  sono dedicati al modo in cui le istituzioni e i movimenti sociali si confrontano con le domande posti sulla sostenibilità.

Il tema è di tale rilevanza che la governance sarà al centro del report del prossimo anno. Secondo Angelo Tartaglia, che a Torino ha presentato il rapporto, la risposta, oltre che riguardare decisioni politiche prese dai governi, ci riguarda tutti e molto da vicino. Secondo il professore «il sistema è chiaramente non sostenibile e la tendenza all’insostenibilità è in aumento, cioè in sostanza stiamo prendendo dall’ambiente più di quanto alla lunga questo ci potrà dare, e sono in aumento le disuguaglianze sociali».

Tartaglia ha criticato duramente la maggioranza dei politici perché «anche la cosiddetta “Green Economy” non basterà se continuerà a essere attuata in una logica di competitività e di rincorsa della crescita». La critica del professore è scientifica, razionale, come se questi ritmi di consumo di risorse naturali non fossero più possibili se tutti gli stati e i popoli nel mondo volessero crescere come hanno fatto negli ultimi decenni le nazioni cosiddette più “sviluppate”.

Tartaglia ha anche sviluppato con formule matematiche un interessante “corollario della crescita”, il problema della “sicurezza” del sistema. In sostanza, ha dimostrato come per far aumentare un indicatore della crescita economica, come potrebbe essere per convenzione il Pil (Prodotto Interno Lordo), bisogna moltiplicare gli scambi di una rete economica fatta di nodi (persone, aziende, ecc..).

I legami della rete crescono più che proporzionalmente che i nodi stessi come si può facilmente notare se si tracciano delle linee tra di loro, e questo porta presto alla saturazione prima di queste relazioni, e poi a quella dei nodi. Ad esempio ricevendo sempre più e-mail e altri tipi di messaggi e stimoli allo scambio finiamo per non riuscire più a gestirli. Fino alla perdita del sistema della capacità di governo unitario.

Aumentando però la ricchezza, si potrebbe pensare di destinare delle risorse alla “sicurezza” del sistema, per preservarlo da possibili “guasti”. Ma anche qui, si avrà un punto in cui il costo per ridurre il loro rischio diventa più che proporzionale alla ricchezza prodotta, fino ad arrivare ad un collasso del sistema, perché non si avranno abbastanza soldi per gestire i rischi della complessità e dei danni, tra cui quelli ambientali.

Secondo Tartaglia «siamo proprio arrivati al punto prima del crollo, e per evitarlo dovremmo ridurre i nostri consumi in misura maggiore della crescita che ancora occorre al resto del mondo per arrivare al nostro livello, stabilizzando e poi riducendo la “quantità di materia manipolata” e la domanda di energia e poi dovremmo ridistribuire la ricchezza e passare dalla competizione alla cooperazione.

Non sono discorsi buonisti, ma razionali e in un certo senso egoisti». Riusciremo a frenare neanche tanto dolcemente o ci aspetta un tracollo? «Per evitarlo ed essere davvero sostenibili - ha concluso il professore - occorre un profondo mutamento sociale, culturale, morale».

 
 
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