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martedì 18 gennaio 2022
 
lo stupro di melito
 

Il parroco: «Omertà? No, paura. Ora pensiamo anche ai carnefici»

13/09/2016  Parla don Benvenuto Malara, parroco della ragazzina stuprata dal branco a Melito Porto Salvo: «C’era poca gente alla veglia e alla fiaccolata, è vero, ma l’omertà non c’entra nulla». Sui media dice: «Domenica sono andato a trovare la ragazza ed è sconvolta per il male diabolico che ha subito e per i particolari intimi usciti su alcuni giornali». E sul branco va controcorrente: «Dobbiamo aiutare la vittima a riacquistare la sua dignità ma non dobbiamo neanche abbandonare questi ragazzi e fargli capire il male che hanno commesso. Dio misericordioso cerca anche loro»

Ora deve tenere insieme i cocci di una comunità ferita, don Benvenuto Malara. Forse pure distratta. «Ma omertosa no», chiarisce subito. A Melito di Porto Salvo, cittadina del versante jonico reggino, venerdì scorso c’è stata una fiaccolata (nella foto in alto a destra il parroco) organizzata da Libera e alla quale c’erano anche i sindaci della zona per manifestare solidarietà nei confronti di Maddalena (nome di fantasia, ndr) la ragazza stuprata per tre anni da un branco composto da nove ragazzi del posto tra i quali c’era anche Giovanni Jamonte, figlio di Remigio, capo dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta molto potente da queste parti e attualmente in carcere al regime del 41 bis, il figlio di un maresciallo dell'esercito e il fratello di un poliziotto. Alla fiaccolata hanno partecipato un «migliaio di persone», dice il sacerdote che è qui da 50 anni e guida la comunità dell’Immacolata. Forse erano poche? «Sì, considerato che siamo un centro di poco più di diecimila abitanti», ammette. Anche alla veglia di preghiera organizzata il giorno prima dal vescovo di Reggio Calabria al Santuario di Porto Salvo c’era poca gente. «Circa 350 persone», dice don Benvenuto, «dobbiamo essere sinceri: erano poche». E l’omertà non c’entra nulla? «Non credo, si tratta di due iniziative organizzate in fretta, all’improvviso, non c’è stato tempo di pubblicizzarle bene». Solo questo? «No, no, c’è anche reticenza, forse paura», ripete il sacerdote che nei giorni scorsi è andato a fare visita alla ragazza vittima del branco per tre anni. «Sui giornali», dice don Benvenuto, «sono usciti particolari raccapriccianti sui rapporti sessuali, i pantaloni abbassati. Ma è davvero il caso di scrivere queste cose? Hanno fatto tanto male alla ragazza, era sconvolta quando ieri (domenica, ndr) sono andato a casa a trovarla».

Le carte dell’inchiesta dicono che anche la famiglia sapeva con la ragazzina che si è sfogata così ai carabinieri: «Io che nonostante non abbia detto niente per proteggere anche loro (i genitori, ndr) ero arrabbiata con loro perché comunque loro non se ne sono mai accorti di niente… cercavo di essere mai triste, mai arrabbiata… magari mi rendevo attiva in casa aiutavo molto mia madre…. Di giorno in giorno non se ne sono accorti proprio di niente … quindi ero un po’ arrabbiata con loro di questo perché comunque come fai a non accorgertene che tua figlia sta attraversando un periodo difficile, una difficoltà, niente completamente…».

I carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo, Reggio Calabria, hanno arrestato nei giorni scorsi otto persone e notificato un obbligo di presentazione alla Pg ad un nono giovane. Nella prima fila da sinistra: Iamonte Giovanni, Principato Pasquale, Benedetto Daniele. Seconda fila da sinistra: Tripodi Lorenzo, Nucera Michele, Verduci Antonio, Schimizi Davide
I carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo, Reggio Calabria, hanno arrestato nei giorni scorsi otto persone e notificato un obbligo di presentazione alla Pg ad un nono giovane. Nella prima fila da sinistra: Iamonte Giovanni, Principato Pasquale, Benedetto Daniele. Seconda fila da sinistra: Tripodi Lorenzo, Nucera Michele, Verduci Antonio, Schimizi Davide

«Ho parlato con i genitori e mi hanno detto che loro hanno denunciato»

Don Benvenuto, che è molto vicino alla famiglia, prova a spiegare: «Io ho parlato con il padre e mi ha detto che si è allarmato dopo aver saputo di un video che girava sui cellulari di alcuni ragazzi del paese. Poi quando ha saputo i fatti è andato a denunciare tutto ai carabinieri un anno e mezzo fa. Dopo pochi giorni è stata chiamata anche la madre e anche lei ha denunciato. L’inchiesta è scattata in quel momento. Questo è quello che mi hanno detto». I genitori della ragazza, precisa il parroco, sono separati: Maddalena e il fratello, più grande di lei, vivono con la madre in un appartamento di proprietà dei nonni vicino alla parrocchia.

È un groviglio inestricabile di silenzi e dichiarazioni brutali questa storiaccia. Sul banco degli imputati è finita anche la dichiarazione di una signora rilasciata davanti alle telecamere del TgR Calabria: «Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare». Don Benvenuto scuote la testa: «Sono espressioni un po’ superficiali che vengono fuori così, senza rifletterci». Il parroco aveva parlato anche di un giro di prostituzione. Cosa c'entra con questa vicenda? «Nulla», risponde, «sono due fatti distinti e separati e spiace che sulla stampa è sembrato che io facessi un collegamento. Ho solo detto e ripeto che sembra che qui a Melito ci sia un giro di prostituzione anche minorile ma non ho elementi certi su questo».

Nella fiaccolata di qualche giorno fa don Benvenuto ha preso la parola per dire che «i fatti accaduti lasciano tutti sgomenti e ci fanno stare molto male e vanno condannati senza mezzi termini. La comunità cristiana si china maternamente sulla vittima di tanta cattiveria diabolica e versa le sue lacrime di immenso dolore». Ma nei suoi pensieri ci sono anche i carnefici di questa storia: «Non li possiamo abbandonare», scandisce, «noi adesso dobbiamo aiutare questa ragazza a recuperare la sua dignità ma al contempo non dobbiamo dimenticare che la chiesa è madre di tutti, dobbiamo cercare di far capire a questi ragazzi il male che hanno fatto, che è di una diabolicità tremenda, e aiutarli a ravvedersi, a cambiare vita».
Don Benvenuto ripete le parole pronunciate durante la fiaccolata e rivolte direttamente agli strupratori: «Riflettano seriamente sul loro operato. Abbiano il coraggio di condannarlo e aprano i loro cuori alla misericordia di Cristo che li sta cercando amorevolmente e, aggrappandosi alla mano divina che si tende verso di loro, con scatto deciso, si alzino dal fango che li ha travolti per intraprendere un cammino di liberazione e di recupero della loro dignità».    

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