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sabato 22 giugno 2024
 
regionali
 

Lombardia, una poltrona per tre

11/02/2023  Si vota domani, 12 febbraio e lunedì. Al vincitore il compito di riformare un sistema sanitario messo in crisi dalla tragica esperienza della pandemia. Ecco chi sono i candidati e cosa propongono

Il 12 e il 13 febbraio 8 milioni di lombardi vanno alle urne per rinnovare il Consiglio regionale ed eleggere il nuovo governatore della regione più popolosa, più europea e più produttiva d’Italia, con un Pil pari a quello della Baviera. Saranno le prime elezioni dopo la pandemia del Covid-19, affrontata per prima nel mondo dopo la Cina e pagando un altissimo costo in termini di vite umane, prima in maniera disastrosa (detto un po’ con il senno del poi perché nessuno era preparato a un evento del genere) e poi in maniera risolutiva con la campagna vaccinale. Peserà il giudizio degli elettori su come è stata gestita la peste del nuovo millennio? In politica di solito gli elettori hanno la memoria corta, guardano al presente, al massimo al futuro, raramente al passato. Oltretutto non sembrano elezioni molto sentite, lo dicono anche i sondaggi: un po’ perché vengono pochi mesi dopo le ultime elezioni politiche, vinte dalla destra in modo netto a livello nazionale, un po’ perché la Lombardia è governata ininterrottamente dalla stessa coalizione da quasi 30 anni. Forse cambieranno i rapporti di forza, poiché oggi il primo partito della coalizione è Fratelli d’Italia, mentre 5 anni fa era la Lega.

Il favorito è dunque il governatore uscente, il leghista Attilio Fontana, avvocato settantenne con una lunga carriera di amministratore locale alle spalle (è stato due volte sindaco di Varese) sostenuto dalla stessa coalizione che è attualmente al governo del Paese. La cattiva gestione dell’emergenza sanitaria aveva aperto la strada a Letizia Moratti, che aveva sostituito l’assessore al Welfare Giulio Gallera per gestire la campagna vaccinale. Come è noto, la manager ha un curriculum di lungo corso: ministra dell’Istruzione nei Governi Berlusconi, presidente della Rai e sindaco di Milano. Dopo aver sperato in una candidatura con il sostegno del Centrodestra, Moratti si è dimessa dalla giunta per correre in proprio, facendosi sostenere dal cosiddetto Terzo Polo di Calenda e Renzi (Azione e Italia Viva). Il terzo a essersi candidato, in ordine cronologico, è stato Pierfrancesco Majorino, già consigliere comunale e assessore alle Politiche sociali di Milano, attualmente europarlamentare e storico leader dell’ala sinistra del Partito democratico, candidato in Lombardia per volontà della segreteria nazionale. Majorino è sostenuto anche dall’alleanza Verdi-Sinistra, dal Movimento 5 Stelle e conta in lista molti radicali di +Europa. I cattolici democratici, che pure hanno lavorato bene sia stando all’opposizione in Consiglio che nei numerosi Comuni in cui sono sindaci o assessori, come a Monza, sono stati messi nell’angolo (del resto in linea con la politica nazionale dei dem, in cui questa componente è sempre più emarginata). Ultima candidata (ma senza alcuna chance) anche Mara Ghidorzi, largamente distanziata nei sondaggi, sostenuta da Unione popolare, il piccolo movimento della sinistra radical-populista fondato dall’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Fin qui le candidature. Ma qual è la posta in gioco? Al primo posto naturalmente c’è la sanità, che occupa oltre il 70% dell’attività della Regione. Una sanità che con la pandemia non ha funzionato. I leghisti Fontana e il suo predecessore Roberto Maroni in fondo avevano continuato ad amministrare il “sistema Formigoni”, il governatore che aveva puntato sui centri di eccellenza privati a scapito del pubblico. Un sistema che ha privilegiato la patologia grave in confronto alla cronica e l’équipe ospedaliera sul medico di famiglia (in Lombardia ne mancano almeno mille), facendo sì che i centri privati profit (con eccellenze, sia ben chiaro, europee, anzi mondiali) percepiscano dal Pirellone i rimborsi delle prestazioni più remunerative, spesso a spese del pubblico, cui è stata scaricata la gestione delle malattie croniche e soprattutto la gestione sempre più critica dei pronto soccorso (che tra l’altro registrano, oltre ad attese esasperate, una fuga del personale medico e paramedico, stremato dai pericoli e dal superlavoro). C’è poi il problema del trasporto pubblico. Nonostante l’alleggerimento dello smart working per i pendolari il viaggio quotidiano è spesso un calvario per via dei buchi e dei disservizi di molte linee. (...)

(l'articolo completo sulle elezioni in Lombardia è sul numero 8 di Famiglia Cristiana in edicola)

 

 
 
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