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domenica 20 settembre 2020
 
 

Olimpiadi, adesso si fa sul serio

25/07/2012  Dopo quattro anni di ardue selezioni, a Londra partono finalmente i Giochi della crisi e degli sperad. Tra i soliti allarmismi per la sicurezza e le proteste per i prezzi alle stelle.

Ci sono alcuni “must”, alcuni passaggi obbligati che portano a ogni edizione dei Giochi olimpici. Di uno di essi abbiamo già parlato, riferendo dei puntuali allarmismi per Londra 2012, che comincia il 27 luglio e finisce il 12 agosto, ma che per molti atleti di molti paesi sono cominciati e finiti da tempo, e diremo il perché. Restando agli allarmismi della vigilia, un passaggio obbligato per ogni bravo giornalista che voglia farsi leggere, si sono basati su due elementi, diremmo su due classici: la sicurezza e il traffico. Trattandosi di inglesi, si è trattato di allarmismi presi molto sul serio. Noi non siamo particolarmente allarmati, né costituzionalmente rovinologhi. Pare accertato, fra l’altro, che il terrorismo temuto e anzi annunciato venga quasi automaticamente sdemonizzato, esorcizzato: e comunque ci pare che siamo nella norma. Idem per il traffico. Nuovo casomai, considerando i progressi dell’elettronica applicata alla vitaccia di tutti i giorni, il caos per la distribuzione dei biglietti a chi li ha prenotati e pagati: ma è robetta.

 Londra dovrebbe comunque riuscire a organizzare bene tutto, a far fluire bene tutto, prima città al mondo ad avere i Giochi per la terza volta (Atene, Parigi e Los Angeles sono a quota due). Londra che si è fatta un bel maquillage, costosissimo, specialmente nelle sue zone più dimesse, Londra che pratica prezzi tremendi, Londra che, già molto visitata di suo, sarà ipervisitata adesso. Londra, infine, che salvò i Giochi nel 1908, riaccendendoli dopo le edizioni spente, preagoniche di Parigi 1900 e Saint Louis 1904, indegne della ripresa nel 1896 ad Atene delle Olimpiadi moderne, e li salvò nel 1948, riuscendo ad organizzarli bene anche se, a guerra appena finita, non c’era da mangiare neppure per gli atleti. Secondo noi, il problema massimo per una manifestazione che si svolge molto all’aperto rimane, in Inghilterra, il clima.

I Giochi saranno per molto sport una vera finale dopo lunghe preselezioni: ecco perché abbiamo detto di prove olimpiche cominciate e finite da tempo per molti. Per contenere in 10.000 circa il numero degli atleti (da 205 paesi), nell’operazione antielefantiasi condotta intanto che il programma si gonfia di discipline nuove e di prove nuove all’interno di quasi tutte le discipline, ogni sport ha dovuto in pratica riempire il quadriennio che precede l’inaugurazione, e specie l’ultimo anno, di gare di selezione, di qualificazione, spesso combattute come finali. Il pass per i Giochi è stato staccato a fatica anche da atleti celebri, e mancato malamente da atleti più celebri ancora. In fondo questo infittirsi di selezioni preolimpiche ha reso omaggio al termine Olimpiade, che sta appunto a indicare i quattro anni fra un’edizione e l’altra dei Giochi: questi di Londra sono quelli della trentesima Olimpiade, calcolati anche i quadrienni non sfociati nella manifestazione per cause belliche, cioè il niente Giochi del 1916 e del 1940.

Il grande gioco dei Giochi, quello di intitolarli a uno, massimo due protagonisti, ha preso dei brutti colpi proprio in chiave di preselezione. C’è persino il rischio che, ancorché annunciato con fanfare a Londra, sia un poco “rotto” Usain Bolt, il giamaicano dei 100 metri, l’uomo più veloce del mondo. Noi italiani ci preallarmiamo per la paventata depressione di Federica Pellegrini nuotatrice, ma ogni nazione ha il suo problema. Anche questa situazione è destinata a diventare un classico. Comunque il personaggio uscirà fuori eccome, i massimi esperti pubblicitari sono al lavoro per questo. Dedicata ad esso la televisione, supportata dalla stampa scritta. Ma adesso c’è un nuovo elemento di diffusione, in fondo affidato sempre alla televisione, nel senso divisione a distanza, ma legato alle riprese effettuate dai telefonini e dai loro sempre più sofisticati succedanei. Abbiamo già detto, ma ri-ri-ridiciamo che nonostante tutti i divieti e tutti i controlli, questa edizione dei Giochi rischia di essere ripresa, frugata, diffusa, violata, “stuprata”, orpellata da immagini clandestine. Bolt che rutta contro Bolt che esulta: magari qualcuno lo riprenderà così e lo manderà così in giro per il mondo di internet, dove già esistono, per il voyeurismo più basso, immagini balorde e brutte e cattive di atleti anche celebri, soprattutto celebri. Intanto sms e twitter e blog e altre diavolerie diffonderanno segreti, polemiche, accuse, imprecazioni, rivelazioni scandalistiche. Anche tutti i paesi arabi finalmente mandano ai Giochi le donne, le salveranno dai telefonini i loro burka?

È scienza, bellezza. E adesso che la festa cominci, e sia sin dove possibile festa. Noi italiani siamo in molti - molte le donne ma non è una novità -, anche se ci siamo qualificati in appena due sport di squadra, sia pure con maschi e femmine: la pallavolo e la pallanuoto. Siamo 294 in tutto, 166 gli uomini. Poche le speranze di successo, abbastanza quelle di podio. A Pechino 2008 le nostre medaglie furono 8 d’oro, 9 d’argento, 10 di bronzo. La crisi economica giustificherà qualche delusione, la crisi politica esimerà gli onorevoli dal fare troppe interpellanze parlamentari. Tutti dietro alla nostra bandiera portata nella sfilata di apertura da Valentina Vezzali, la grandissima schermitrice che in televisione disse a Berlusconi premier che le sarebbe piaciuto farsi “toccare” da lui (dopo il presidente operaio, non c’è ancora stato il presidente schermidore…), e non affidata a Josefa Idem-Guerrini, la canoista che ha fatto due Olimpiadi per la sua Germania natale e adesso è alla sesta per l’Italia sua e di suo marito e dei suoi figli, l’Italia che ama anche senza amare i suoi politici.

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