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lunedì 24 gennaio 2022
 
Londra
 

«Con Boris Johnson i poveri saranno sempre più poveri»

31/08/2019  Dopo la sospensione del Parlamento parla Francis Davies, cattolico, politologo famoso, consulente di Gordon Brown, David Cameron e Theresa May

Francis Davies, cattolico, politologo famoso, consulente di Gordon Brown, David Cameron e Theresa May e docente all’università di Birmingham e in quella cattolica londinese di Saint Mary a Twickenham non ha dubbi: «Boris Johnson non può essere fermato», dice, «e la Gran Bretagna non sarà più la stessa. I poveri saranno sempre più poveri e i ricchi spadroneggeranno e a dettar legge alla nostra economia e al sistema sanitario e sociale saranno Donald Trump e Xi Jinping».

Come sarà un Regno Unito made by premier Johnson?
«Le aree che hanno votato per andarsene dall’Unione Europea otterranno più investimenti. Strade più ampie e ospedali nuovi verranno avviati a Birminghan, Newcastle, Nottingham e Leicester e anche nel sud, a Portsmouth e Sounthampton. Saranno miglioramenti soltanto di facciata perché i più poveri lavoreranno più a lungo e per uno stipendio più basso, non più protetti dalla legislazione europea».

E a Londra?

«I più ricchi nella City, gli amici di Johnson, diventeranno ancora più ricchi perché le tasse verranno drasticamente tagliate. Il Regno Unito assomiglierà sempre più a Singapore e agli Stati Uniti. Vacanze più corte. Sei giorni lavorativi. Periodi più brevi di maternità e paternità».

E il Servizio Sanitario Britannico, gratis per tutti, del quale gli inglesi vanno fieri dal dopoguerra?

«Boris Johnson non ammetterrà mai che lo stia privatizzando ma questo è quello che farà. Cambierà la legislazione sui farmaci, aprendo alle ditte farmaceutiche americane e alle società degli Stati Uniti che vendono assicurazioni private. Anche gli aiuti al Terzo Mondo cambieranno e verranno erogati soltanto se la Gran Bretagna ci guadagnerà. Per non parlare degli standard alimentari o dei prodotti di tecnologia e di altre industrie come quella automobilistica. Il nuovo primo ministro privilegerà le ditte neozelandesi, cinesi o americane rispetto a quelle europee».

Che impatto avrà una Brexit “no deal” sui cattolici?

«Le chiese londinesi sono rinate grazie all’arrivo di immigrati africani, brasiliani, filippini e del sud est asiatico che verranno esclusi perché verrà introdotto un sistema a punti con il quale verranno ammessi soltanto lavoratori con qualifiche. Penso anche che i vescovi finiranno per criticare le politiche del nuovo primo ministro perché la Chiesa cattolica, da sempre, sostiene il progetto europeo e i valori che l’avevano avviato nel dopoguerra, con i quali il Regno Unito di Johnson avrà poco in comune».

C’è ancora una possibilità che Boris Johnson venga fermato e, insieme a lui,  l’uscita senza accordo dall’Unione europea?

«No. Ne sono certo. Se il parlamento, martedì prossimo, tenterà di legare le mani del premier, votando una mozione di sfiducia o tentando di prendere il controllo della situazione, Johnson andrà alle elezioni anticipate e vincerà perché si presenterà all’elettorato come colui che voleva completare il processo di Brexit ed è stato fermato».

La Regina avrebbe potuto impedirgli di sospendere il Parlamento?

«No. Perché la Regina non ha nessun potere politico. È un simbolo che garantisce l’imparzialità della Costituzione e deve fare quello che le chiede il suo primo ministro».

È già successo, in passato, che il Parlamento venisse sospeso?

Si. Più volte ma mai in periodi di crisi».

 
 
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