logo san paolo
sabato 24 ottobre 2020
 
dossier
 

Loris, ma Veronica Panarello non merita quelle urla

10/12/2014  L'accusa di aver ucciso il figlio Loris è un macigno terribile. Ma le grida "assassina, assassina" rivolte alla giovane madre di Santa Croce Camerina davanti al carcere di Catania sono un oltraggio a un dramma che merita, ora più che mai, rispetto e silenzio

Le scene che abbiamo visto a Cogne e ad Avetrana, per citare solo due dei casi più famosi di cronaca nera degli ultimi anni, dovrebbero spingere, con un pizzico di cinismo, a non stupirsi più di tanto delle urla scagliate contro Veronica Panarello, accusata dell'omicidio del figlio Loris, al momento del suo arrivo nel carcere di piazza Lanza a Catania.

«Assassina, devi morire», le hanno gridato i detenuti dalle celle. Stesso trattamento a base di urla e insulti anche da parte della gente che si era raccolta davanti alla questura di Ragusa per godersi lo spettacolo e vedere da vicino la “mamma assassina”.

La presunzione d'innocenza è quasi una bestemmia, un lusso che non possiamo permetterci quando s'accende la sarabanda mediatica attorno - e dentro - al dolore e all'orrore di un delitto terribile e la “voglia di giustizia” diventa slogan buono per qualche striscione da appendere a favore di telecamera.  

Nel decreto di fermo i pm di Ragusa hanno scritto che Veronica Panarello si è «resa responsabile dell'omicidio del proprio figliolo, con modalità di elevata efferatezza e sorprendente cinismo».
Poi sono riportate alcune frasi della donna, la quale, si legge, «sin da bambina soffriva di manie persecutorie, era una bambina aggressiva e violenta. Sino all'età di sette anni e stata seguita e curata da uno psicologo» ma poi «si è rifiutata».

Forse la chiave di volta di quanto accaduto sta nel passato difficile di questa giovane donna. Veronica si è sempre sentita rifiutata dalla madre, Carmela, che le ha ripetuto di essere il frutto di una gravidanza indesiderata e durante una lite le rivela che è nata da un rapporto occasionale con uomo che non è il padre che poi l'ha riconosciuta.

Veronica cerca a lungo quel padre naturale ma quando lo trova lui la rifiuta. Dopo l'ennesima relazione clandestina della madre, che ha avuto cinque figli da tre uomini diversi, a 15 anni tenta il suicidio stringendosi al collo una fascetta e provando ad impiccarsi. È il secondo tentativo di suicidio dopo quello di un anno prima con la candeggina.

A Grammichele, nel Catanese, dove era tornata dopo aver passato l'infanzia in Liguria per via del lavoro del padre, frequentava l'istituto artistico Albertini. Ed è in questo momento che si materializza Davide, l'uomo che la sposa e in questi giorni di tregenda l'ha protetta con un silenzio rotto solo da uno sfogo sibilato la notte del fermo: «Se è stata lei, mi deve dare spiegazioni».

Amore da “ragazzini”, forse che però culmina a 16 anni con una gravidanza indesiderata, dalla quale nasce Loris, e un matrimonio in qualche modo “obbligato”. Il marito è camionista, lavoro che lo costringe a lunghi giorni lontano da casa. Veronica cresce in fretta, a Santa Croce Camerina la chiamano la “forestiera”.

Arriva un altro figlio. Per lei si materializza una vita solitaria. Adesso sono in molti a dire che il suo rapporto con Loris non era proprio idilliaco, che spesso riversava con violenza su di lui le sue frustrazioni e paure.
Anche per questa vita di ombre, continuamente popolata da demoni capricciosi, Veronica Panarello non merita quelle grida infamanti.

Al marito ha detto: «Davide non mi abbandonare, fammi sapere quando saranno i funerali del mio bambino perché voglio partecipare». Un’estrema fragilità come quella di Veronica, pur nell’enormità di quello di cui è accusata, merita un po' di pietas. E di silenzio soprattutto.

Multimedia
Loris, svolta nelle indagini: fermata la madre per omicidio
Correlati
I vostri commenti
8
scrivi

Stai visualizzando  dei 8 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo
    Collection precedente Collection successiva
    FAMIGLIA CRISTIANA
    € 104,00 € 0,00 - 11%
    CREDERE
    € 88,40 € 0,00 - 35%
    MARIA CON TE
    € 52,00 € 39,90 - 23%
    CUCITO CREATIVO
    € 64,90 € 43,80 - 33%
    FELTRO CREATIVO
    € 23,60 € 18,00 - 24%
    AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
    € 46,80 € 38,90 - 17%
    IL GIORNALINO
    € 117,30 € 91,90 - 22%
    BENESSERE
    € 34,80 € 29,90 - 14%
    JESUS
    € 70,80 € 60,80 - 14%
    GBABY
    € 34,80 € 28,80 - 17%
    GBABY
    € 69,60 € 49,80 - 28%
    I LOVE ENGLISH JUNIOR
    € 69,00 € 49,90 - 28%
    PAROLA E PREGHIERA
    € 33,60 € 33,50
    VITA PASTORALE
    € 29,00
    GAZZETTA D'ALBA
    € 62,40 € 0,00 - 14%