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lunedì 15 agosto 2022
 
 

Bruxelles, la "tranquillità" blindata della comunità italiana

25/11/2015  La situazione, oggi, dopo gli attentati di Parigi e la massima allerta in tutto il Paese, nelle parole di tre sacerdoti che lavorano con i nostri connazionali emigrati: monsignor Giovanni Battista Bettoni, don Giancarlo Quadri e don Gregorio Aiello.

La comunità italiana che vive a Bruxelles sta vivendo questi giorni «nell’attenzione e nella vigilanza» ma anche con «serenità». La città è blindata. Le Forze dell’ordine di fronte alle minacce di terrorismo hanno preso alcune misure di sicurezza come il fermo dei mezzi pubblici (soprattutto le metropolitane) e hanno deciso di tenere chiuse le scuole. Solo oggi metro e classi, finalmente riaperte,  hanno iniziato a rianimarsi. «Le azioni della polizia si sono dirette a scoprire e ad annullare eventuali azioni di terroristi nascosti», spiega don Giancarlo Quadri, missionario con gli italiani nella capitale belga dopo essere stato per diversi anni direttore dell’Ufficio Migrantes di Milano: «di fronte a tutto questo, per me è stato molto interessante vedere il comportamento della gente cosiddetta ‘normale’:  niente proteste inutili, niente disobbedienze, niente comportamenti da panico o terrore o altro,  ma tanta responsabilità e insieme  - oserei dire -  tanta ‘normalità’».

Don Giancarlo ogni domenica celebra Messa, in italiano, in tre quartieri della città. Per raggiungerli ha attraversato Schaerbeek, St.Gilles, Molenbeek,  Anderlecht. In tutte le celebrazioni non ha notato “particolari assenze”. Seguendo anche la comunità cattolica latina americana don Quadri racconta che sabato scorso si è svolta regolarmente la Festa della ‘Virgen del Quinche’, «molto partecipata». In poche parole a Bruxelles, secondo il sacerdote italiano, il clima è questo: «attenzione e serenità anche in un momento così duro» senza dimenticare la preghiera per le persone uccise sia a Parigi sia in Mali  ma anche per il viaggio di papa Francesco in Africa che inizia in questi giorni. Di «angoscia, paura ma anche serenità» parla il referente Migrantes per le comunità cattoliche italiane in Belgio, monsignor Giovanni Battista Bettoni ricordando che le celebrazioni in lingua italiana si sono svolte regolarmente «registrando anche una buona presenza» anche se «abbiamo dovuto sospendere il catechismo», spiega il sacerdote da molti anni al servizio della comunità cattolica italiana di Bruxelles e del Belgio.

Bruxelles, 25 novembre 2015: riaprono le scuole e la rete della metropolitana (foto di copertina). Tutte le immagini del servizio sono dell'agenzia Ansa.
Bruxelles, 25 novembre 2015: riaprono le scuole e la rete della metropolitana (foto di copertina). Tutte le immagini del servizio sono dell'agenzia Ansa.

Gli eventi che sono succeduti sono al centro anche di diverse trasmissioni di Radio Internazionale, la radio che da oltre 30 anni trasmette dalla Missione cattolica italiana di Genk e che ha a «cuore – dice don Gregorio Aiello, il missionario italiano che la anima -  la valorizzazione della lingua e della cultura delle varie comunità di immigrati, che nel dopoguerra hanno contribuito in maniera determinante alla crescita economica con il lavoro nelle miniere e ancora oggi godono del relativo benessere sociale che ne è scaturito». «Qui – spiega – vive una popolazione straniera molto numerosa: 10 mila sono solo gli italiani su una popolazione di 65 mila abitanti. Nei nostri studi, aggiunge, abbiamo ospitato, proprio in questi giorni, sacerdoti cattolici e rappresentanti del mondo islamico per continuare a dar voce alla diversità linguistica e culturale e a tutte le persone che con il loro impegno al di là delle frontiere costruiscono un mondo nuovo lottando così contro chi minaccia, per vari interessi, la pace».

«Le missioni cattoliche di lingua italiana in Belgio , in questi anni, hanno sperimentato un percorso di incontro e di dialogo religioso anche con le altre componenti culturali e religiose del Paese, sperimentando il valore di una identità che si confronta con le diversità: un percorso che può insegnarci il cammino futuro anche in Italia», conclude monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes

 
 
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