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Difendere la famiglia non è omofobia

17/07/2013  Le conseguenze paradossali e assurde della legge sull'omofobia attualmente all'esame della Commissione Giustizia della Camera.

Rendere più severe le pene per chi commette atti violenti a carattere omofobico, non è affatto in discussione. Anzi! C’è piena approvazione. Ciò che crea grande perplessità, invece, è il voler penalizzare a tutti i costi (mettendola a tacere) la libertà di pensiero e di opinione, ponendo sullo stesso piano coloro che compiono discriminazioni e abusi con chi, per ragioni di fede e/o di principi morali, vede nella famiglia tradizionale, costituita dall’unione tra un uomo e una donna, un modello valido da seguire e proporre alla società intera. O con chi, per gli stessi motivi, non condivide la possibilità di far adottare i bambini da parte di coppie gay. Questa, in sintesi, la motivazione che ha spinto numerosi esponenti di tutti i gruppi politici (cattolici e non) a depositare circa 350 emendamenti per riconsiderare alcuni aspetti nevralgici del ddl contro l’omofobia. Nei giorni scorsi, di questa proposta di legge è stata avviata la fase di analisi e discussione da parte della Commissione Giustizia di Montecitorio. In questi giorni è prevista l'approvazione in aula.

Hanno generato seria preoccupazione anche altri aspetti. Innanzitutto, il contenuto dell’articolo 1 della proposta di legge. Esso affronta la questione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, intesa come la «percezione che una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile, anche se opposto al proprio sesso biologico». Il rischio insito in una simile definizione è legato, secondo quanto denunciato dall’associazione “Giuristi per la vita” (che raccoglie avvocati ed esperti di diritto impegnati a difendere e tutelare la vita e la famiglia), al fatto di vedere la volontà individuale imporsi irrimediabilmente sulla realtà, per cui «non si è uomo o donna secondo il dato oggettivo derivante dalla natura, ma secondo il pensiero soggettivo capace di determinare ciò che si vuole essere». In altre parole, viene ad affermarsi in modo incondizionato la teoria del gender. Pericoloso ed estremamente ambiguo, inoltre, il risvolto che tale posizione eserciterebbe all’interno del mondo del lavoro. Da un lato, infatti, è chiaro che l’orientamento sessuale non possa costituire in sé stesso un elemento di discriminazione. Ma, d’altro lato, il ddl non potrà in alcun modo impedire agli enti o agli istituti religiosi di prediligere, per ruoli legati specificamente alla formazione, all’insegnamento o all’educazione, persone fedeli alle indicazioni morali che portano avanti le stesse istituzioni.

A tal proposito, gli emendamenti proposti da alcuni esponenti del Pdl (come Roccella, Costa e altri ancora), di Scelta Civica (Binetti, Marazziti, etc.), della Lega e del Pd (Preziosi, Bobba, Fioroni, etc.) sono nati con uno scopo ben preciso: ovvero non trasformare la legge da valido mezzo di tutela a favore delle persone divenute vittime di violenza e discriminazione a “strumento a buon mercato” per imporre modelli culturali, credenze e ideologie non accolte o condivise da tutti. Non si può, infatti, ritenere colpevole di un reato chi, per esempio, ritiene l’atteggiamento omosessuale una forma di peccato.
O ancora, una cosa è «combattere le associazioni razziste, un’altra è chiedere lo scioglimento forzato per associazioni che si battono contro il matrimonio gay», spiega Eugenia Roccella del Pdl.

Un ultimo punto controverso corrisponde a quella sezione della legge che intende punire con la reclusione fino a un anno e sei mesi chi incita a commettere oppure commette di sua iniziativa atti discriminatori a causa dell’orientamento o dell’identità di genere della vittima. In questo modo, sottolineano i "giuristi per la vita", «non sarà più lecito sollecitare i parlamentari della Repubblica a non introdurre nella legislazione il “matrimonio” gay, o a escludere la facoltà di adottare un bambino a coppie omosessuali, né sarà più lecito organizzare una campagna di opinione per contrastare l’approvazione di una legge sul “matrimonio” gay o sull’adozione dei minori agli omosessuali». In sostanza, lo sfondo teorico di questo ddl si abbevera alla fonte di alcune ideologie, come quella del gender e del "matrimonio per tutti".

Questo “ingombro”, tuttavia, rischia di oscurare l’obiettivo principale della proposta di legge contro l’omofobia: tutelare le vittime oggetto di discriminazione e favorire un percorso di maggiore tolleranza e rispetto. A conti fatti, si è ben lontani da questa prospettiva.

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