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domenica 23 gennaio 2022
 
 

Luca Pancalli: "Oltre certi limiti fermiamo lo spettacolo".

22/06/2013  Il presidente del Comitato italiano paralimpico Luca Pancalli da Commissario straordinario della Figc fermò i campionati italiani di calcio per la morte di Raciti: "Ci sono priorità etiche: chi organizza deve rendere conto di come lo fa".

Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico è stato, nel tempo più tempestoso della storia recente del pallone sconvolto da Calciopoli, commissario straordinario della Federcalcio. In quella veste in una notte che più nera non avrebbe potuto essere prese la decisione di fermare, senza tentennamenti, seduta stante i campionati.  

Dottor Pancalli, il  Presidente della Fifa Blatter ha detto agli indignati brasiliani che il calcio è più importante della loro insoddisfazione. Condivide?
«Premesso che non conosco il contesto della frase, non la condivido per nulla. Ci sono tante insoddisfazioni nelle vite delle persone e dei Paesi che meritano rispetto e che sono più ben più importanti del pallone».  

Lei prese la decisione di fermare i campionati. Qual è per lei il limite etico oltre il quale lo spettacolo non può continuare?
«Il caso che io affrontai, la morte del commissario Raciti, era una cosa molto diversa da quella di cui parliamo. Era stata uccisa, negli scontri scatenati dagli ultrà, una persona che era lì per consentire allo spettacolo di esistere: c’era di mezzo un limite etico, morale invalicabile. Scherziamo? Si trattava della vita di una persona, per di più di una persona che era lì al servizio dello spettacolo, a garantirne la sicurezza».

E in casi come quello del Brasile il limite dov’è?
«Nel fatto che se tu hai un Paese dove mancano scuole, dove la sanità non è garantita a tutti, dove la forbice delle differenze sociali è larghissima, chi decide di organizzare un grande evento sportivo si deve assumere la responsabilità politica di come lo fa: un grande evento è anche un’occasione di creare lavoro, di lasciare infrastrutture che poi restano alla popolazione. In tempo di crisi magari sacrifichi un po’ dell’immagine dello stadio faraonico, cercando una soluzione meno costosa e metti qualcosa in più a disposizione della ristrutturazione dell’ospedale che servirà ad assistere gli utenti del grande evento in caso di necessità, non fai cattedrali nel deserto».

A certe condizioni è legittimo indignarsi?
«Se il budget stanziato si moltiplica e i soldi per le cose importanti per migliorare la quotidianità delle persone non si trovano è ovvio e pure giusto che la gente si indigni e protesti. Primo perché un grande evento si può anche non organizzare, Roma 2020 insegna, se si ritiene che ce lo si può permettere. Secondo perché quando si decide di farlo si ha la responsabilità politica di come lo si fa e di questa si deve rendere conto: anche questo è un fatto etico. Lo sport porta un evento, ma è la politica a decidere se e come organizzarlo. Detto questo, lo sport, pur salvaguardando la propria autonomia per non essere strumentalizzato, non può chiamarsi fuori dal mondo, deve impegnarsi a, per quanto può, a promuovere e favorire organizzazioni virtuose».

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