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«L’uccisione di Willy l’ha spinto a riflettere»

06/10/2020  «Si capiva che aveva in mente qualche fatto successo a lui, forse la prepotenza di qualcuno, o la paura o il desiderio di farsi coraggio. E a poco a poco ha cominciato a parlarne...»

Nostro figlio di 11 anni è rimasto molto colpito dalla vicenda di Willy Monteiro, il ragazzo italiano di origini capoverdiane che è stato ucciso a pugni e calci a Colleferro da quei bulli ignoranti che ora sono in carcere in un reparto protetto per evitare che siano vittime loro stessi della violenza! Ha seguito le notizie in Tv, ne ha cercate altre sul Web e ci ha parlato spesso del coraggio della vittima intervenuta per difendere un amico e, dopo aver visto le immagini del funerale, ha voluto mettere anche lui una maglietta bianca come i tanti ragazzi che ha visto lì. Ci raccontava che i genitori hanno dato le offerte raccolte in beneficenza... Era intenerito e molto triste, ma si capiva che aveva in mente qualche fatto successo a scuola o al campo sportivo, che gli ricordava forse la prepotenza di qualcuno, o la paura o il desiderio di farsi coraggio. E a poco a poco ha cominciato a parlarne...

VINCENZO

Caro Vincenzo, l’esempio del tuo bambino sarebbe da seguire anche da parte degli adulti che ormai spesso partono da un fatto di cronaca che “li colpisce” per buttarsi in battaglie di parole astiose, insulti ai colpevoli, accuse ad ambienti sociali, etnie, idee politiche, gruppi di interesse... Almeno questo è quanto ci arriva dai social dove purtroppo anche le prese di posizione e le difese dei valori si sbriciolano spesso in un “mi piace” generico e una “condivisione” ben lontana da quella della vita vera, che costa sempre qualcosa di proprio, perché altrimenti non regala nulla a chi soffre. Guardarsi dentro, domandarsi se qualche cosa si poteva fare di diverso nella propria quotidianità per impegnarsi a cambiarlo è quello che ha fatto tuo figlio partendo però da un suo racconto a voi genitori (ma immagino anche a qualche amico). Mi ha fatto venire in mente quelle stupende parole che papa Francesco ha scritto nei mesi scorsi nel Messaggio per la 54esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali intitolato “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria”: «Desidero dedicare il Messaggio di quest’anno al tema della narrazione, perché credo che per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita». Un messaggio forte per noi giornalisti, troppo spesso alla ricerca delle battaglie verbali che fanno audience. Ma il tuo bambino, senza saperlo, lo ha raccolto: ha scovato il bene che Willy ha seminato. Niente odio facile, ma impegno per il futuro.

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