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mercoledì 15 luglio 2020
 
 

Luci e ombre della famiglia rurale

01/09/2011  Pubblicati i primi dati di una ricerca dell'Ismea sulla vita economica e domestica delle famiglie rurali. L'interesse dei giovani per una vita in campagna cala con il crescere dell'età.

La famiglia rurale è storicamente una "famiglia-impresa" per eccellenza e, contrariamente a quello che si pensa, oggi non mancano i giovani che vorrebbero continuare la tradizione familiare. La metà dei figli minorenni di queste famiglie da grande vorrebbe fare il lavoro di agricoltore, ereditandolo dai genitori. Peccato solo che, crescendo, i numeri poi diminuiscano. E’ quanto risulta dai primi dati di una recente ricerca dell'ente pubblico ISMEA finanziato dal programma Rete Rurale Nazionale.

Un altro dato sembra interessante: le famiglie rurali tendono ad essere più numerose della media: il 65% ha due o più figli. Fra le famiglie intervistate le famiglie con un solo figlio sono il 35 % contro il 46, 5% della media nazionale.

La ricerca dice anche che a più dell'80% dei giovani intervistati piace vivere nelle aree rurali: ne apprezzano la qualità della vita e la possibile conciliazione fra famiglia e lavoro.
I più piccoli si confessano contenti di vivere in campagna, di essere in contatto con la natura e ammettono di non annoiarsi mai. Inoltre i bambini "rurali" guardano meno televisione (97 minuti al giorno contro i 125 della media nazionale) e giocano 18 minuti al giorno meno con videogiochi (42 minuti al giorno contro 60 minuti di media).

I genitori condividono le valutazioni positive, ma mettono al primo posto fra le motivazioni il dare continuità alla tradizione familiare (41%). Nella stragrande maggioranza dei casi le attività agricole vengono svolte dai familiari. Anche delle attività di  "integrazione del reddito", come può essere la vendita diretta di prodotti, se ne occupa nel 93% dei casi la famiglia. In caso di problematiche lavorative si chiede aiuto ai familiari (ai genitori il 80,7%, al coniuge il 62,2%, ai figli il 43,2%).

Nonostante le cose belle che la società agricola evoca e dei quali in tempi di crisi e di società frenetica si è in tanti a sentire il fascino di autenticità, di purezza e di salute, non mancano le preoccupazioni: dei ragazzi sopra i 18 anni, ben il 47% segnalano problemi di isolamento, fisico  e sociale, la mancanza di luoghi d'incontro e di aggregazione.

Crescendo, dei figli nella fascia d'età fra i 18 e 39 anni, solo un terzo vorrebbe continuare il lavoro di famiglia e subentrare nell’azienda di famiglia. Più della metà pensa che l'attività agricola non possa offrire un reddito sufficiente e che lascia inoltre poco tempo libero. Pur esprimendo l'esigenza di maggior accesso al credito (il 29,6%) per potere fare fronte alle difficoltà che i giovani incontrano nelle fasi di inizio attività o di subentro, la ricerca segnala come più della metà non è a conoscenza delle agevolazioni a cui potrebbe accedere un giovane agricoltore.

Da questo fenomeno vengono le indicazioni dell’Ismea: «Le politiche di sviluppo rurale dovrebbero puntare ad aumentare la redditività dell'impresa, la rimunerazione del lavoro familiare e promuovere attività di integrazione del reddito agricolo. Vanno valorizzate anche l'identità culturale, le tradizioni locali e il fascino del mondo agricolo, la conciliazione tra tempo di lavoro, tempo per la famiglia e tempo libero».

 

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