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martedì 11 agosto 2020
 
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E l'Italia manda una donna alla Corte di Giustizia Europea

29/11/2017  Lucia Serena Rossi è stata "visiting professor" al King’s College di Londra, alla Sorbona di Parigi e in altri atenei prestigiosi, ma la sua carriera accademica si è svolta prevalentemente presso l’università più antica del mondo, l'Alma mater di Bologna. E’ la prima volta in assoluto che l’Italia manda una donna giudice alla Corte di Lussemburgo

E’ la prima giudice donna chiamata a rappresentare l’Italia presso la Corte di Giustizia Europea. Si chiama Lucia Serena Rossi ed è professoressa ordinaria di Diritto dell’Unione Europea presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna. Un incarico prestigioso ma anche di grande impegno e responsabilità. Assieme a lei è stato nominato avvocato generale, sempre presso la stessa Corte, Giovanni Pitruzzella, attuale presidente dell’autorità Antitrust.

E’ la prima volta in assoluto che l’Italia manda una donna alla Corte di Lussemburgo dove, ricordiamo, ogni stato membro ha diritto alla nomina di uno dei giudici che la compongono, assistiti dagli avvocati generali.

“E’ una nomina che rappresenta  un riconoscimento importante anche per Bologna e per l’Alma Mater”, ha dichiarato a “Unibo Magazine” la docente, che ha alle spalle un curriculum infinito. Lucia Serrena Rossi è stata anche "visiting professor" al King’s College di Londra, alla Sorbona di Parigi e in altri atenei, ma la sua carriera accademica si è svolta prevalentemente presso l’università più antica del mondo, sorta proprio attorno agli studi di diritto.

La Corte di Giustizia Europea, che ha sede in Lussemburgo, è il massimo organo giurisdizionale della UE e ha il compito di garantire l’osservanza del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati fondativi dell’Unione Europea. In pratica deve controllare la legittimità degli atti delle istituzioni dell’Unione, vigilare sull’osservanza da parte degli stati membri degli obblighi derivanti dai trattati e interpretare il diritto dell’Unione su domanda dei giudizi nazionali.

«Sono prove per cui non basta prepararsi qualche giorno», ha continuato la docente dopo aver ringraziato il Governo italiano per aver creduto in lei. «Ci vuole un curriculum adeguato, che si costruisce giorno dopo giorno, con una vita di lavoro». 

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