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Luciana Spigolon: «Dio mi aiuta ad amare sempre, anche chi sbaglia»

13/12/2018  Consacrata laica, dal 2015 ha avviato un’esperienza di ospitalità a favore dei richiedenti asilo. Una volta uno di loro, disperato, è tornato per rubare. Lei ha perdonato, e spiega perché l’accoglienza la convince ancora di più

Vivere con la porta aperta. La casa di Luciana Spigolon, immersa nella più profonda campagna di Cartura (un paese di 4.600 abitanti in provincia di Padova, dove tutti si conoscono), non ha un cancello. «Qui chiunque è il benvenuto», racconta con un sorriso disarmante. Cinquantasei anni, Luciana è una consacrata laica delle Piccole apostole della carità. L’istituto secolare è stato fondato nel 1936 dal beato Luigi Monza e fa del «vivere nel mondo come gli apostoli» il proprio carisma. Lei l’ha incarnato nella sua essenza.

UNA VITA PER GLI ULTIMI

Dopo un periodo di noviziato di tre anni, il 5 settembre del 1998 ha emesso i primi voti. «Ho sempre sentito forte la vocazione all’accoglienza», sottolinea. «Si tratta di un atteggiamento che risuona nelle mie corde». Oltre a prendersi amorevolmente cura di due fratelli disabili, dal 2015 ha avviato un’esperienza di ospitalità a favore dei richiedenti asilo. «Ho ereditato un vecchio casolare, che sorge proprio davanti alla mia abitazione. L’ho risistemato con l’intento di metterlo a disposizione degli ultimi: il mio sogno, che poi è quello di Dio, si è avverato».

In tre anni ha dato un tetto e soprattutto un’opportunità di riscatto a oltre 35 migranti (in questo momento ce ne sono cinque, provengono dal Mali, dalla Nigeria e dal Pakistan). Molti ragazzi, di età compresa fra i 18 e i 30 anni, la chiamano mamma. «Potrebbero essere miei figli, voglio loro bene a prescindere».

Luciana vuole bene anche al giovane della Costa d’Avorio che all’alba dello scorso 5 novembre è partito in bicicletta da Padova, distante 15 chilometri, per andare a rubare nell’appartamento della consacrata. «Conosce gli spazi, nel 2017 è stato qui per un periodo di quattro mesi. Ho sentito dei rumori, mi sono precipitata nella zona giorno: il mio primo pensiero è stato per i miei fratelli, indifesi. Probabilmente non voleva farsi riconoscere, mi ha spinta a terra. Poi è scappato. Ho rimediato la frattura di cinque costole. E tanta paura».

Al termine di una serie di controlli, l’aggressore è stato identificato e arrestato. Ora si trova nel carcere Due Palazzi di Padova, in attesa del processo. «Non nutro alcun tipo di rancore verso di lui; al contrario, sono molto dispiaciuta per la possibilità che si è giocato. Ha fatto di tutto per fuggire da una situazione difficile e ora deve ripartire da zero. Lo vorrei incontrare per domandargli, guardandolo negli occhi: “Perché?”».

«Solo la grazia mi ha permesso di perdonarlo», continua Luciana. «Di carattere sono fumantina, ma il Signore ancora una volta è venuto a salvarmi. Durante i giorni di degenza in ospedale ho riflettuto sulle Beatitudini, in particolare sui versetti nei quali Gesù dichiara beati i miti, i misericordiosi e gli operatori di pace. Nel silenzio, ho compreso che nonostante le difficoltà, sono chiamata a sporcarmi le mani per gli ultimi». Ha meditato pure il Salmo 36: «Confida nel Signore e fa il bene; abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore». «E ho provato un’immensa consolazione, una pace interiore che non so spiegare. Paradossalmente, adesso sono ancora più convinta di portare avanti il progetto di accoglienza».

L’attuale dibattito sull’eccesso di legittima difesa non l’appassiona per nulla. Tant’è che definisce la rapina che ha subito «un semplice incidente che può capitare». «Desidero invece dedicarmi alle cose di Cristo. Nel Salmo 145 si legge che il Signore rimane fedele per sempre. L’ho sperimentato concretamente, in particolare nei giorni di convalescenza, quando non ero in grado di dedicarmi completamente ai miei fratelli. La Provvidenza è venuta in mio soccorso tramite l’aiuto di diverse persone. Se un profugo si comporta male, non vuol dire che tutti sono così. Vado avanti nella certezza che il buon Dio orienterà i miei passi».

UN MESSALE E UN QUADERNO

  

Il messalino e il quaderno personale sono fra i suoi oggetti più cari. «Medito la Parola e prendo appunti su una sorta di diario spirituale. Nelle ultime settimane ho scritto molto, instaurando un dialogo con il Padre. “La speranza, così come il Signore, non delude. Mi lascio condurre a piccoli passi” è una delle frasi che ho scritto e meditato in questi giorni».

Nello sguardo di Luciana si scorge un amore infinito verso i suoi fratelli, costretti su una carrozzina. «Sono chiamata a inginocchiarmi e a prendermi cura di loro, in tutto. Davvero Cristo desidera che io stia nel mondo, vivendo la mia vocazione nella ferialità. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, sta scritto nel Vangelo. I miei cari fratelli sono carne della mia carne, fanno parte della mia storia; i ragazzi che sto ospitando hanno invece bisogno di venire rispettati e incoraggiati per ricominciare una vita nuova».

Foto di Beatrice Mancini

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