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Fiaba moderna
 

Luigi Garlando: «Francesco, il mio Papu-nonno per un bambino spaventato»

09/05/2017  Il giornalista ha inventato una storia in cui un ragazzino sconvolto dalla violenza si rivolge al Pontefice: diventeranno amici grazie al calcio

Leggendo Io e il Papu (Rizzoli)si ha l’impressione che il suo autore, il giornalista sportivo Luigi Garlando, lo abbia davvero conosciuto il Papa, e sia diventato suo amico. Ne esce un ritratto intimo, profondo, un Papa che non bada alle etichette ma alle relazioni, che non esita a far saltare un incontro con il presidente degli Stati Uniti per stare vicino a un bambino che non parla più da quando è stato coinvolto in un attentato terroristico in Spagna («un camion contro la folla», precisa Garlando, «mi sono ispirato a Nizza, ma poi dopo purtroppo ce ne sono stati altri»). Arcadio, così si chiama il bambino di 11 anni, ha scritto al Papa una lettera utilizzando l’unico linguaggio che usa: quello delle figurine dei calciatori, per cui quando deve dire che ha da fare i compiti di geometria tira fuori la figurina di Cuadrado e per far tacere chi lo infastidisce esibisce il calciatore Basta. Così il Papa diventa “el Papu”, come il soprannome del calciatore argentino Alejandro Darío Gómez, ed è incuriosito da quello strano linguaggio, va a conoscerlo a casa sua, e si trasforma per lui in un nonno in incognita con abiti civili, che guida l’auto del car sharing e va alla partita della Roma.

«Purtroppo non ho mai conosciuto Francesco», dice Garlando, «anche se mi piacerebbe, certo. So che il libro è stato molto apprezzato nel suo entourage e spero che anche lui lo legga». Nel libro al Papa è stato diagnosticato un brutto male, e lo vediamo sofferente, ma indomito, che porta con sé la sua croce dedicandosi alla missione di salvare quel bambino.

«Volevo che il Pontefice avesse a che fare con la paura, così come il bambino affronta i fantasmi dell’attentato che gli hanno tolto le parole e il desiderio di uscire, di frequentare luoghi affollati. In un certo senso non solo aiuta il bambino, ma è la provvidenza che gli ha regalato il bambino».

Francesco si dimostra molto appassionato di calcio, e si ricorda dei campioni dell’Argentina della sua gioventù. In effetti il Papa non ha mai fatto mistero di questa sua passione. «Più volte nei suoi discorsi», spiega lo scrittore, «fa riferimento allo sport, come quando ha detto di fare perno sulla croce come fanno i pivot nel basket». Il calcio è una costante dei libri di Garlando, autore della fortunatissima serie Gol! che è arrivata a un’ottantina di volumi, tradotti in quindici lingue. Ambientata nel quartiere della sua infanzia milanese, l’Ortica, segue le vicende calcistiche e private dei componenti della squadra delle Cipolline allenate da un cuoco. «Il calcio non solo è la mia professione, ma è la mia grande passione. Credo sia uno strumento educativo straordinario, il vero esperanto moderno, può mettere in contatto generazioni e classi sociali diverse».

Oltre ai libri sul calcio Garlando ha scritto vari romanzi più impegnati su temi di attualità come la guerra e la camorra: il più celebre è Per questo mi chiamo Giovanni, su Giovanni Falcone. Nei giorni scorsi l’autore ha ricevuto il premio Strega ragazzi per il libro L’estate che conobbi il Che (Rizzoli).

Te lo aspettavi? «In effetti mi ha molto sorpreso questo riconoscimento. C’è una giuria di ragazzi delle scuole e pensavo che gli insegnanti avessero delle riserve, giudicandolo un libro troppo politico, anche se io non avevo interesse a presentare l’ideologia di Che Guevara, ma il suo pensiero, è espresso molto bene in una lettera scritta al figlio prima di andare in Bolivia in cui si legge: “Sento l’ingiustizia che patisce ogni uomo in ogni angolo del mondo”. E ancora: “Finché il colore della pelle è più importante del colore degli occhi ci sarà sempre da combattere”». È la storia di un ragazzino brianzolo che quando vede portare il nonno in ospedale si accorge che ha tatuato su una spalla il volto del Che; comincia tra loro un dialogo in cui il nonno ricostruisce la figura del rivoluzionario. «Anche papa Francesco», conclude Garlando, «è a suo modo un rivoluzionario, che in nome dell’amore per i poveri ha detto: “Non vegognatevi della tenerezza”».

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